SE LA PACE VERRA' - Partito Socialista Italiano

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di Giada Fazzalari

L’anno che è appena trascorso si è chiuso con una parola: guerra. Quello arrivato, si è aperto con la medesima parola. Una parola che, nel passato recente, ha assunto un significato ‘nuovo’. Dall’invasione in Ucraina alla strage in Medio Oriente, ai conflitti accesi in tutto il mondo, le guerre – permanenti, spesso invisibili si combattono con altri strumenti. Innanzitutto con le parole. E ancora, con l‘economia – guerre commerciali, ibride – e infine con le armi. Tre dimensioni si alimentano a vicenda. Non solo, dunque, i carri armarti e i missili, il sangue e le macerie, la fame e la carestia, tutte cose che pensavamo appartenessero ad un’epoca archiviata dalla storia. La guerra di parole è forse la più subdola. I conflitti sono preceduti, alimentati, da propaganda, slogan, semplificazioni estreme. Dalla retorica infuocata, dalla demonizzazione del nemico, dalla costruzione di narrazioni divisive. È allora che il linguaggio, le parole, diventano fondamentali per innescare o disinnescare un conflitto. I nemici vengono ridotti a caricature, la complessità scompare, il dubbio diventa sospetto. In questo conflitto linguistico, vincere significa imporre una narrazione: chi ha torto, chi ha ragione, chi è “noi” e chi è “loro”. È una guerra che passa dai discorsi ufficiali ai social network, dove la velocità conta più della verità e l’indignazione più della comprensione. Al punto che il mondo si è abituato ad interiorizzarla, la guerra, e a considerarla ’normale’. Accanto a questa, si combatte una guerra economica. Dazi, sanzioni, blocchi commerciali, controllo delle risorse energetiche e delle materie prime diventano armi strategiche. Interi popoli ne subiscono le conseguenze: inflazione, povertà, disuguaglianze crescenti. L’economia, che dovrebbe essere uno strumento di cooperazione, si trasforma in un campo di battaglia globale, dove vincere significa resistere più a lungo del nemico, anche a costo di sacrifici enormi. La guerra commerciale che Trump ha giurato al mondo con l’imposizione di dazi, è quanto di più pericoloso esista per piegare intere comunità alla legge del più forte. Infine, c’è la guerra militare, quella più visibile e più tragica. Che si lascia dietro centinaia di migliaia di morti. Queste guerre non sono separate. La parola giustifica l’arma, l’arma rafforza la pressione economica, l’economia alimenta nuove narrazioni ostili. È un circolo che si autoalimenta e genera normalizzazione. Ogni guerra viene raccontata. E il modo in cui la raccontiamo decide quanto spazio lasciamo alla pace, al dialogo, alla responsabilità. Ma come dice Nautilus tra le righe di questo giornale, “la prepotenza e la violenza sono contagiose”. Anche la guerra, aggiungiamo noi. Ma, afferma ancora Nautilus, “è contagioso anche lo spirito di pace. Se si afferma dove prima c’era la guerra, spiazza tutti gli altri guerrafondai” E allora, se la pace verrà, quest’anno sarà davvero uno spartiacque.

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