Sommario:
- Definizione e perimetro dei Public Affairs
- Chi decide cosa: la filiera dei decisori pubblici
- Relazioni istituzionali: come si costruiscono
- Differenza tra Public Affairs e Public Relations
- Public Affairs, lobbying e advocacy: come si collegano
- Lobbying e democrazia: perché il tema della regolazione è centrale
- Trasparenza e regole del gioco
- Cosa fa chi lavora nei Public Affairs
- Stakeholder engagement: non solo istituzioni
- Metodi e strumenti di lavoro
- Etica, integrità e rischio reputazionale
- Le competenze chiave nei Public Affairs
- Come si entra nel mondo del Public Affairs
- Perché i Public Affairs contano
I Public Affairs sono diventati negli ultimi anni una funzione sempre più centrale per imprese, associazioni e organizzazioni che operano in settori regolati o a forte impatto pubblico. In un contesto in cui decisioni politiche e amministrative influenzano in modo diretto mercati, investimenti e attività quotidiane, saper leggere e gestire il rapporto con le istituzioni non è più un tema per pochi addetti ai lavori, ma una competenza strategica.
Questa guida offre una panoramica sui Public Affairs: cosa sono, quali attività comprendono, come si distinguono dalle Public Relations e perché giocano un ruolo chiave nei processi decisionali pubblici.
Definizione e perimetro dei Public Affairs
Con l’espressione Public Affairs si indica l’insieme delle attività con cui un’organizzazione gestisce in modo strutturato le proprie relazioni con il sistema pubblico: istituzioni politiche, amministrazioni, autorità regolatorie, enti territoriali e, più in generale, gli attori coinvolti nella formazione delle politiche pubbliche.
In termini concreti, i Public Affairs servono a:
- comprendere come nascono leggi e regolamenti;
- monitorare iniziative che possono avere impatti sull’organizzazione;
- portare dati, analisi e proposte nei luoghi in cui si prendono decisioni.
Lo scopo operativo, in sintesi, è mettere in relazione l’organizzazione con il decisore pubblico e con le istituzioni che definiscono le policy a livello nazionale e locale (Governo, Parlamento, amministrazioni, ecc.), includendo spesso anche figure influenti nel dibattito pubblico come opinion maker e stakeholder di settore.
Non si tratta quindi solo di “comunicare” con il settore pubblico, ma di partecipare in modo informato e continuativo al confronto che precede scelte politiche e amministrative.
Chi decide cosa: la filiera dei decisori pubblici
Uno degli errori più comuni è pensare che le decisioni dipendano da un unico soggetto. In realtà, la maggior parte delle politiche nasce da una filiera complessa che coinvolge più livelli.
In Italia, ad esempio, entrano in gioco:
- Parlamento e Governo, per indirizzo politico e leggi;
- ministeri e amministrazioni, per decreti e atti attuativi;
- regioni ed enti locali, per competenze territoriali;
- autorità indipendenti, per settori regolati.
A livello europeo, il processo coinvolge Commissione, Parlamento e Consiglio, con il supporto di consultazioni pubbliche, valutazioni d’impatto e negoziati interistituzionali.
Per chi lavora nei Public Affairs, la prima domanda non è “chi decide?”, ma “chi decide cosa, e in quale fase?”.
Relazioni istituzionali: come si costruiscono
La dimensione “relazionale” è una parte importante dei Public Affairs. In molti contesti, le relazioni istituzionali si costruiscono e si mantengono nel tempo anche attraverso momenti di confronto pubblico: convegni, conferenze, tavole rotonde, incontri tematici, presentazioni di dossier e momenti di ascolto strutturato.
Questi strumenti non sono “accessori”: spesso servono a far emergere punti di vista, bisogni e criticità prima che una decisione diventi norma. In questa prospettiva, le attività di Public Affairs mirano a istituire o rafforzare un rapporto tra un soggetto portatore di interessi e i decisori politico-istituzionali, creando un terreno più favorevole per un dialogo stabile e, quando necessario, per successive azioni di rappresentanza di interessi.
Differenza tra Public Affairs e Public Relations
Public Affairs e Public Relations vengono spesso confusi, ma rispondono a logiche diverse.
Le Public Relations si occupano della gestione dell’immagine e della reputazione di un’organizzazione verso i suoi pubblici: media, clienti, comunità, dipendenti, opinione pubblica.
I Public Affairs, invece, si concentrano sul rapporto con il sistema politico-istituzionale e sui processi che portano a norme e decisioni pubbliche. Il loro focus è sulle policy: come nascono, come evolvono e come possono incidere sull’organizzazione.
Nella pratica, le due funzioni spesso collaborano. Quando un tema regolatorio diventa oggetto di dibattito pubblico (energia, sanità, digitale), dimensione istituzionale e dimensione reputazionale si intrecciano. Tuttavia, distinguere i ruoli aiuta a evitare sovrapposizioni: i Public Affairs guardano ai processi decisionali, le PR alla percezione pubblica.
Public Affairs, lobbying e advocacy: come si collegano
Nel dibattito pubblico il termine “lobbying” è spesso caricato di significati negativi. In realtà, nel linguaggio delle istituzioni e della letteratura, il lobbying indica l’attività con cui un soggetto rappresenta interessi, dati e posizioni ai decisori pubblici per orientare scelte legislative o regolatorie.
Il lobbying è una leva dei Public Affairs, ma non le esaurisce. Accanto a esso troviamo:
- advocacy, cioè la promozione pubblica di una causa o di un interesse;
- relazioni istituzionali, intese come dialogo continuativo con enti e amministrazioni;
- analisi delle policy, per valutare impatti e scenari;
- stakeholder engagement, cioè il coinvolgimento degli attori interessati.
Quando si parla di lobbying, il destinatario dell’influenza è il decisore pubblico, cioè chi possiede un potere decisionale con effetti generali (ad esempio attraverso leggi, regolamenti, atti amministrativi).
La Treccani, a proposito di lobby, richiama l’idea di gruppi che mirano a esercitare influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche.
La Treccani definisce il termine lobby come:
“Gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi”.
Se ti interessa un approfondimento specifico su strumenti e regole, nel blog puoi collegare qui l’articolo: “Lobbying: cos’è e quali regole di trasparenza esistono”.
Lobbying e democrazia: perché il tema della regolazione è centrale
Con il passare del tempo, il ruolo dei Public Affairs è cresciuto sia in azienda sia nella consulenza. Una parte del dibattito accademico e istituzionale sostiene che l’istituzionalizzazione e la regolamentazione del lobbying possano rappresentare un supporto ai processi democratici: più trasparenza e più qualità nei procedimenti legislativi, grazie alla possibilità di portare informazioni, competenze ed evidenze nei luoghi decisionali.
In questa lettura, l’apporto informativo dei gruppi può contribuire a una maggiore responsabilizzazione dei soggetti coinvolti nella decisione. Naturalmente, il punto resta sempre lo stesso: il valore pubblico del lobbying dipende da regole, trasparenza e integrità.
Trasparenza e regole del gioco
Proprio perché le attività di influenza toccano il cuore dei processi democratici, negli ultimi anni sono cresciuti strumenti e regole per renderle più trasparenti.
In ambito europeo, il Registro per la trasparenza raccoglie le organizzazioni e i professionisti che intendono interagire con le istituzioni UE per rappresentare interessi. L’Accordo interistituzionale del 2021 tra Parlamento, Consiglio e Commissione ha rafforzato questo sistema, promuovendo una cultura comune di disclosure sugli incontri con i rappresentanti di interessi.
In Italia il quadro è più frammentato, ma esistono registri e pratiche di trasparenza in specifici contesti amministrativi, come il Registro del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Questi strumenti non eliminano l’influenza, ma la rendono più visibile e tracciabile, con l’obiettivo di rafforzare fiducia e responsabilità.
Cosa fa chi lavora nei Public Affairs
Al di là delle definizioni, il lavoro quotidiano nei Public Affairs è fatto di attività spesso poco visibili:
- monitoraggio di leggi, proposte, consultazioni e iniziative istituzionali;
- analisi degli impatti per l’organizzazione e il settore;
- sintesi in note, dossier e position paper per il management;
- preparazione di contributi a consultazioni pubbliche;
- costruzione di relazioni con istituzioni e stakeholder;
- coordinamento interno tra area legale, compliance, comunicazione e business.
Il professionista dei Public Affairs si focalizza su interessi specifici (spesso economici o settoriali) e fornisce alle istituzioni pubbliche informazioni rilevanti per leggere impatti, alternative e conseguenze delle scelte. L’obiettivo dichiarato è contribuire a decisioni più informate, rappresentando istanze e proposte in un dialogo che rispetti ruoli e confini di ciascuna parte.
Stakeholder engagement: non solo istituzioni
Nei Public Affairs non esistono solo i decisori pubblici. Attorno a ogni policy ruotano comunità locali, associazioni di categoria, ONG, imprese della filiera, università, media e cittadini organizzati.
Coinvolgere questi attori – ascoltarne le posizioni, anticiparne le reazioni, costruire spazi di dialogo – è parte integrante del lavoro. Non si tratta solo di consenso: un engagement ben fatto aiuta a individuare criticità, migliorare le proposte e ridurre conflitti che potrebbero bloccare progetti o iniziative.
Se vuoi, qui puoi collegare l’approfondimento: “Stakeholder engagement nei Public Affairs: cos’è e come si fa”.
Metodi e strumenti di lavoro
Un approccio moderno ai Public Affairs combina diverse fasi:
- policy intelligence: capire cosa si muove nell’agenda istituzionale;
- analisi di scenario: valutare impatti, rischi e opportunità;
- definizione degli obiettivi: cosa si vuole ottenere o evitare;
- relazione e ingaggio: dialogo con decisori e stakeholder;
- valutazione: misurare risultati e adattare la strategia.
Non esiste una formula unica, ma procedure robuste aiutano a evitare improvvisazione. In particolare, nei contesti europei, conoscere le fasi di Better Regulation – consultazioni, impact assessment, revisioni – è essenziale per intervenire nel momento giusto.
Etica, integrità e rischio reputazionale
I Public Affairs operano in un’area ad alta sensibilità. Per questo etica e integrità non sono un elemento accessorio, ma una condizione di sostenibilità del lavoro.
Sul piano operativo, questo significa:
- tracciare incontri e posizioni;
- basare le argomentazioni su dati verificabili;
- distinguere tra fatti e opinioni;
- rispettare registri e regole di disclosure.
In altre parole, l’integrità diventa una competenza professionale. Ed è anche qui che si gioca la differenza tra un contributo informato al processo decisionale e una pressione percepita come opaca.
Le competenze chiave nei Public Affairs
Per intraprendere una carriera nel mondo del Public Affairs è necessaria innanzitutto una conoscenza approfondita di istituzioni e processi decisionali. Ma oggi non basta “sapere come funziona”: servono competenze trasversali.
Chi lavora nei Public Affairs combina spesso:
- lettura e sintesi di testi normativi complessi;
- analisi critica di impatti e scenari;
- scrittura chiara di note e documenti;
- networking e gestione delle relazioni;
- problem solving e capacità negoziali;
- disciplina nei processi e nella tracciabilità.
In molti contesti rientrano anche dimensioni come CSR, comunicazione strategica e gestione della reputazione, perché influenzare una policy non significa solo “parlare con le istituzioni”, ma trovare un terreno comune con stakeholder differenti.
Come si entra nel mondo del Public Affairs
Oggi i professionisti dei Public Affairs operano in contesti di mutamento continuo: innovazione tecnologica, sovra-regolazione, governance multilivello, specializzazione crescente dei mercati. Questo ha spinto la professione a evolvere: rispetto al passato, dove contavano soprattutto relazioni personali e capacità di contatto, oggi pesano sempre di più competenze giuridiche, economiche e analitiche, insieme alle soft skill.
I percorsi di ingresso più frequenti passano da studi in scienze politiche, giurisprudenza, relazioni internazionali, economia o comunicazione, a cui si affiancano esperienze in istituzioni, associazioni, aziende regolamentate o consulenza. Negli ultimi anni sono cresciuti anche percorsi formativi specialistici (master universitari ed executive) orientati a fornire strumenti per interpretare la rete di istituzioni, authority, media, imprese e gruppi di interesse che contribuiscono a dare forma a regole e politiche pubbliche.
Perché i Public Affairs contano
In un mondo regolato e interconnesso, attraversato da transizioni complesse – digitale, energetica, ambientale, sociale – le decisioni pubbliche incidono sempre di più sulla vita delle organizzazioni. I Public Affairs non garantiscono risultati, ma offrono un metodo per partecipare in modo strutturato a questi processi.
Capire come funzionano significa capire un pezzo fondamentale del rapporto tra pubblico e privato. Ed è anche per questo che oggi i Public Affairs non sono più un tema per pochi specialisti, ma una chiave di lettura utile per orientarsi nel funzionamento delle politiche pubbliche.