Tra circa 50 giorni gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sul Referendum Costituzionale sulla Giustizia.
Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis, il 38% degli italiani appare oggi deciso a recarsi ai seggi, il 15% deve ancora pensarci, mentre quasi un cittadino su due non sembra per niente interessato a partecipare alla consultazione referendaria.
Solo un terzo degli italiani afferma di conoscere i principali punti della Riforma della Giustizia, il 21% ne ha sentito parlare solo genericamente, mentre il 45% non conosce affatto i contenuti della legge costituzionale approvata dal Parlamento, che il 22 e 23 marzo dovrà essere sottoposta al giudizio degli elettori.
I cittadini che conoscono i principali punti della Riforma si dividono. Poco più di 1 su 2 condivide l’introduzione della Corte disciplinare su eventuali violazioni da parte dei magistrati e la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Meno apprezzato, con una percentuale intorno al 40%, è invece il nuovo sistema previsto per l’elezione dei due CSM, con l’estrazione a sorte dei componenti.
Nella percezione dell’opinione pubblica, questa riforma inciderà ben poco sul funzionamento complessivo e sui problemi reali del sistema giudiziario nel nostro Paese. Per appena il 35% lo migliorerà, per il 51% no.
“A poco più di 50 giorni dal Referendum – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – lo scenario elettorale appare ancora piuttosto incerto”.
Il 39% appare orientato al sì, il 35% opterebbe invece per la bocciatura della Riforma. Con un 26%, oltre un quarto degli intervistati, in dubbio sulla scelta, ma anche sul recarsi o meno alle urne.
Se si ripercentualizzano i dati in assenza dei tanti indecisi, il Sì con il 53% prevarrebbe oggi sul No, attestato al 47%.
Un punto risulta comunque chiaro: il Referendum, secondo i dati del sondaggio Demopolis, divide e polarizza nettamente gli schieramenti politici. Voterebbe oggi Sì al Referendum oltre l’80% degli elettori della maggioranza di Governo, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Si dividono al loro interno i simpatizzanti di Calenda e Renzi, mentre il No prevale ampiamente tra chi vota i partiti di opposizione: la riforma piace a meno di un elettore su cinque del M5S e del PD e ad appena il 3% di chi sceglie AVS.
2 febbraio 2026