Le Comunità Energetiche Rinnovabili non sono più un concetto teorico o una promessa futura: sono ormai realtà operative, che generano valore misurabile per i loro membri.
La misurazione di questo valore è indispensabile per la gestione delle CER, in quanto consente di dare quantificazione concreta a un impatto che, altrimenti, viene percepito solo come astratto. A tal fine, si rivela essenziale pensare alla definizione e al monitoraggio di KPI (Key Performance Indicators) specifici, capaci di tradurre in numeri gli effetti economici, ambientali e sociali generati dall’attività della Comunità Energetica.
Per le aziende che valutano o partecipano a una CER, comprendere quali indicatori misurare e come interpretarli significa poter valutare con precisione il ritorno sull’investimento, comunicare risultati verificabili agli stakeholder e orientare le decisioni strategiche sulla base di dati oggettivi.
Perché misurare: il valore dei KPI nelle Comunità Energetiche
Prima di addentrarci negli indicatori specifici, è fondamentale comprendere perché la misurazione degli impatti sia centrale nel modello delle CER.
A differenza dei tradizionali investimenti energetici, le Comunità Energetiche Rinnovabili generano valore su molteplici dimensioni e per diversi stakeholder. Ciò crea uno scenario complesso, che può essere analizzato solo grazie a un sistema di misurazione altrettanto articolato. Gli stessi KPI, dunque, devono tener conto delle specificità dei vari soggetti in gioco e delle dimensioni dell’impatto generato dalla CER.
Da un lato, infatti, consideriamo le esigenze degli stakeholder:
- Membri della CER. I partecipanti alla Comunità – siano essi imprese, cittadini o enti pubblici – richiederanno indicatori che dimostrino il vantaggio economico diretto o il contributo alla sostenibilità;
- Investitori e istituti finanziari. I soggetti che scelgono di partecipare come finanziatori della CER avranno interesse per KPI che indicano la solidità economica del progetto (indicatori di redditività e tempo di ritorno dell’investimento);
- Amministrazioni locali. I Comuni e gli enti locali pubblici saranno invece più interessati a misurare il contributo della CER agli obiettivi territoriali di decarbonizzazione e sviluppo sostenibile;
- GSE (Gestore dei Servizi Energetici). Per il riconoscimento e l’erogazione degli incentivi previsti dal Decreto CER n. 414/2023, il GSE richiede dati tecnici precisi sulla CER e il suo stato di attività.
Dall’altro lato, a questa pluralità di stakeholder si integrano tre principali dimensioni dell’impatto generato dalla CER che devono essere misurate attraverso KPI economici, ambientali e sociali, per restituirne una visione completa e multidimensionale.
KPI economici: quantificare il valore generato
La dimensione economica è spesso la prima a essere valutata dalle aziende che considerano la partecipazione a una CER. Gli indicatori economici misurano sia i benefici diretti per i membri sia la sostenibilità finanziaria complessiva della Comunità.
Energia condivisa e coefficiente di condivisione
Il primo KPI fondamentale è l’energia condivisa, espressa in kWh. Questo indicatore misura la quantità di energia prodotta dagli impianti della CER e contestualmente consumata dai membri nell’ambito dello stesso periodo orario.
A questa si affianca un’altra metrica, ovvero il coefficiente di condivisione: esso rappresenta, in percentuale, il rapporto tra energia condivisa ed energia prodotta. Si tratta di un indicatore cruciale, dal momento che su questa base si determinano l’ammontare degli incentivi erogati dal GSE secondo la tariffa prevista dalla normativa (tra 60 €/MWh e 120€/MWh, in funzione della taglia dell’impianto e del valore di mercato dell’energia).
Una CER efficiente raggiunge tipicamente coefficienti di condivisione tra il 40% e il 70%, con valori superiori in presenza di sistemi di accumulo o di profili di consumo ben bilanciati tra membri.
Risparmio economico per i partecipanti
Benché non si tratti della metrica centrale nel discorso sulle CER, il risparmio economico annuo è l’indicatore più diretto e concreto con cui ogni membro può valutare il proprio beneficio. Se lo si volesse calcolare, si dovrebbero considerare tre fattori:
- Riduzione della spesa per l’energia prodotta e autoconsumata
- Quota degli incentivi GSE distribuita al membro
- Restituzione delle componenti tariffarie (perdite di rete, oneri di sistema) secondo le delibere ARERA
Il valore del beneficio varia sensibilmente in base alle caratteristiche della singola Comunità Energetica. Ad ogni modo, generalmente non è questo l’aspetto principale per cui cittadini e imprese dovrebbero scegliere di partecipare a una CER. Piuttosto che al profitto personale, infatti, bisogna guardare al beneficio sociale e collettivo che si genera attraverso la propria partecipazione.
Ritorno dell’investimento
Per i membri che hanno sostenuto investimenti iniziali (perlopiù i produttori, che investono nella realizzazione di impianti fotovoltaici da inserire in CER), il ritorno dell’investimento è un KPI determinante. In sintesi, consiste nel ritorno economico dell’investimento sostenuto, attraverso il risparmio e gli incentivi generati grazie al contributo offerto alla Comunità Energetica.
Nelle CER italiane attive, grazie alla combinazione di autoconsumo, incentivi GSE e contributi PNRR (fino al 40% in Comuni sotto i 5.000 abitanti), il tempo di ritorno dell’investimento si attesta mediamente tra i 6 e i 10 anni.
Naturalmente, migliore è la configurazione della CER minore sarà il tempo necessario per ottenere il proprio ritorno sull’investimento. In caso contrario, i tempi saranno più lunghi.
KPI ambientali: misurare la decarbonizzazione
Analizzati i KPI economici, si passa alla dimensione ambientale: essa comprende indicatori che traducono l’attività della CER in risultati concreti di sostenibilità. Si tratta di metriche fondamentali per le rendicontazioni ESG e per comunicare l’impatto della CER sul pianeta.
Emissioni di CO₂ evitate
Il KPI ambientale più utilizzato per descrivere l’impatto di una CER – ma in generale anche di un’azienda, un prodotto, un’iniziativa, ecc. – è sicuramente la quantità di CO₂ equivalente evitata.
Si tratta di un indicatore che permette di rendere molto concreta l’attività di una CER e di avere un’idea precisa del cambiamento da essa innescato grazie alla produzione e alla condivisione di energia rinnovabile.
Questo KPI è direttamente utilizzabile nei Bilanci di Sostenibilità e nei report richiesti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), consentendo anche alle imprese che partecipano a una Comunità Energetica di documentare il proprio contributo agli obiettivi di neutralità climatica.
Barili di Petrolio Equivalente risparmiati (BEP)
Un altro indicatore ambientale significativo è il risparmio in barili di petrolio equivalente (BEP o, in inglese, Barrel of Oil Equivalent – BOE).
Si tratta di un KPI analogo rispetto a quello della quantità di CO₂ equivalente evitata, ma che spesso viene inserito come a ulteriore riprova dell’impatto positivo generato.
Questo indicatore ha, infatti, un forte impatto comunicativo, soprattutto verso stakeholder non tecnici. Di fatto, permette di tradurre la produzione energetica in una metrica tangibile e facilmente comprensibile.
Vi è, infine, la dimensione sociale delle CER. È spesso la più difficile da quantificare, ma esistono indicatori specifici che permettono di misurare il valore relazionale e territoriale generato.
Incentivi distribuiti sul territorio
Dal momento che ogni CER ha una forte impronta sociale, uno dei KPI fondamentali riguarda sicuramente la quantità di incentivi economici generati e distribuiti sul territorio.
Si tratta naturalmente di una parte – sebbene piuttosto significativa – degli incentivi complessivi generati, che vengono riconosciuti per supportare progetti benefici locali, iniziative di sensibilizzazione e famiglie del territorio in condizioni di povertà energetica.
Questo indicatore è particolarmente rilevante anche per le PMI che vogliono misurare il proprio impatto in termini di Corporate Social Responsibility (CSR).
Tasso di partecipazione e diversità dei membri
Meno essenziali, ma comunque da tenere presenti sono i KPI relativi a:
- tasso di partecipazione alla CER
- tasso di diversità dei membri della CER
Il tasso di partecipazione alla Comunità Energetica misura quanti potenziali membri, all’interno del perimetro dell’area di cabina primaria di riferimento (ovvero la zona all’interno della quale la CER deve mantenere la propria attività, sia in quanto a produzione che in quanto a consumo e condivisione dell’energia), hanno effettivamente aderito.
Il tasso di diversità dei membri della CER valuta invece l’eterogeneità della sua composizione: più tipologie di membri sono presenti (tra imprese, cittadini, enti pubblici ed enti del terzo settore), più questo indice sarà elevato.
Un elevato tasso di diversità è segnale di una CER inclusiva, che mostra capacità di aggregazione trasversale. Per le aziende, partecipare a CER diversificate accresce il valore reputazionale e il radicamento territoriale.
Dati e numeri a supporto di un valore condiviso
Misurare l’impatto di una Comunità Energetica Rinnovabile significa dimostrare con precisione il valore condiviso che essa genera. Come abbiamo visto, attraverso KPI economici, ambientali e sociali è possibile quantificare benefici che altrimenti rimarrebbero sfumati o percepiti solo come astratti e teorici.
Per le piccole e medie imprese italiane, questo approccio alla misurazione offre una duplice opportunità.
Da un lato, consente di valutare razionalmente la convenienza della partecipazione a una CER, confrontando costi e benefici misurabili. Dall’altro, fornisce gli strumenti per comunicare in modo credibile e trasparente il proprio impegno nella transizione energetica, traducendo l’energia rinnovabile condivisa in risultati concreti.
In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più centrale nelle strategie aziendali e nelle aspettative degli stakeholder, i KPI delle Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano la prova concreta che la transizione energetica non è solo un ideale, ma una realtà misurabile che genera valore economico, ambientale e sociale. E quando il valore è misurabile diventa gestibile, ottimizzabile e comunicabile: in una parola, strategico.
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