Che cosa sono le "camere dell'eco" e perchè evitarle? - Domenico Chiericozzi

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L’Istituto superiore di sanità ha recentemente diffuso dieci consigli per custodire la salute sia fisica che psicologica. Tra questi due mi stanno particolarmente a cuore: l’invito a limitare l’uso dei dispositivi elettronici e leggere di più su carta.

“La tecnologia – scrive Adele Minutillo del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss – è parte della nostra vita quotidiana, ma oggi sappiamo che un uso eccessivo di device e app può favorire comportamenti problematici, ridurre la capacità di concentrazione, alterare il sonno, compromettere le relazioni sociali. Tra i suggerimenti che contribuiscono a un uso consapevole della tecnologia possiamo proporre “un’ora in meno al giorno sui dispositivi”. Questo suggerimento non è una rinuncia, ma un gesto di attenzione alla nostra salute. Ridurre anche solo di un’ora libera risorse attentive, abbassa lo stress legato alle notifiche continue e restituisce tempo di qualità alle relazioni e alle attività significative. Per riuscirci bastano piccole accortezze: disattivare notifiche non necessarie, impostare limiti automatici sulle app più usate, creare un piccolo rituale di disconnessione serale e sostituire il tempo online con attività che generano benessere. Un’ora in meno al giorno significa più equilibrio, più consapevolezza e la possibilità di recuperare spazio mentale in un mondo che ci chiede costantemente attenzione. Non è essere contro la tecnologia: è scegliere di usarla in modo che sia davvero al servizio della nostra salute”.

Antonio Mistretta del Servizio comunicazione scientifica dell’Iss conferma ciò che diversi studi hanno messo in evidenza. “Leggere fa bene alla salute, non è solo una metafora. Non lo è perché la lettura è davvero una piccola cura quotidiana: leggere allena la mente, riduce lo stress, rafforza la memoria e migliora la capacità di concentrazione. Ma soprattutto nutre l’empatia: entrando nelle storie degli altri, impariamo a riconoscere emozioni, fragilità, punti di vista diversi dai nostri. È un esercizio profondo di umanità. I libri accendono la curiosità, tengono viva la capacità di porre domande, contrastano la superficialità e l’isolamento. Per questo la lettura è anche un potente fattore di coesione sociale: crea ponti tra persone, generazioni, culture”.

Il passaggio dalla carta allo schermo, quindi, non è un semplice cambio di supporto, ma una trasformazione profonda che sta alterando il nostro modo di pensare e di stare in società. Il digitale, in definitiva, non è “neutrale” ma, al contrario, cambia i circuiti neuronali. Le conseguenze, corroborate da studi scientifici, sono divise in tre categorie: fisiche, cognitive e sociali. Più precisamente:

  • Fisiche: aumento di miopia, problemi posturali (scoliosi) e perdita della motricità fine.
  • Cognitive: difficoltà nella comprensione dei testi, riduzione della memoria e incapacità di analisi profonda
  • Sociali: calo dell’empatia, incapacità di distinguere fatti da opinioni e creazione di “camere dell’eco” (echo chambers) che alimentano pregiudizi e convinzioni.

Le “camere dell’eco” lavorano sottotraccia, in modo silenzioso, andrebbero quindi evitate o utilizzarle con grande attenzione, certamente con questa consapevolezza: ovvero che rafforzando a prescindere determinate idee o convinzioni finiscono per impedire il dialogo, il confronto, l’ascolto. Condizioni umane fondamentali, quelle che ci distinguono dalle macchine.

Per ulteriori approfondimenti segnalo “Il valore imprescindibile di carta e penna nei processi di apprendimento”, disponibile online gratuitamente, pubblicato dalla Fondazione Luigi Einaudi nel 2023. Il cuore della tesi sostenuta dalla Fondazione risiede nella differenza tra digitazione e scrittura manuale. Mentre battere su una tastiera è un movimento meccanico e ripetitivo, l’uso della penna attiva aree cerebrali complesse legate alla memoria e all’elaborazione semantica. Il rapporto non nega l’utilità del digitale, ribadisce che la tecnologia deve essere un supporto, non un sostituto, soprattutto in età scolare. In un ottica di miglioramento continuo, come “esercizio”, anche per gli adulti.

CHI SONO

CHI SONO

Giornalista pubblicista dal 2008, è nel 2004 che ho iniziato a compiere i primi passi nel mondo della comunicazione professionale lavorando con differenti ruoli nel settore della carta stampata, del web e della televisione. Realizzo progetti editoriali cartacei (riviste e magazine, brochure professionali), e digitali (sito internet con testi e immagini e contenuti per attività di email marketing, e-book) e tutti i principali servizi giornalistici (comunicati stampa, articoli, interviste, inchieste, approfondimenti). Qui come lavoro. 

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Domenico Chiericozzi