Lo sport: patrimonio del Made in Italy - Comin and Partners

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Questo interessante e coinvolgente numero di “Comprendere” in chiave sportiva rappresenta un prezioso contributo di approfondimenti, analisi e prospettive che consentono al lettore di misurarsi con le sfaccettature multidimensionali dello sport, inteso come piattaforma anche sociale ed economica, che si muove nell’equilibrio tra prestazioni e benessere, ad ampio spettro, rappresentando una catena del valore della quale sta crescendo anche in Italia la consapevolezza.

In quest’ottica, “Oltre il risultato” è un titolo che rappresenta un’efficace interpretazione di sintesi dello spirito del comma 7 dell’articolo 33 della Costituzione, grazie al quale da poco più di due anni «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme» e del modello italiano che stiamo cercando di realizzare e affermare. Nelle competizioni, ma soprattutto oltre le competizioni: nella vita di tutti i giorni.

Il riconoscimento costituzionale del valore dello Sport è un indirizzo per tutti coloro che svolgono un ruolo in questo ambito, ai vari livelli, e ancor di più per chi lo ha di alta responsabilità e rappresentanza, perché ognuno contribuisca a trasformarlo in un diritto diffuso, attraverso un impegno quotidiano finalizzato al miglioramento delle condizioni del mondo sportivo nelle sue articolazioni e all’ampliamento delle opportunità, a partire dai contesti che ne offrono di meno. Un diritto che ogni cittadino deve poter esercitare indipendentemente da età, genere, censo o luogo di residenza.

Per troppo tempo l’attenzione verso lo sport si è concentrata soprattutto sulle sue eccellenze, sulle prestazioni di atlete e atleti, delle squadre nazionali o di club delle varie discipline, sulla capacità di apporto di tecnici, società e federazioni che hanno portato l’Italia ai vertici internazionali. In questo ambito di valutazione la considerazione dell’eccellenza nazionale si allarga anche ai grandi avvenimenti che l’Italia sta continuando a ospitare, dimostrando la capacità organizzativa e di valorizzazione della nostra immagine nel mondo, che negli ormai prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina troverà la sua massima espressione e proiezione internazionale.

Mi riferisco a un patrimonio straordinario, motivo di orgoglio e onore, chiave di incontro e dialogo e strumento di qualificazione e posizionamento globale, ma il vero salto di qualità stiamo cercando di compierlo attraverso la ricerca di un equilibrio e una corrispondenza tra questi fattori che guardano alla prestazione, alla competizione e all’affermazione, con la promozione e lo sviluppo della cultura e della pratica sportiva nella quotidianità delle persone, nelle scuole, nelle città a partire dalle periferie, nei piccoli comuni, laddove l’accesso all’attività fisica è spesso ostacolato da carenze strutturali, difficoltà economiche o limiti culturali.

Negli ultimi anni è stata avviata una politica che potremmo definire di “prossimità e quotidianità sportiva”, investendo non solo nella riqualificazione degli impianti tradizionali, ma anche nella creazione di quasi duemila spazi diffusi e gratuiti: playground, aree verdi attrezzate, percorsi ciclopedonali, impianti naturali, tutti elementi che fanno parte di progetti di rigenerazione urbana e umana, che impiegano lo sport come leva di trasformazione sociale o di equilibrio della comunità. Seguendo questa visione, negli ultimi tre anni sono stati investiti 1,6 miliardi di euro, risorse pubbliche dedicate a interventi che ambiscono a costruire un ecosistema sportivo moderno, accessibile, sostenibile, inclusivo e diffuso, che sarà sempre più il frutto della pianificazione, capace di rispondere alle nuove abitudini e alle nuove esigenze delle persone di ogni età, contribuendo a contrastare due dei “nemici” di quest’epoca: la sedentarietà e la solitudine, che lasciano segni profondi nelle persone e nella società.

Accanto agli interventi materiali, stiamo lavorando sulle cosiddette “infrastrutture immateriali”, indispensabili per accompagnare questo cambiamento: la formazione degli operatori sportivi, la promozione della sicurezza negli impianti, l’educazione alla prevenzione e alla salute attraverso l’attività motoria, la diffusione della pratica sportiva accessibile a tutte le fasce d’età. Lo sport non è solo movimento, è un luogo educativo, un contesto nel quale si impara a riconoscere e gestire le emozioni, a cadere e rialzarsi, a rispettare le regole e gli altri, a lavorare insieme. Lo sport è vita, è una difesa immunitaria sociale e comunitaria, da difendere, promuovere e rafforzare.

Il modello costruito a Caivano, per reagire alla cronaca nera provando ad anticiparla e non subirla, dove la rigenerazione sportiva ha rappresentato un punto di svolta nella ricostruzione del tessuto comunitario e nel ripristino di socialità e legalità, si è trasformato in altri otto cantieri nei quali stiamo replicando una risposta strutturata in altre aree che presentano evidenti e oggettive fragilità sociali: Rozzano, alle porte di Milano, Orta Nova a Foggia, Rosarno e San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, i quartieri Quarticciolo – Alessandrino a Roma, Scampia e Secondigliano a Napoli, San Cristoforo a Catania e Borgo Nuovo a Palermo. In questi territori, lo sport inizierà a breve ad assumere una funzione centrale, contribuendo a ridurre le distanze, creando nuovi spazi e opportunità, restituendo fiducia e speranza, diventando un presidio di legalità e crescita.

Ma lo sport è anche un settore economico in espansione, che necessita di un’osservazione competente e strutturata, una piattaforma capace di generare valore aggiunto e sviluppo sostenibile, di contribuire al miglioramento delle nostre città e promuovere come nessun altro settore il turismo in tutte le sue forme, di coniugare capitale umano e tecnologia “buona”. L’introduzione di strumenti digitali, dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati sta trasformando in modo virtuoso la gestione degli impianti, la gestione degli eventi, l’allenamento degli atleti, agonisti e non solo, e perfino il rapporto individuale con il proprio benessere.

La lettura di questa brillante pubblicazione, con questo numero dedicato allo sport, nella quale ci apprestiamo a immergerci con curiosità e interesse, sottolinea proprio questo: la pratica sportiva non è più un capitolo separato della vita sociale, ma un elemento della quale è sempre più parte integrante e necessaria, che incide sull’educazione e la salute, l’inclusione e la coesione sociale, la “sostenibilità sostenibile” e la crescita economica. Per questo è necessaria una visione sistemica, un autentico “modello Italia” basato sulla collaborazione stabile tra le istituzioni nazionali, territoriali e locali, la scuola e l’università, l’associazionismo sportivo e del terzo settore, il sistema produttivo e il mondo della comunicazione.

L’articolo 33 ci consegna una sfida chiara per far sì che lo sport non resti un principio astratto o di sola concretezza economica, ma un’esperienza umana, individuale e comunitaria, quotidiana, accessibile, possibilmente a tutti.
Rappresenta un investimento sociale e culturale di grande valore, capace di incidere sulla vita delle persone e di contribuire alla costruzione di una società più sana, rispettosa, coesa e consapevole. È questo, in fondo, il cuore della nostra missione.

Comprendere, oltre il risultato. Buona lettura!

Andrea Abodi (Roma, 7 marzo 1960) è Ministro per lo Sport e i Giovani del Governo Meloni. Laureato in Economia e Commercio alla LUISS, con una tesi sulle sponsorizzazioni sportive, vanta oltre trentacinque anni di esperienza nella gestione dello sport come sistema industriale e sociale. Ha ricoperto ruoli di vertice in istituzioni e società pubbliche, tra cui la presidenza dell’Istituto per il Credito Sportivo e della Lega Nazionale Professionisti B.
Giornalista pubblicista, è attivo anche nella formazione universitaria e nei master dedicati allo sport, alle infrastrutture e alla responsabilità sociale. Il 22 ottobre 2022 ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Immagine: ©Federscherma

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