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TEATRO SOCIALE OSTIENSE

ovvero

TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO X COSCIENZE

Tempo fa la definizione di Teatro Sociale riguardava quei laboratori e spettacoli costruiti con persone con disagi fisici o psichici, ma ora, grazie a successive esperienze di teatro nel carcere, con rifugiati e migranti, o semplicemente di teatro di comunità (Teatro delle Albe di Ravenna, Teatro Povero di Monticchiello, ecc…), esperienze svolte sia nel teatro d’arte quanto in quello applicato, se ne ha una accezione più generale.

Dal nostro punto di vista, il TS si caratterizza per coinvolgere attivamente le persone comuni nel processo creativo proprio del teatro in qualità di attori o altri ruoli. Un teatro da fare più che da vedere, volto alla crescita umana nelle dimensioni culturale-artistica e sociale, grazie non solo alla disciplina teatrale ma tutte le discipline dell’arte: scrittura, pittura, musica, danza.

Un teatro integrato e di comunità, attento alle esigenze del territorio e del contesto sociale con obiettivi socio-educativi, aperto alle scuole e alle ASL, ma anche ai semplici cittadini, ai formatori, alle compagnie che intendono il teatro come inclusione e rispetto delle differenze.

Calato oggi nella nostra città potremmo individuare i seguenti obiettivi ed attività minimi, in base alle necessità che emergono quotidianamente: Residenze artistiche – Progetti con e per le scuole – Laboratori di territorio – Rassegne di contenuto (teatro danza e musica) – Spazio di ricerca artistica – Creazione di circuiti cittadini, nazionali ed internazionali – Spazio sociale di aggregazione

Un Teatro Sociale ad OSTIENSE

Ragionare oggi sullo sviluppo culturale di un territorio come l’Ostiense significa confrontarsi con una storia complessa, segnata da una forte identità operaia e produttiva. Gli , le industrie, le infrastrutture e i flussi di lavoratori che attraversavano quotidianamente questo quadrante di Roma costituivano un tessuto vivo, scandito da .

Parlare di cultura urbanistica e territoriale a Ostiense non può dunque ridursi alla proliferazione di “scatole isolate”: accademie avulse dal contesto, biblioteche destinate a percorsi individuali, mediateche per visioni solitarie, spazi nozionistici legati a una trasmissione verticale—e spesso sterile—del sapere.

La di un territorio non può limitarsi alla promozione di eventi calati dall’alto: deve sostenere lo sviluppo di una , capace di esprimersi attraverso linguaggi artistici molteplici—teatro, arti visive, musica, scrittura, performance, nuovi media. In altre parole, la cultura deve essere strumento di cittadinanza attiva, responsabilità sociale e immaginazione politica.

All’interno di questo quadro, la ̀ . Un teatro sociale e popolare, di qualità e radicato nelle comunità, rappresenta un dispositivo culturale in grado di:

ricostruire legami sociali in un territorio frammentato;

valorizzare memorie, storie e vissuti dei cittadini;

produrre nuove forme di espressione collettiva;

generare pensiero critico attraverso la pratica performativa;

attivare processi di partecipazione diretta;

fungere da ponte tra generazioni, gruppi sociali e provenienze diverse.

̀ : è una infrastruttura di comunità , un laboratorio permanente di immaginazione civile e di costruzione del bene comune. In un territorio come l’Ostiense, dove la trasformazione urbana rischia di cancellare identità e memorie, esso diventa un presidio fondamentale contro la gentrificazione culturale e l’omologazione dei linguaggi.

In conclusione, una politica culturale efficace per l’Ostiense deve rifiutare modelli astratti e verticali e tornare a , , dalla loro capacità di creare insieme.

C’è urgenza di creare un ecosistema culturale partecipato, aperto e democratico.

Ed è, anche, quello che la cittadinanza sta chiedendo in questo momento di mobilitazione sui tanti progetti di cementificazione nel quadrante Ostiense-Tor Marancia-Montagnola.

Porta il tuo contributo. Anche solo una scintilla.
Costruiamo insieme un progetto che appartenga alla città, che la ascolti e che la trasformi.

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