Nel linguaggio cinematografico e fotografico, l’inquadratura è uno degli strumenti fondamentali per raccontare una storia attraverso le immagini. Ogni tipo di piano ha una funzione narrativa specifica e contribuisce a creare ritmo, emozione e significato all’interno di una scena. Tra questi, il piano americano occupa un posto di rilievo grazie alla sua capacità di bilanciare allo stesso tempo la figura umana e l’ambiente circostante.
Utilizzato in particolare nei film western, questo tipo di inquadratura permette di mettere in risalto il personaggio, i suoi gesti e la tensione drammatica della scena. Comprendere cosa sia, da dove provenga e come si realizzi è essenziale per chiunque voglia lavorare nel mondo del cinema, della fotografia o della comunicazione visiva.
Cos’è il piano americano o cowboy shot
Il piano americano, conosciuto anche come cowboy shot, è un’inquadratura che ritrae il personaggio dalla testa fino a poco sopra le ginocchia. Si colloca a metà tra il piano medio e il piano intero e permette di vedere chiaramente sia l’espressione del volto sia una parte significativa del corpo, inclusi i movimenti delle mani e eventuali oggetti di scena.
Il nome “piano americano” deriva dalla sua diffusione nel cinema statunitense, in particolare nel genere western, dove questo taglio veniva utilizzato per mostrare la fondina e le armi dei cowboy senza perdere l’espressività del volto. Da qui nasce anche la denominazione inglese cowboy shot.
Questa inquadratura è particolarmente utile quando si vuole:
- evidenziare la postura e la presenza scenica del personaggio
- trasmettere tensione, come nei duelli
- mantenere un equilibrio tra il soggetto e lo spazio circostante
- dare spazio a gesti importanti o ad elementi narrativi presenti nella parte bassa del corpo
Il piano americano rappresenta dunque una soluzione ideale quando si vuole enfatizzare la figura umana senza rinunciare a una porzione significativa dell’ambiente.
La storia del piano americano
Il piano americano nasce e si diffonde nel cinema hollywoodiano dei primi decenni del Novecento, soprattutto negli anni Trenta e Quaranta, quando i film western dominavano le sale. Registi come John Ford, Howard Hawks e Sergio Leone hanno contribuito a rendere iconico questo tipo di inquadratura, utilizzandolo nei momenti di maggiore tensione drammatica, specialmente nelle scene di sfida e confronto.
Sebbene il nome rimandi all’America, l’inquadratura ha radici anche nel cinema europeo, che la adottò rapidamente come soluzione elegante per mostrare il personaggio in modo completo pur mantenendo un taglio narrativamente incisivo.
Con il passare del tempo, il piano americano è stato reinterpretato e utilizzato in generi molto diversi dal western:
- nel noir, per enfatizzare mistero e drammaticità
- nel melodramma, per valorizzare la gestualità degli attori
- nel cinema d’azione, per mostrare movimenti rapidi e precisi
Oggi il piano americano è un elemento stabile della grammatica cinematografica e viene utilizzato anche nella fotografia pubblicitaria, nei videoclip musicali e nella comunicazione visiva contemporanea.
Il piano americano nel cinema
Nel cinema moderno, il piano americano mantiene la sua funzione narrativa principale: concentrarsi sul personaggio lasciando al pubblico la possibilità di percepire anche ciò che accade intorno a lui. È particolarmente utile in scene in cui la gestualità e il linguaggio del corpo hanno grande importanza.
I principali usi del piano americano nel cinema includono:
- momenti di tensione o confronto tra due personaggi
- sequenze d’azione in cui è necessario mantenere ben visibili mani, oggetti e movimenti rapidi
- dialoghi che richiedono attenzione alle espressioni facciali, ma anche alla postura
- scene in cui il personaggio è immerso nello spazio, ma rimane l’elemento dominante dell’inquadratura
Registi come Tarantino, Eastwood e Spielberg continuano a impiegare questa inquadratura per la sua versatilità. Nei film di Tarantino, ad esempio, il piano americano viene spesso usato per creare attesa e sottolineare la carica emotiva dei personaggi.
Il piano americano è particolarmente apprezzato anche perché permette di mantenere una buona continuità visiva tra campi e controcampi, facilitando il montaggio e la comprensione dello spazio scenico.
Come realizzare un piano americano
Realizzare un piano americano significa trovare il giusto equilibrio tra distanza, angolazione e composizione. Ecco gli elementi fondamentali da considerare.
La macchina da presa deve essere collocata a una distanza tale da inquadrare il soggetto dalla testa fino a sopra le ginocchia. L’angolo è solitamente frontale o leggermente laterale, a seconda della dinamica della scena.
È importante mantenere una composizione armoniosa, evitando di tagliare il corpo in punti scomodi. Il taglio sopra le ginocchia è studiato per non dare una sensazione di amputazione visiva.
La regola dei terzi può aiutare a posizionare correttamente il volto e gli elementi principali dell’immagine.
Il piano americano si presta bene ai movimenti di camera, come:
- carrellate
- travellings
- panorami
- movimenti a mano libera controllati. Questi movimenti mantengono il personaggio al centro dell’attenzione pur seguendo l’azione.
Una buona illuminazione è essenziale per valorizzare sia la figura sia l’ambiente. La luce deve modellare il viso senza oscurare il resto del corpo, in modo da dare continuità all’inquadratura.
Il piano americano deve essere scelto in base alla funzione narrativa della scena. Non è solo un taglio estetico, ma uno strumento di racconto. Conoscere il motivo per cui lo si utilizza aiuta a renderlo più efficace.