Via Mezzocannone, Napoli: origine del nome e … Colapesce

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Mezzocannone: quando Napoli dà un nome alle cose (e ride del potere)

“Se ti rechi in via Mezzocannone, puoi vedere Colapesce raffigurato su un bassorilievo, con un pugnale nella mano destra. La sua è una storia con un finale tragico ma ricca di insegnamenti”. (cit. Pino Imperatore)

Napoli è così.
Ti cammina accanto e intanto inventa. Guarda un dettaglio, lo prende sul serio… e lo trasforma in memoria.

Via Mezzocannone sembra una via come tante. Ma dentro ha due anime: la leggenda e la presa in giro. E a Napoli non sono mai separate.

Prima era “via Fontanula”

Si racconta che, in origine, questa strada si chiamasse via Fontanula. Un nome piccolo. Come piccola doveva essere la fontanella che la segnava.

Poi arriva il Quattrocento. E arriva il bisogno di mostrare potere.

La fontana del re e la “mezza cannula”

La tradizione dice che tutto partì da una fontana monumentale voluta da Alfonso II d’Aragona. Un’idea chiara: stupire.
Far capire chi comandava. E farlo anche con l’acqua.

La fontana, oltre a essere grande e bella, doveva avere una vasca ampia. Per far bere i cavalli. Perché anche la scena quotidiana, a corte, doveva sembrare teatro.

Ma poi succede la cosa più napoletana possibile.

La cannula di bronzo da cui usciva l’acqua, chiamata in modo popolare “cannone”, venne fatta troppo corta. Sopra, la statua del sovrano risultava enorme. Sotto, quel “cannone” pareva… dimezzato.

E quindi?

Mezza cannula.
Mezzo cannone.
Mezzocannone.

Il popolo guardò l’insieme e capì subito la storia: troppa grandezza dichiarata, poco equilibrio reale. E in un attimo la strada cambiò identità.

Così, per volontà popolare, la via divenne via Mezzocannone. E quel nome, nato come sberleffo, restò.

Il proverbio che taglia come una lama

Da lì nasce anche un detto, dritto e spietato:

“Me pare ’o Rre ’e miezz cannone”

Lo si usa per descrivere una persona piccola, un po’ panciuta, buffa, che però si atteggia come se fosse importantissima.

È una frase che fa ridere. Ma è pure una lezione civile: Napoli non ama chi si gonfia. Napoli sgonfia.

Colapesce in bassorilievo: il mito appeso al muro

E poi c’è l’altro elemento che dà brivido alla via: il bassorilievo.

Un uomo inciso nella pietra. E un pugnale nella mano destra.

Qui entra la leggenda.

Molti lo chiamano Colapesce. E non è un caso: Napoli, città di mare anche quando non lo vedi, porta i miti sulle facciate, come amuleti.

Colapesce è una storia che cambia volto a seconda dei luoghi.
Ma tiene un cuore fisso:

È la storia di chi scende troppo giù, per sostenere ciò che sopra scricchiola.

E allora quella figura con il pugnale sembra dire: la città si regge anche su chi non viene ringraziato.

Mezzocannone oggi: lavoro, libri, università, ritorni

Via Mezzocannone non è solo storia. È anche vita quotidiana.

Gente che corre.
Studenti.
Vetrine.
Rumore.
E, in mezzo, una nostalgia che ogni tanto spunta.

Qui la voce di Elena Ferrante si incastra perfetta:

“Una mattina mi ero spinta fino a via Mezzocannone, lì dove qualche anno prima avevo lavorato come commessa in una libreria. C’ero andata per curiosità, per rivedere il posto dove avevo faticato, soprattutto per dare uno sguardo all’università, nella quale non ero mai entrata.” (cit. Elena Ferrante)

È un dettaglio semplice. Ma è potentissimo.

Perché Mezzocannone è anche questo: un luogo dove si torna per guardare chi eri. E per misurare le porte che non hai varcato.

Il senso profondo di una via “buffa”

Mezzocannone sembra un nome scherzoso. Ma sotto è serio.

Racconta che il potere costruisce simboli. E il popolo costruisce significati.

Racconta che basta un particolare stonato per far crollare una posa.

E racconta una cosa che Napoli sa da secoli:

se vuoi essere grande, prima impara le proporzioni.

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