Siria, una crisi che non è mai finita

Compatibilité
Sauvegarder(0)
partager

Il report redatto dal nostro staff sul campo rivela un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione nell’ultimo trimestre del 2025 rispetto ai mesi precedenti, con un aumento dei casi di violenza di genere, di lavoro minorile e di abbandono scolastico. 

 Il popolo siriano continua a cercare pace e stabilità che appaiono ancora oggi lontane ed effimere. La fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno sono stati segnati da nuovi disordini interni e conflitti intracomunitari nella Siria del post Bashar al-Assad. Nonostante il cambio di governo avvenuto nel dicembre 2024, con la salita al potere del nuovo presidente Ahmed al-Sharaa, l’instabilità sociale, l’incertezza politica e la precarietà economica continuano ad essere radicate in gran parte del territorio. 

In particolare, nelle ultime settimane, nel nord-est della Siria abitata soprattutto dalla minoranza curda – nei governatorati di Al-Hasakeh, Ar-Raqqa e Deir-ez-Zor- si sta assistendo a una fase di grave volubilità dovuta a una recente escalation di violenza e a rapidi mutamenti nel controllo territoriale. Gli scontri tra l’esercito locale SDF -Le Forze Democratiche Siriane- e le forze militari governative hanno fatto emergere la fragilità e la frammentazione della sicurezza col nuovo assetto politico, che preoccupa enormemente la tutela dei diritti delle diverse minoranze presenti nel Paese come alawiti, curdi, drusi e altri. Nonostante la firma di un cessate il fuoco tra le due fazioni nel nord-est, avvenuta lo scorso 21 gennaio, la situazione rimane infatti estremamente complessa.

La crisi ha causato un’ondata massiccia di sfollati interni. Al 25 gennaio 2026, si contano oltre 170.000 sfollati, distribuiti tra Aleppo, Al-Hasakeh e Ar-Raqqa, e il 70% della popolazione colpita è composto da donne e bambini. Le famiglie si rifugiano in centri collettivi, come moschee e scuole, che però risultano sovraffollati e con servizi insufficienti.

Negli ultimi tre mesi del 2025, INTERSOS ha condotto, con il supporto dell’Unione Europea, un’indagine basata proprio sulle nostre attività nelle località di Hama, Idlib e Rif di Damasco, per comprendere l’impatto della crisi in corso sulla vita delle persone. Il nostro staff sul campo, che ogni giorno dal 2019 assiste persone sfollate spesso senza documenti, famiglie senza alloggio e persone senza accesso ai servizi di base come cure, cibo e istruzione, ha rilevato un peggioramento delle condizioni di vita dei civili. 

I casi di violenza di genere tra settembre e dicembre 2025, ad esempio, sono aumentati del 30% rispetto al trimestre precedente, rappresentando il 72% del totale dei casi che richiedono servizi di protezione seguiti dal nostro staff sul campo. Il lavoro minorile, rispetto al periodo precedente, è aumentato del 76%, soprattutto nelle località come Kafr Zeita e Sinjar, nell’ovest del Paese. Ad aggravare la situazione c’è un crescente tasso di abbandono scolastico, che ha raggiunto il 40%, trasformandosi da un problema strutturale in una vera e propria strategia di sopravvivenza economica per le famiglie.

Con l’elevato numero di ritorni di famiglie siriane nel Paese, concentrato soprattutto nell’ultimo anno, sono aumentate anche le sfide quotidiane per accedere a servizi essenziali e per la ricerca di documentazione legale. Ci risulta, infatti, che le segnalazioni di dispute legate a casa, terra e proprietà sono cresciute del 61%, con crescente conflittualità tra residenti e rifugiati rientrati. 

La Siria è stata per anni teatro di guerra, e questo ha lasciato tracce sul terreno nella forma degli ordigni inesplosi, una minaccia costante che risulta presente in molte aree del Paese, anche entro i 10 km dai centri abitati, causando incidenti a volte mortali, specialmente tra i bambini.

È proprio in risposta a tutto questo che il nostro lavoro continua a essere fondamentale: forniamo alla popolazione supporto per il recupero dei documenti (carte d’identità, certificati di nascita e matrimonio) che sono fondamentali per la libertà di movimento e l’accesso ai servizi; rafforziamo i percorsi di sicurezza per le sopravvissute a violenza di genere; interveniamo sugli alloggi d’emergenza e forniamo materiale per il riscaldamento, vestiti invernali e coperte. 

In ambito educativo-scolastico, inoltre, ci occupiamo della riabilitazione delle scuole (molte sono state utilizzate come rifugi per gli sfollati) e della fornitura di materiali didattici per permettere a migliaia di bambini di riprendere le lezioni. Inoltre, è necessario continuare a fornire assistenza alimentare e supporto nutrizionale a neonati e a donne in gravidanza o allattamento, per prevenire la malnutrizione acuta.

Coordonnées
Chiara De Stefano