Il comunicato stampa non è un formato “a stampino”. È un contenitore. E come tutti i contenitori funziona solo se contiene “qualcosa” che abbia una forma precisa: un focus netto, una notizia verificabile, un contesto utile per chi deve raccontarla a un pubblico.
Il punto, infatti, non è “scrivere un comunicato”. Il punto è decidere: che tipo di informazione sto mettendo sul tavolo e perché dovrebbe interessare a una redazione specifica, in questo momento.
I lanci prodotto, la comunicazione di un evento, le nuove nomine sono notizie chiaramente rilevanti (ne abbiamo parlato in questo articolo, inserendo anche esempi concreti).
Ma non più sufficienti nell’odierno panorama mediatico. Ma se la vostra strategia di PR si ferma lì, state perdendo una parte enorme di opportunità: quelle costruiscono credibilità, lettura del mercato, fiducia.
Qui di seguito trovate 9 tipologie (spesso sottoutilizzate), ciascuna con un taglio pratico: quando conviene, come impostarla, cosa non fare.
1. Rebranding e nuova identità visiva
Quando ha senso: quando il rebranding è la conseguenza visibile di un cambio reale (posizionamento, offerta, target, governance, espansione internazionale, fusione di linee di business). Se è solo “nuovo logo, stessa storia”, difficilmente regge.
Angolo che interessa ai media: il perché, non il cosa.
- cosa è cambiato nel mercato o nell’azienda per rendere necessario il cambio
- quali trade-off avete scelto (cosa lasciate indietro, cosa rafforzate)
- come cambierà l’esperienza per clienti, utenti o stakeholder
Struttura consigliata:
- incipit: la decisione in una frase + motivazione sintetica
- contesto: cosa è cambiato “fuori” (mercato, bisogni, scenario) e “dentro” (offerta, modello)
- prova: 2-3 elementi concreti (nuove linee, nuova architettura di prodotto, nuovo modello di servizio)
- quote: una sul significato strategico, una sull’impatto per clienti/partner
Errore tipico: trasformarlo in un esercizio estetico (“nuovi colori, nuova energia”).
2. Gestione di una crisi o dichiarazione ufficiale
Quando ha senso: quando serve un “punto fermo” pubblico. Anche senza una crisi esplosa: basta un tema ambiguo che rischia di diventare narrazione altrui (incidenti, contestazioni, disservizi, data breach, polemiche, errori operativi).
Angolo che interessa ai media: chiarezza e presa di responsabilità.
- cosa è successo (solo ciò che è verificabile)
- cosa state facendo adesso (azioni, tempi, responsabilità)
- cosa cambierà per evitare recidive (misure, processo, controllo)
Struttura consigliata (molto asciutta):
- fatto: 2–3 righe
- impatto: chi riguarda, cosa cambia, cosa devono fare le persone
- azione: misure immediate + misure strutturali
- contatti dedicati: un canale unico (evita rimbalzi)
Errori tipici:
- “super-comunicare” prima di avere informazioni solide
- usare frasi vaghe (“stiamo monitorando”) senza azioni specifiche
- riempire di aggettivi rassicuranti (e non di “istruzioni”)
3. Vittoria di premi e riconoscimenti
Quando ha senso: quando il premio è realmente significativo per quel settore (giuria credibile, criteri chiari, contesto competitivo).
Angolo che interessa ai media: cosa dice quel premio sul mercato.
- perché quel risultato è un segnale (trend, standard, nuove aspettative)
- cosa avete fatto di diverso rispetto al “solito”
- quali evidenze hanno motivato la scelta
Struttura consigliata:
- incipit: premio + categoria + ente + motivo sintetico
- dettaglio: criteri di selezione e cosa avete portato
- contesto: perché quella categoria conta (anche per chi non conosce il settore)
- quote: una sul valore del riconoscimento, una sul lavoro concreto dietro
Errore tipico: parlare del premio come se fosse un traguardo finale. Il taglio migliore è: “questa cosa racconta un cambiamento”.
4. Bilancio di sostenibilità e iniziative CSR
Quando ha senso: quando hai dati, obiettivi e scelte. Se non ci sono numeri o decisioni misurabili, il rischio “lavaggio reputazionale” aumenta.
Angolo che interessa ai media: impatto verificabile + governance.
- quali risultati avete ottenuto (con indicatori)
- quali obiettivi vi date e cosa cambia nei processi
- come misurate, chi valida, con che periodicità
Struttura consigliata:
- incipit: pubblicazione del report + 2 numeri che reggono il pezzo
- metodologia: come misurate, con quali standard/criteri
- risultati: 3 evidenze (non 20 micro-azioni)
- prossimi step: obiettivi, investimenti, timeline
Errori tipici:
- elenchi di iniziative “buone” senza impatto misurabile
- tono autocelebrativo
- evitare i punti ancora aperti (a volte è proprio lì che nasce credibilità)
5. Fusioni e acquisizioni (M&A)
Quando ha senso: quando l’operazione cambia realmente una traiettoria: mercato servito, capacità industriale, distribuzione, tecnologia, geografia, governance.
Angolo che interessa ai media: logica industriale e conseguenze.
- cosa abilita questa operazione che prima non era possibile
- che tipo di sinergie dichiarate (prodotto, go-to-market, supply chain, R&D)
- cosa succede a clienti, team, roadmap
Struttura consigliata:
- incipit: chi acquisisce chi + cosa cambia da oggi
- logica: visione a 12–24 mesi (non solo “cresciamo”)
- dettagli: asset coinvolti, ruoli chiave, governance, tempistiche
- quote: una per ogni parte (se ha senso), con contenuto diverso
Errore tipico: parlare come se fosse una partnership. M&A è una notizia “strutturale”, va trattata così.
6. Partecipazione a fiere ed eventi di settore
Quando ha senso: quando c’è qualcosa di presentabile e non ancora scontato: demo, dati, nuova linea, case study forte, annuncio in anteprima, appuntamenti con stakeholder rilevanti.
Angolo che interessa ai media: novità + accesso.
- cosa mostrate che non si vede altrove
- perché è rilevante per quel settore adesso
- che opportunità offre al giornalista (intervista, visita, prova, dati)
Struttura consigliata:
- incipit: evento + date + presenza + “cosa portate” in una frase
- highlight: 3 cose precise (non “innovazione”)
- call to action: appuntamenti stampa / slot interviste / contatto
Errore tipico: “saremo presenti allo stand”. Non basta. L’evento è un pretesto, non la notizia.
7. Risultati finanziari (trimestrali o annuali)
Quando ha senso: quando i numeri raccontano una dinamica e non solo una fotografia. Anche se non sei quotata: puoi comunicare indicatori significativi per il tuo modello (crescita, margini, ricavi ricorrenti, pipeline, espansione geografica, retention, ecc.), scegliendo ciò che è davvero informativo.
Angolo che interessa ai media: lettura del mercato.
- cosa indicano quei numeri sul settore
- dove cresce la domanda e dove rallenta
- quali scelte hanno prodotto quel risultato (pricing, canali, prodotto)
Struttura consigliata:
- incipit: 2–3 KPI chiave + periodo + trend
- spiegazione: cosa ha guidato la performance
- outlook: cosa vi aspettate e cosa state facendo (senza promesse vuote)
- quote: CEO/CFO con contenuto analitico
Errori tipici:
- “siamo entusiasti” senza insight
- troppi numeri non gerarchizzati
- nessun confronto (con periodo precedente, con obiettivi, con contesto)
8. Anniversari e traguardi storici
Quando ha senso: quando l’anniversario diventa una lente per leggere un’evoluzione (di mercato, di tecnologia, di cultura d’impresa). Se è solo “facciamo 20 anni”, rischia di essere un album di famiglia.
Angolo che interessa ai media: continuità + cambio.
- cosa è rimasto costante (valori, visione, competenza)
- cosa è cambiato (offerta, mercato, pubblico)
- cosa state costruendo adesso (non “ringraziamo tutti”)
Struttura consigliata:
- incipit: traguardo + cosa rappresenta oggi
- timeline: 3 momenti chiave (non tutta la storia)
- presente: cosa siete diventati
- futuro: 2 scelte strategiche per i prossimi 12 mesi
Errore tipico: trasformarlo in “dinamica nostalgica”. La stampa vuole il “significato”, non la celebrazione.
9. Lancio di una piattaforma digitale o app
Quando ha senso: quando risolve un problema reale e lo puoi dimostrare. Il digitale si presta a essere raccontato bene solo se hai un punto di vista chiaro: riduzione di attriti, accesso, trasparenza, efficienza, sicurezza, esperienza.
Angolo che interessa ai media: beneficio e differenza.
- quale problema elimina (o riduce)
- per chi è pensata e perché adesso
- cosa la rende diversa (non “intuitiva”, ma: workflow, integrazioni, dati, processo)
Struttura consigliata:
- incipit: cosa è + per chi + quale problema risolve
- feature: 3 funzioni come “prova” del beneficio
- scenario: perché quel bisogno sta emergendo
- disponibilità: paesi, piattaforme, modalità di accesso
Errore tipico: descrivere la piattaforma come se fosse una brochure di prodotto. Serve una logica: bisogno – soluzione – evidenza.
Elementi chiave per il successo di un comunicato
Al di là della tipologia, ci sono alcune costanti che fanno la differenza tra un comunicato “letto” e un comunicato “usato”.
- Focus unico: una notizia principale. Se ne hai tre, fai tre comunicati (o uno e due note – media alert – a supporto).
- Titolo informativo: deve dire cosa è successo, non come vuoi essere percepito.
- Incipit forte: prima frase con “chi-fa-cosa-perché-ora”.
- Dati e contesto: numeri, comparazioni, conseguenze. Il contesto è ciò che rende la notizia pubblica, non privata.
- Selezione mirata: invio solo a chi ha ragioni editoriali per interessarsene. La relazione si costruisce anche così: rispettando tempo e focus della redazione.
- Materiali pronti: scheda sintetica, Q&A (se il tema è sensibile), immagini/loghi corretti, contatto reperibile.
Cosa possiamo fare per il tuo brand?
Se il nostro approccio – che condividiamo attraverso tutti i nostri canali – i risultati che otteniamo, il nostro metodo di lavoro e i valori che ci guidano risuonano con il tuo brand e con le persone che lavorano nella tua organizzazione, contattaci.
Siamo al fianco delle aziende per costruire relazioni con i media autentiche e durature, grazie a strategie di PR strutturate e mirate. Possiamo condividere decine di case study per mostrarti concretamente l’impatto del nostro lavoro.
Puoi scriverci a [email protected]
Oppure puoi compilare il nostro form di contattati cliccando su questo bottone.