Meno burocrazia, nuovi standard e opportunità concrete per PMI e filiere B2B italiane
Negli ultimi anni il tema ESG (Environmental, Social, Governance – ambiente, sociale e governance) è entrato nella vita delle aziende quasi sempre come un obbligo: nuove norme, nuove sigle, nuove richieste da parte di clienti e istituzioni.
Molte imprese B2B si sono chieste (giustamente) “ma riguarda davvero anche noi?”
Nel 2026 la risposta è più articolata, ma anche più interessante: il reporting ESG (o più comunemente chiamato “bilancio di sostenibilità”) non è più solo una questione di adempimenti normativi, ma uno strumento sempre più centrale nelle relazioni di filiera, nelle gare, nei rapporti con clienti corporate e nel dialogo con banche e stakeholder.
Le recenti evoluzioni normative europee vanno proprio in questa direzione: semplificare dove possibile, chiarire le aspettative e offrire standard più proporzionati anche per le PMI, senza rinunciare alla credibilità dei dati.
In questo articolo ti spieghiamo:
- cosa cambia davvero dal 2026,
- quali aziende sono coinvolte direttamente o indirettamente,
- quali standard ESG è utile conoscere,
- e soprattutto perché il reporting ESG può diventare una leva competitiva concreta per le aziende B2B italiane.
Dal bilancio di sostenibilità alla strategia di filiera
Con report ESG (o bilancio di sostenibilità) si intende un documento che racconta in modo misurabile e verificabile come un’azienda gestisce la propria responsabilità sociale, in termini ambientali, sociali e di governance, oltre ai risultati economici.
Nel contesto italiano e B2B, questo tipo di report sta cambiando funzione: non è più solo un documento “per stare in regola”, ma uno strumento che incide su:
- affidabilità percepita,
- accesso a clienti strutturati,
- continuità nelle relazioni di filiera,
- posizionamento competitivo.
Dopo una prima fase di forte espansione degli obblighi avviata nel 2024 con l’entrata in vigore della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità), il 2025 ha segnato un altro passaggio chiave: una revisione del modello, pensata per renderlo più applicabile e sostenibile nel tempo.
Da un lato, l’Unione Europea ha avviato una semplificazione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards, gli standard tecnici per il reporting ESG) destinati alle aziende che sono obbligate a farlo.
Dall’altro, ha introdotto uno strumento nuovo per il mondo B2B: gli standard VSME (Voluntary SME Standard, standard volontario per le PMI).
1. Le novità normative del 2026: cosa cambia davvero
Il pacchetto “Omnibus” e la semplificazione del reporting ESG
Con il pacchetto Omnibus approvato nel 2025, la Commissione Europea introduce una revisione significativa del sistema di rendicontazione ESG.
I punti chiave:
- Riduzione del perimetro di obbligo: la CSRD si concentrerebbe sulle imprese con almeno 1.750 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato.
- Semplificazione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards, in italiano Standard europei di rendicontazione della sostenibilità): meno dati obbligatori, più indicatori quantitativi e maggiore chiarezza tra ciò che è richiesto e ciò che è facoltativo.
- Addio agli standard settoriali obbligatori: il reporting sarà basato su criteri comuni, uguali per tutte le imprese.
- Conferma della limited assurance come livello di revisione richiesto.
- Semplificazioni nella Tassonomia UE (il quadro normativo che fornisce una definizione condivisa di ciò che è considerato un’attività economica “sostenibile” dal punto di vista ambientale), con riduzione di template e indicatori.
In sintesi: la burocrazia è notevolmente ridotta e c’è più focalizzazione su ciò che è davvero rilevante.
2. La revisione tecnica degli ESRS
Nel 2025 l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha ricevuto un mandato per ridisegnare gli ESRS con una tabella di marcia accelerata.
I principali risultati:
- Riduzione del 57% dei dati da fornire nei nuovi Exposure Draft (luglio 2025).
- Semplificazione della double materiality, ovvero l’analisi che individua i temi ESG più rilevanti per impatto e rischio.
- Maggiore leggibilità e sintesi delle dichiarazioni.
- Allineamento con gli standard internazionali ISSB S1 e S2 (standard globali sulla sostenibilità).
- Eliminazione dei datapoint volontari, per ridurre eventuali ambiguità interpretative.
Per le aziende obbligate a fare il report, questo significa un lavoro più gestibile.
3. Gli standard VSME: il vero punto di svolta per il B2B
Gli standard VSME (Voluntary SME Standard) sono pensati per:
- PMI e aziende non soggette alla CSRD,
- imprese che devono rispondere alle richieste ESG di clienti corporate,
- organizzazioni che vogliono fare reporting in modo credibile ma proporzionato.
I VSME diventano:
- un linguaggio comune di filiera,
- un formato affidabile per fornire KPI ESG richiesti da grandi clienti,
- uno strumento accessibile per iniziare senza l’impatto strutturale degli ESRS completi.
Mantengono i pilastri fondamentali dell’ESG (ambiente, sociale, governance), ma con:
- meno dati da raccogliere,
- processi più agili,
- possibilità di evolvere nel tempo verso standard più complessi.
Per molte imprese B2B, saranno lo standard più rilevante da conoscere nel 2026.
4. Timeline di riferimento
- Novembre 2025: EFRAG (l’organismo europeo che scrive le regole tecniche del reporting di sostenibilità) consegna il parere tecnico alla Commissione Europea.
- 2026: possibile adozione degli ESRS semplificati come atti delegati.
- Reportistica 2027: prima applicazione sui dati 2026.
- Possibilità di adozione anticipata, se ritenuta strategica.
Cosa significa per le aziende B2B italiane?
- KPI ESG più mirati
Meno dati, ma più significativi: emissioni, supply chain, governance, sicurezza.
- Materialità più pragmatica
Meno esercizi teorici, più aderenza al modello di business.
- Riduzione dei costi di compliance
Meno raccolta dati ridondante, più risorse per qualità e sistemi interni.
- Maggiore certezza nella revisione
La limited assurance (verifica esterna limitata dei dati ESG) resta lo standard di riferimento.
- Miglior allineamento con la strategia commerciale
Il report ESG diventa uno strumento utile nelle relazioni B2B e nelle gare.
I rischi da non sottovalutare per le imprese B2B
- Sottostimare i KPI realmente rilevanti.
- Creare un divario tra obblighi ridotti e aspettative dei clienti corporate.
- Gestire una normativa ancora in evoluzione.
- Rischi reputazionali per l’azienda, se la semplificazione viene percepita come un passo indietro.
- Necessità di competenze ESG solide → anche con regole semplificate, un’azienda rischia di non capire quali dati sono davvero rilevanti, di produrre report poco credibili o incoerenti, e di perdere opportunità strategiche: senza competenze specifiche, il reporting ESG può diventare un rischio reputazionale e un’occasione mancata di vantaggio competitivo.
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Come possiamo guidarti in questa nuova fase?
- Focalizzazione su ciò che conta davvero
Identifichiamo insieme i temi ESG più rilevanti per la tua azienda e la filiera, così il reporting si concentra sui dati utili e strategici. - Reporting snello e robusto
Sistemi dati efficienti e sostenibili. - Preparazione alla revisione ESG
Supporto nella scelta dell’auditor e nella documentazione. - Comunicazione ESG per il B2B
Materiali utili per rafforzare la reputazione aziendale. - Monitoraggio normativo continuo
Per trasformare l’incertezza in vantaggio competitivo.
Il 2026 non semplifica “per togliere lavoro”, ma per permettere alle aziende di fare reporting ESG che serve davvero: utile ai clienti, coerente con il business, sostenibile nei costi.
Se vuoi capire quale standard è più adatto alla tua azienda e come strutturare un reporting ESG che crea valore, scrivici: costruiamo insieme il percorso più efficace.