Mattarella, il coraggio e la responsabilità - Partito Socialista Italiano

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di Enzo Maraio

Le parole pronunciate dal Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno non sono state parole di circostanza. A partire da Gaza, dal freddo che uccide i neonati sotto le bombe, dalla devastazione che annienta vite innocenti, il Presidente Mattarella ha scelto di guardare negli occhi la tragedia del nostro tempo. Con la sobrietà che gli è propria, una chiarezza morale che interpella ciascuno di noi. La pace non come slogan, ma come responsabilità. Non come auspicio astratto, ma come modo di pensare, di vivere. In quelle immagini – le case distrutte, l’energia negata, l’inverno trasformato in arma – non c’è solo il dolore di popoli lontani. C’è una domanda che riguarda anche noi: che cosa significa oggi essere cittadini di una Repubblica fondata sulla pace, sulla dignità della persona, sul rifiuto della violenza come strumento di dominio? Mattarella ci ricorda che la pace comincia dalle parole, dal linguaggio pubblico, dalla capacità di disarmare l’odio e la contrapposizione. fi un richiamo quanto mai attuale in un tempo segnato da polarizzazioni, semplificazioni brutali, cinismo. Il messaggio del Presidente non si ferma alla denuncia. fi, soprattutto, un invito all’impegno. “Cosa posso fare io?”: a questa domanda Mattarella risponde rifiutando il fatalismo e l’impotenza. La Repubblica, ci dice, nasce da un atto di partecipazione collettiva, dal dialogo, dalla responsabilità di essere cittadini. fi una Repubblica che non esclude, ma include. Nel ricordare gli 80 della Repubblica, ricompone un grande mosaico: il voto delle donne, la Costituzione, il lavoro, lo Stato sociale, la sanità pubblica, i diritti dei lavoratori, la cultura, la legalità, l’Europa, la pace costruita anche attraverso la cooperazione internazionale. Non è un esercizio nostalgico. fi un richiamo al senso profondo delle conquiste ottenute. In questo racconto, noi socialisti possiamo dire, con orgoglio e senza retorica, che nelle partite fondamentali della Repubblica ci siamo stati. Dalla costruzione dello Stato sociale alla centralità del lavoro, dalla difesa dei diritti alla battaglia per l’uguaglianza sostanziale, dalla laicità delle istituzioni alla cultura della pace, il socialismo democratico ha contribuito in modo decisivo a dare sostanza alla Costituzione. Non come testimonianza ma come progetto. Oggi, davanti a nuove e vecchie disuguaglianze, alle povertà che si allargano, alle ingiustizie, alle emergenze ambientali, alle guerre che tornano a devastare interi popoli, quell’eredità non può essere archiviata. Va rimessa in campo. La Repubblica compie ottant’anni. fi un’età che chiede maturità, non stanchezza. Chiede memoria, ma soprattutto responsabilità. “La Repubblica siamo noi”, ha ricordato il Presidente. Noi socialisti vogliamo esserci ancora. Con lo stesso spirito di allora: dalla parte della pace, del lavoro, della giustizia sociale.

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