La Delegazione Piemonte si presenta - Europa Donna Italia

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La Delegazione Piemonte si presenta

Sono 14 associazioni, 1026 associati e 400 volontari. Eccola, oggi, la Delegazione Piemonte di Europa Donna Italia. Non sono poche, ma l’obiettivo è di incrementare la rete di Associazioni sul territorio, mantenendo ognuna la propria specificità come ci hanno raccontato Valeria Martano e Monica Schina, le Delegate per questa Regione.

«Abbiamo avviato una mappatura del territorio e stiamo prendendo contatto con le Associazioni per farci conoscere e presentarci, scegliendo realtà che ci sembrano rappresentative e affini a noi per filosofia. Questo lavoro passa anche attraverso momenti più “canonici”, come i convegni, ai quali sempre più spesso veniamo invitate», spiega Valeria Martano. «È un percorso lungo, perché farsi conoscere, spiegare con chiarezza quali siano i vantaggi di entrare in una rete e, soprattutto, conquistare la fiducia di chi aderisce, non è semplice. Il lavoro è su due fronti: da un lato capire se le Associazioni già presenti nella rete possano ampliare il raggio della loro attività in territori scoperti e dall’altro coinvolgere Associazioni già ben radicate, presentando loro la nostra missione e provando a condividerla. È un lavoro di ascolto, di presa d’atto di ciò che esiste e di costruzione graduale».

Una rete non nasce già forte e non lo diventa da sola: va coltivata nel tempo. Solo così si diventa capaci di parlare con una sola voce alle istituzioni, di rafforzare il ruolo di advocacy sui diritti delle donne e, soprattutto, di incidere davvero sulle politiche sanitarie regionali. «Ci sono alcuni punti fondamentali da tenere presenti in questo nostro lavoro», aggiunge Monica Schina. «Il primo è sicuramente il rafforzamento della governance. Non si può pensare di lavorare in modo dilettantistico se si vogliono approcciare le istituzioni e produrre un impatto sociale reale. Servono un coordinamento stabile e momenti strutturati di confronto e decisione. Un altro elemento chiave è l’attivazione di gruppi di lavoro tematici, che permettano di coinvolgere le Associazioni in azioni concrete e di favorire la co-progettazione. Poi è essenziale mappare le caratteristiche e le competenze delle Associazioni che fanno parte della rete. Questo consente di valorizzare le competenze specifiche, di investire sulla formazione comune – e in questo Europa Donna Italia è un supporto fondamentale – e di sostenere le Associazioni più piccole anche attraverso percorsi di mentoring mirati. Infine, è indispensabile una comunicazione chiara e condivisa: sugli obiettivi, sulle progettualità, sulle iniziative. Chi fa parte della rete deve sapere in anticipo dove si sta andando e perché».

Un passo importante? La presenza della Delegazione Piemonte nel CPO, Centro di riferimento regionale per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica. «Questo è forse il primo segnale vero di attenzione istituzionale», sottolinea Valeria Martano. «Come Europa Donna Piemonte, siamo state invitate in occasione della procedura di verifica e accreditamento della rete oncologica Piemonte–Valle d’Aosta da parte della Commissione europea, e facciamo parte del coordinamento sul processo di revisione dell’attività di screening. Partecipiamo stabilmente alle riunioni di coordinamento del CPO, insieme ad altre Associazioni. Non si tratta di incontri formali, ma di riunioni operative e la nostra presenza è paritaria e riconosciuta». Sono esperienze importanti, che si arricchiscono anche grazie al confronto con altre realtà internazionali.

Monica Schina è stata una delle due rappresentanti di Europa Donna Italia a Cipro dal 21 al 23 novembre scorso alla 17ma Pan-European Conference di Europa Donna Europa. «La sensazione immediata è stata quella di far parte di un puzzle molto più grande: quello che facciamo a livello regionale e nazionale si inserisce in un movimento che coinvolge 47 Paesi. I temi che difendiamo, cioè screening, equità, diritti, sono condivisi ovunque, anche se con livelli di avanzamento diversi. Questo mi ha dato un grande senso di legittimazione e di rafforzamento del nostro impegno. Il confronto con le altre realtà europee permette di acquisire linguaggi comuni, indicatori e standard di qualità. Non tanto modelli da copiare, ma metodi e strumenti che rendono il nostro lavoro più solido e riconoscibile anche agli occhi delle istituzioni».

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