Aumenta l’autosufficienza ma la sfida resta aperta, soprattutto per le immunoglobuline, necessarie per diverse malattie rare
La raccolta di plasma in Italia continua a crescere e segna un nuovo primato. Nel 2025 sono state raccolte 919,7 tonnellate di plasma, oltre 11 tonnellate in più rispetto all’anno precedente, confermando un trend positivo che consolida il ruolo del sistema trasfusionale nazionale e il contributo fondamentale dei donatori volontari.
I dati, analizzati dal Centro Nazionale Sangue, fotografano un sistema in buona salute che, per il secondo anno consecutivo, supera la soglia delle 900 tonnellate. Un risultato che testimonia l’efficacia dell’organizzazione italiana e la solidità della rete composta da associazioni, centri trasfusionali e Servizio sanitario nazionale. Un modello che riesce a raggiungere e superare gli obiettivi programmati grazie alla partecipazione di milioni di donatori non retribuiti e all’impegno diffuso sul territorio.
Nonostante il risultato storico, l’autosufficienza resta però una sfida aperta. Se per i globuli rossi l’equilibrio tra domanda e offerta è stato raggiunto, per il plasma la situazione è più complessa. La richiesta di medicinali plasmaderivati continua infatti a crescere, soprattutto per quanto riguarda le immunoglobuline, il cui consumo è aumentato del 57% negli ultimi dieci anni. Una dinamica che impone di rafforzare ulteriormente la raccolta e di intervenire anche sul piano dell’appropriatezza d’uso. Ricordiamo che le immunoglobuline sono considerate terapia fondamentale e salvavita per molte patologie, come ad esempio le immunodeficienze primitive e secondarie e la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica.
A trainare l’aumento del 2025 è soprattutto la plasmaferesi, che registra un incremento del 6,4%. Si tratta di una procedura che consente di prelevare esclusivamente la componente liquida del sangue, reinfondendo globuli rossi e piastrine al donatore. È un tipo di donazione che consente di raccogliere quantitativi maggiori di plasma rispetto alla donazione di sangue intero, aiuta un recupero più rapido e permette donazioni più frequenti, fino a una ogni quindici giorni.
Grazie a questo incremento, nel 2025 l’Italia ha inviato all’industria farmaceutica 15,6 chilogrammi di plasma ogni mille abitanti, avvicinandosi all’obiettivo dei 18 chilogrammi per mille abitanti indicato come traguardo intermedio verso l’indipendenza strategica nella produzione di medicinali plasmaderivati e salvavita, come immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione, che non hanno finalità commerciali. Una volta completato il processo produttivo, i farmaci tornano alle strutture sanitarie pubbliche e sono distribuiti gratuitamente ai pazienti. Eventuali eccedenze sono destinate a programmi di cooperazione internazionale nel segno della solidarietà.
Sul fronte dell’autosufficienza, si riesce oggi a coprire circa il 60% del fabbisogno di immunoglobuline, mentre per l’albumina il livello supera il 75%. La quota restante è ancora acquistata sul mercato internazionale, con un impatto economico non così trascurabile per il Servizio sanitario nazionale.
Proprio per ridurre questa dipendenza, il Centro Nazionale Sangue ha rafforzato la collaborazione con le principali associazioni di donatori (AVIS, FIDAS, FRATRES e Croce Rossa Italiana) e ha avviato uno studio sull’appropriatezza clinica dell’uso delle immunoglobuline in ambito ospedaliero. Il progetto, finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute, coinvolge diverse Regioni (tra cui Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria e Sicilia) oltre ad AGENAS, AIFA, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università di Milano-Bicocca.
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