Reuters, previsione trend 2026 su giornalismo, media e tech - Uspi

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Reuters ha pubblicato l’annual summary che chiude il 2025 e i suoi trend e si apre alle possibilità e alle sfide del 2026. 

L’analisi si apre con un’affermazione sull’Intelligenza Artificiale (IA) che a quanto pare rimane la protagonista assoluta ancora per quest’anno. Infatti, secondo Reuters, “siamo ancora alle prime fasi di un altro grande cambiamento tecnologico (l’intelligenza artificiale generativa), che minaccia di stravolgere l’industria dell’informazione offrendo modalità più efficienti di accesso e distillazione delle informazioni su larga scala”.

La seconda potenza in gioco del 2026 sono i creator e gli influencer, che stanno dando spazio a un tipo di informazione più “guidata dalla personalità”, mettendo in discussione a volte la rilevanza di istituzioni mediatiche.

Ma non si parla solo di questo. Reuters introduce al calo di engagement dei media tradizionali, fake news, fiducia e rapporto del pubblico con social e l’informazione e la politica.

“Comprendere l’impatto di queste tendenze e capire come contrastarle saranno in cima alla lista delle cose da fare dei dirigenti dei media quest’anno”, è l’avvertimento, il consiglio e la speranza dell’analisi degli esperti. 

Il delicato equilibrio di editori e leader digitali

I principali risultati del sondaggio di settore fanno vedere un abbassamento del -22% rispetto al 2022 delle prospettive sul giornalismo. Nello studio condotto su 280 leader digitali provenienti da 51 Paesi solo il 38% si dichiara fiducioso sul futuro del giornalismo. Le maggiori preoccupazioni riguardano gli attacchi politici al giornalismo, la perdita di fondi pubblici e la riduzione di informazione indipendente, e quindi, pluralismo.

Tuttavia, la percentuale cambia se invece si parla di business. Il 53% afferma che ha grandi prospettive sulle nuove strade che il giornalismo può prendere. La chiave sta nel capire e concentrare sforzi e risorse nella riprogettazione delle proprie attività, prima fra tutte l’IA. L’IA generativa infatti potrebbe dare nuovo boost alle testate digitali e non per raccogliere, confezionare e distribuire le notizie. Adattamento è la sfida lanciata nel 2026, per personalizzare e facilmente riformattare video e notizie a seconda dell’esigenza e del mercato. 

Proprio seguendo la logica dell’adattamento, si deve iniziare a pensare a sostituzioni di mezzi o a rinnovare la distribuzione. Questo perché il traffico sui motori di ricerca sta calando, come già alcune ricerche hanno dimostrato, e gli editori stessi prevedono un ulteriore calo del 40% nei prossimi tre anni. “Non proprio “Google Zero”, ma comunque un impatto sostanziale”.

Editori vs influencer

Ma quello che pare essere il vero contraltare problematico nel sistema dell’informazione è l’ascesa di news creator e influencer. Il 70% degli editori intervistati teme che venga sottratta attenzione e tempo ai contenuti editoriali delle testate. Il 39% pensa che i migliori giornalisti ed editorialisti possano scegliere di abbandonare il giornalismo tradizionale in una redazione per andare a contribuire alla flotta di influencer per avere più controllo sulla propria carriera e possibili ricompense finanziarie migliori. 

Questo movimento digitale andrebbe dunque a contribuire allo “spostamento della fiducia verso le personalità” e aumenterebbe una concorrenza non ancora del tutto legiferata. Il 76% degli editori intervistati pensa di cambiare ritmo e modalità di interazione, comportandosi più come creator per cercare un engagement con il pubblico. La metà delle testate collaboreranno con i creator per avere visibilità e per aiutare il creator a distribuire contenuti. Mentre il 31% ha affermato che assumerà influencer per gestire social e la vita digitale dei propri giornali.

La previsione dell’analisi è l’elevazione degli influencer di informazione a uno status di VIP. L’economia dei content creator si stima crescerà ancora, soprattutto grazie ai forti investimenti delle piattaforme video, ancor più che quelle social.

L’IA Generativa darà i suoi frutti nel 2026

“L’anno scorso avevamo previsto l’emergere dell’”intelligenza artificiale agente”, ma quest’anno possiamo aspettarci di iniziare a vedere l’impatto concreto di queste tecnologie più avanzate”.

Gli investimenti fatti in questi ultimi anni hanno spesso sollevato dubbi sulla loro vera efficacia e sull’eventuale guadagno. Eppure l’utilizzo dell’IA da parte di organizzazioni giornalistiche cresce sempre di più e in modalità sempre più diversificate. Quasi la totalità degli editori (97%) ha aderito all’automazione back-end per la gestione dei contenuti nelle testate. La raccolta delle notizie secondo parametri personalizzati raggiunge l’82% degli intervistati che affermano che ha cambiato la velocità di codifica e che guadagnano sempre più terreno.

Il 44% si dichiara soddisfatto con l’uso in redazione di IA e che le loro iniziative stanno dando “risultati promettenti”. Tuttavia, un altrettanto forte 42% descrive le prestazioni come ancora limitate

Per quanto riguarda la paura diffusa nel campo di una sostituzione dell’uomo con l’IA, Reuters dà questi dati. Il 67% dichiara di non aver salvato posti di lavoro con l’IA, il 9% ha aggiunto dei ruoli in redazione grazie a questa tecnologia e solo il 16% ha affermato di aver leggermente ridotto il personale.

Grande tema rimane quello del deepfake e dell’uso scorretto dell’IA. Secondo uno studio di Amazon Web Services si stima che il 57% dei contenuti online sia creato o tradotto da IA o bot. Non solo articoli, immagini, video ma anche musica, voce e storie hanno invaso i feed dei social. 

Preoccupano i sistemi di fact-checking che si assottigliano su molti social fino a scomparire, come per esempio su X e ora anche Meta. 

“È ancora presto e le implicazioni per la democrazia – e la fiducia nelle notizie – restano poco chiare, ma il potenziale di inganno e manipolazione su larga scala implica che, come minimo, saranno necessarie nuove misure di sicurezza”, si chiarifica.

L’articolo Reuters, previsione trend 2026 su giornalismo, media e tech proviene da Notiziario USPI.

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