Un euro digitale per un'economia in trasformazione | BCE - Format Research

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28 gennaio 2026

Intervista a Piero Cipollone, Membro del Board Esecutivo BCE, condotta da Manuel V. Gomez per El Pais

La BCE ha utilizzato l’attuale e complessa situazione geopolitica come argomento a favore dell’euro digitale. Ritiene che gli eventi visti quest’anno, come quelli legati al Venezuela o alla Groenlandia, rafforzino questa tesi?

Messa così, sembra che stiamo introducendo l’euro digitale come una misura difensiva contro qualcosa o qualcuno. Non è esattamente corretto. La BCE ha il mandato di fornire strumenti di pagamento e di promuovere il buon funzionamento del sistema dei pagamenti. Guardando alla situazione europea, dobbiamo chiederci se questi due requisiti siano davvero soddisfatti, o se invece il sistema dei pagamenti sia talmente frammentato da non consentire pagamenti digitali fluidi in tutta Europa senza fare affidamento su operatori non europei. Dobbiamo anche chiederci se questo sistema sia sufficientemente resiliente.

Forniamo strumenti di pagamento sia al dettaglio sia all’ingrosso. A livello retail offriamo il contante, ma questo non copre pienamente le esigenze delle persone, perché non può essere utilizzato per i pagamenti digitali. Ad esempio, non può essere usato nell’e-commerce, che oggi rappresenta oltre un terzo delle transazioni quotidiane in termini di valore. Con l’euro digitale cerchiamo di colmare queste lacune, affiancando a banconote e monete una forma digitale di contante.

Eppure non si tratta di una novità.

No, ma dieci anni fa il problema era meno rilevante. Il contante dominava ed era sufficiente a soddisfare quasi tutte le esigenze, quindi la necessità di offrire strumenti di pagamento aggiuntivi non era così urgente. Ma i progressi tecnologici hanno cambiato le nostre abitudini di pagamento. La possibilità di utilizzare moneta della banca centrale per i pagamenti al dettaglio sta diminuendo rapidamente: nel 2024 il contante rappresentava il 24% delle transazioni quotidiane in termini di valore, contro il 40% del 2019. Quello che stiamo facendo è semplicemente adattarci, ripensando il modo in cui forniamo alle persone strumenti di pagamento in questo nuovo contesto.

Ma esiste anche una dimensione “difensiva” o geostrategica.

Tutte queste potenziali tensioni geopolitiche e la “militarizzazione” di qualsiasi strumento concepibile aumentano chiaramente il livello di rischio. Questo rafforza la necessità di un sistema di pagamento europeo in grado di soddisfare tutte le nostre esigenze e basato su tecnologia e infrastrutture europee, cioè pienamente sotto il nostro controllo.

È esattamente ciò che stiamo facendo con l’euro digitale. Poi saranno le persone a decidere se utilizzarlo e come bilanciarlo con le soluzioni di pagamento private. Questo non spetta a noi. Ma è nostra responsabilità offrire uno strumento di pagamento che risponda alle esigenze degli europei ed eviti dipendenze eccessive.

In sintesi, l’euro digitale serve a tutelare il denaro come bene pubblico.

Assolutamente sì. È denaro pubblico in forma digitale.

Alcune voci nel Parlamento europeo e nel settore privato chiedono di sviluppare il sistema dei pagamenti, ma aspettando che il settore bancario elabori un’alternativa.

È la proposta avanzata dal relatore del Parlamento. Da molti anni sollecitiamo il settore privato a sviluppare una soluzione paneuropea. Siamo lieti che si stiano facendo tentativi di integrazione tra diverse soluzioni, perché riteniamo che questo rafforzi la resilienza del sistema di cui parlavo prima. Crediamo inoltre che l’euro digitale renderà più probabile lo sviluppo, da parte del settore privato, di un sistema paneuropeo.

Perché?

L’euro digitale sarà moneta legale. Qualsiasi esercente che oggi accetti pagamenti digitali dovrà accettare anche l’euro digitale. Inoltre, introdurrà uno standard unico e pubblico, accettato da tutti gli esercenti europei. Attualmente, quando un prestatore di servizi di pagamento – una banca o una fintech – offre i propri servizi a un esercente, quest’ultimo deve adeguarsi ai suoi standard. Più standard esistono, maggiore è la frammentazione. Con l’euro digitale ci sarà un unico standard aperto, disponibile anche per il settore privato.

Cosa pensa della proposta di offrire l’euro digitale solo in modalità offline?

Uno dei problemi che intendiamo risolvere con l’euro digitale è l’assenza di un metodo di pagamento europeo realmente efficace per l’e-commerce. Come si potrebbe utilizzare una soluzione offline per pagare nell’e-commerce? Francamente, non lo so.

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha visto messa in discussione la propria indipendenza. La presidente Lagarde e altri governatori sono intervenuti in sua difesa. Ritiene che questi attacchi, del tutto inusuali, possano avere un impatto sulla politica monetaria?

Noi siamo la banca centrale dell’area dell’euro, non degli Stati Uniti. Guardiamo all’economia dell’area dell’euro e definiamo i tassi di interesse per garantire la stabilità dei prezzi, puntando a un’inflazione del 2% nel medio periodo. Ciò che accade altrove nel mondo è rilevante nella misura in cui influisce sull’inflazione nell’area dell’euro. Dobbiamo comprendere i canali attraverso i quali eventi negli Stati Uniti possono avere effetti anche da noi.

Alla fine del 2025 la presidente Lagarde ha affermato che ci troviamo in “una buona posizione”. Cosa potrebbe mettere a rischio questa situazione?

Il PIL ha mostrato una buona tenuta e ci aspettiamo dati che potrebbero persino superare le previsioni. L’inflazione, negli ultimi mesi, si è mantenuta intorno al nostro obiettivo. Siamo senza dubbio in una buona posizione. La buona notizia, a mio avviso, è che l’ultima revisione è stata dovuta essenzialmente agli investimenti. Si tratta non solo di una componente della domanda, ma anche dell’offerta: investimenti in maggiore capacità produttiva, che sostengono una crescita più rapida senza mettere a rischio la stabilità dei prezzi. Sembra che lo scenario di base delle previsioni stia diventando sempre più credibile. Non mi aspetto cambiamenti rilevanti, a meno che non accada qualcosa di davvero drastico.

Tuttavia, nelle ultime settimane l’incertezza è aumentata.

Sì, l’incertezza può aumentare e questo potrebbe incidere sulla solidità della ripresa, poiché rappresenterebbe un rischio per gli investimenti. Di conseguenza, verrebbe meno l’aspetto positivo che ho appena descritto. Questo potrebbe avere un impatto soprattutto sulla crescita e, inevitabilmente, anche sull’inflazione. Se questa incertezza dovesse protrarsi, finirebbe per ripercuotersi sull’economia reale.

Un euro digitale per un’economia in trasformazione (BCE – Foto da Pixabay)
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