Nuovo testo “Ddl stupri”, un arretramento culturale, politico e giuridico inaccettabile - SPI CGIL Veneto

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Il 19 novembre scorso, in tema di violenza contro le donne, era stato raggiunto un accordo da ricordare: al di là degli schieramenti, le donne (in questo caso la segretaria del PD Schlein e la Presidente del Consiglio Meloni) avevano trovato, ancora una volta, un’intesa importante per ridare dignità al corpo della donna – come già era stato fatto in Parlamento in altri contesti e per altre tematiche di genere. Era stato introdotto nel decreto Stupri il concetto di “consenso libero e attuale” nei casi di violenza, rispondendo così finalmente anche come Italia ai requisiti della Convenzione di Istanbul.

La soddisfazione purtroppo è durata poco: con un colpo di spugna la senatrice Bongiorno ha cancellato il consenso (solo un sì è un sì) e introdotto “la volontà contraria all’atto sessuale”, cioè il dissenso (solo un no è un no). Ancora una volta si assegna alla donna la dimostrazione della violenza e delle modalità di espressione della “volontà contraria”. Ancora una volta ha vinto il patriarcato e, cosa ancor più grave, per mano di una donna.

Per noi questo è un atto gravissimo che non possiamo tollerare, un arretramento culturale, politico e giuridico inaccettabile e, lo ripetiamo, ancor di più perché messo in atto da una donna.

Ci auguriamo, come donne pensionate che hanno contribuito attivamente alle tante conquiste sul tema della parità di genere e contro la violenza sulle donne e i femminicidi, che ci sia ancora tempo per un ripensamento, che sia stata una svista, un eccesso nell’uso del linguaggio giuridico, un fraintendimento. Perché ogni arretramento, ogni passo indietro, è una ferita all’autodeterminazione di tutte le donne e questo non lo possiamo permettere.

Il Coordinamento Donne Spi Cgil Veneto

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