Deficit di creatina: da un appello solitario a una rete di famiglie

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L'intervista al dr. Andrea Mazzetta, presidente di Creati’n’associazione: “Una speranza potrebbe giungere da un nuovo farmaco, ma mancano i fondi per far proseguire la sperimentazione” 

Era il 2022 quando Séverine Falleti raccontò a OMaR la storia di suo figlio Nicolas, affetto da una malattia rarissima, di cui allora erano noti solo 130 casi nel mondo: il deficit del trasportatore della creatina (CTD). Da allora abbiamo ricevuto diverse segnalazioni e l'appello ha dato vita prima ad un piccolo gruppo di genitori che si scambiavano esperienze e si facevano forza a vicenda, e poi in una vera e propria associazione. Nel febbraio del 2024, infatti, dall'iniziativa della famiglia di Séverine e di quella di Andrea Mazzetta, pneumologo ligure di 39 anni, è nata “Creati’n’associazione – Associazione Italiana Deficit di Creatina, che oggi rappresenta sei famiglie.

TRE MALATTIE GENETICHE: I SINTOMI E LA DIAGNOSI

La creatina è una sostanza indispensabile per il nostro organismo, che la immagazzina utilizzandola come riserva energetica. Le patologie legate al suo metabolismo sono tre: nel primo caso, quello del deficit del trasportatore della creatina (CTD), la malattia è dovuta all'incapacità delle cellule di incorporare la creatina in seguito alla carenza della molecola deputata al suo trasporto, e la condizione è ancora senza una cura. Ci sono poi altre due patologie ancora più rare: il deficit di L-Arginina:glicina amidinotransferasi (AGAT) e il deficit di guanidinoacetato metiltransferasi (GAMT): in questi casi il deficit di creatina è dovuto all'incapacità dell'organismo di sintetizzare la sostanza, e i sintomi possono essere migliorati con la somministrazione di creatina esogena.

“Si tratta di malattie genetiche: nel caso della CTD, la causa è una mutazione su un gene che si trova sul cromosoma X”, spiega Andrea Mazzetta. “Si potrebbe quindi pensare che la diagnosi sia banale e che l'analisi genetica sia il gold standard, cioè il metodo definitivo per confermare o meno la patologia. Ma la realtà è più complicata: ad esempio mio figlio, che ha 7 anni, ha ottenuto la diagnosi solo alla terza analisi genetica, più mirata, perché le prime due avevano dato esito negativo. Per indirizzare il sospetto, nel suo caso, è stata dirimente una risonanza magnetica con spettroscopia, che ha permesso di valutare la mancanza di creatina a livello cerebrale”.

La malattia provoca un deficit globale della crescita, sia a livello di peso e statura, sia nell'acquisizione delle competenze, come stare seduti e in piedi, camminare, stare in equilibrio. C'è poi un ritardo del linguaggio, più o meno marcato, ed epilessia piuttosto frequente. Lo spettro dei sintomi principali include anche comportamenti simil-autistici, dovuti alla disabilità intellettiva. “I pazienti italiani già individuati sono circa una ventina, ma crediamo che sia una patologia sottodiagnosticata. In Francia, dove la popolazione è maggiore, ma non di molto, i casi sono oltre 75, quindi nel nostro Paese non dovrebbero esserci differenze significative”, prosegue il presidente di Creati’n’associazione. 

LE PRIME ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE E IL CONVEGNO NAZIONALE

I primi passi della nuova associazione sono stati la creazione della pagina Facebook e del sito web. Successivamente, Creati’n’associazione è entrata a far parte della Rete di Fondazione Telethon e dell'Alleanza Malattie Rare, di cui fanno parte oltre 450 organizzazioni di pazienti. Poi è stata la volta delle prime iniziative pubbliche: la famiglia di Andrea Mazzetta, sia l'anno scorso che quest'anno, ha organizzato ad Arezzo (dove vive) una camminata solidale per promuovere la conoscenza della patologia. “Hanno partecipato anche dei ricercatori arrivati da fuori regione: è stata una bella giornata, che ci ha permesso sia di promuovere l'esistenza della nostra associazione, sia di stare con i bambini all'aria aperta e farli interagire fra loro”. 

Infine, lo scorso 4 ottobre si è svolto il primo congresso italiano sulla patologia, organizzato dall'IRCCS Fondazione Stella Maris di Pisa, uno dei centri di riferimento italiani per la patologia, insieme all'Associazione. “È stato un incontro molto interessante, tra medici, ricercatori e famiglie, ed è stata anche l'occasione, per noi soci, di conoscerci finalmente di persona, dopo mesi di contatti via e-mail e telefono. Speriamo di poterlo ripetere anche nei prossimi anni, in modo da creare sempre più sensibilizzazione sulla malattia e una maggiore regolarità negli aggiornamenti sulla parte scientifica”, continua Mazzetta.

LA SPERANZA DI UNA TERAPIA E LA MANCANZA DI FONDI

Nella vita delle famiglie che convivono con CTD le difficoltà sono numerose: non essendo autonomi, e avendo a volte dei comportamenti simil-autistici, i bambini e ragazzi affetti dalla patologia hanno bisogno dei genitori per ogni aspetto della loro quotidianità. “Nell'ambiente domestico, noi genitori siamo dei caregiver a tempo pieno: dobbiamo aiutare i nostri figli a mangiare e a vestirsi, e anche il loro sonno è molto perturbato. Un altro aspetto critico è l'integrazione, l'inserimento nella scuola e nella società: mio figlio ancora non sa parlare, e avendo una disabilità intellettiva non riesce a stare al passo – se pur con l'insegnante di sostegno – con le normali acquisizioni che hanno gli altri bambini”, conclude Andrea Mazzetta. 

Una cura per la CTD, purtroppo, ancora non c'è, ma uno spiraglio di speranza potrebbe essere rappresentato dalla sperimentazione di un farmaco chiamato dodecil-creatin-estere (DCE), noto anche come CBT101. Si tratta di una forma modificata di creatina che viene somministrata attraverso il naso e può attraversare più facilmente le membrane cellulari. Questo trattamento di supplementazione, prodotto da una piccola azienda francese, la Ceres Brain Therapeutics, è però ancora in fase preclinica. Gli studi sul modello animale sono stati pubblicati lo scorso anno ma per passare alla fase successiva, la sperimentazione sull'uomo, occorre superare un ostacolo non da poco: il reperimento dei fondi necessari.

Coordonnées
info@osservatoriomalattierare.it (Francesco Fuggetta)