Dalla trasmissione all’impatto clinico: il punto su una zoonosi rara monitorata da OMS ed ECDC
Le autorità sanitarie indiane hanno confermato pochi giorni fa due casi di infezione da virus Nipah nello Stato del Bengala Occidentale, nell’India orientale. Secondo quanto riferito dal National Centre for Disease Control (NCDC), sono state individuate e monitorate quasi 200 persone considerate contatti stretti dei casi confermati, che però, al momento, sono asintomatiche e negative ai test diagnostici. Le autorità locali e nazionali hanno attivato le misure di contenimento previste, tra cui l’isolamento dei contatti, il rafforzamento della sorveglianza sanitaria e il tracciamento epidemiologico, con l’obiettivo di prevenire una possibile diffusione più ampia del virus.
Ma cos’è il virus Nipah (NiV)? È una zoonosi emergente che da anni è sotto stretta osservazione da parte della comunità scientifica internazionale. Non si tratta di un patogeno nuovo, ma di un virus che, per caratteristiche biologiche e cliniche, continua a sollevare preoccupazioni. L’alto tasso di letalità, l’assenza di una cura e la possibilità di trasmissione interumana lo collocano tra i virus prioritari per la sorveglianza globale.
Nipah appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae ed è stato identificato per la prima volta alla fine degli anni Novanta. Il suo serbatoio naturale sono principalmente i pipistrelli del genere Pteropus, diffusi in diverse aree dell’Asia meridionale e sud-orientale. Il virus può essere trasmesso all’uomo attraverso il contatto diretto con secrezioni animali, urine o saliva dei pipistrelli, oppure tramite alimenti contaminati, come frutta non lavata o prodotti derivati dalla linfa di palma. In alcuni focolai storici, il contagio ha coinvolto anche animali da allevamento, in particolare i suini, che hanno agito da amplificatori dell’infezione.
Un aspetto che distingue Nipah da molte altre zoonosi è la documentata possibilità di trasmissione da persona a persona. Non è una modalità di contagio troppo frequente, ma è stata osservata soprattutto in ambito familiare e sanitario, in presenza di contatti stretti e di misure di protezione inadeguate. È anche per questo che il virus è monitorato con attenzione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’ECDC, in particolare in occasione di nuovi casi o piccoli focolai in aree endemiche.
SINTOMI: UN ESORDIO SPESSO ASPECIFICO, POI L’AGGRAVAMENTO
Dal punto di vista clinico, l’infezione da Nipah può presentarsi in modo subdolo. Il periodo di incubazione varia in genere dai 3 ai 14 giorni, ma in casi rari può arrivare fino a 45 giorni. L’esordio è spesso caratterizzato da sintomi generici come febbre, mal di testa, dolori muscolari, senso di profonda stanchezza. In questa fase iniziale, la malattia può essere facilmente confusa con una comune infezione virale.
Con il progredire dell’infezione, in alcuni casi compaiono sintomi respiratori, come tosse e difficoltà respiratoria, oppure disturbi gastrointestinali. Nei casi più gravi, però, il virus colpisce il sistema nervoso centrale, causando un’encefalite acuta. La comparsa di confusione mentale, sonnolenza, disorientamento, convulsioni e perdita di coscienza è un segnale di allarme e può precedere un rapido peggioramento delle condizioni cliniche, fino al coma. Non tutti i soggetti infetti sviluppano forme severe, ma quando il coinvolgimento neurologico è presente, la prognosi può essere seria.
I dati raccolti nel corso degli anni indicano tassi di letalità elevati, in genere compresi tra il 40 e il 75%, con variazioni legate al ceppo virale e alla rapidità dell’intervento medico. Anche tra chi sopravvive non sono rari esiti a lungo termine, soprattutto di tipo neurologico, come crisi epilettiche persistenti, disturbi cognitivi e alterazioni del comportamento.
DIAGNOSI E IL SOSPETTO CLINICO
La diagnosi di Nipah è una vera sfida, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. I sintomi aspecifici rendono fondamentale il sospetto clinico, che deve basarsi sull’anamnesi epidemiologica oltre che sul quadro clinico. La possibilità di un’infezione da Nipah è presa in considerazione soprattutto in persone che presentano febbre e sintomi neurologici o respiratori dopo un soggiorno in aree in cui il virus circola, oppure dopo un contatto stretto con casi sospetti o confermati.
La riprova diagnostica avviene esclusivamente in laboratorio, attraverso test altamente specializzati come la RT-PCR, che consente di individuare il materiale genetico del virus, e i test sierologici, come l’ELISA, per la ricerca degli anticorpi.
TERAPIE DI SUPPORTO IN ASSENZA DI UN TRATTAMENTO RISOLUTIVO
Ad oggi non esistono vaccini approvati, né terapie antivirali specifiche in grado di curare l’infezione da Nipah. Il trattamento è esclusivamente di supporto e si basa sulla gestione dei sintomi e delle complicanze. Nei casi più lievi, questo può tradursi in monitoraggio clinico e terapia sintomatica. Nelle forme severe, è spesso necessario il ricovero in terapia intensiva, con supporto respiratorio, controllo delle crisi convulsive e monitoraggio delle funzioni vitali.
La mancanza di una cura rende ancora più importante la diagnosi precoce e l’accesso tempestivo a strutture sanitarie adeguate. Proprio per questo, Nipah è inserito dall’OMS tra i patogeni prioritari per il Piano di ricerca, nella speranza di sviluppare in futuro vaccini e trattamenti mirati.
PER I PAZIENTI FRAGILI PIÙ ATTENZIONE E PRUDENZA
Per le persone considerate fragili (anziani, immunodepressi, pazienti con patologie croniche, trapiantati o in terapia oncologica) non ci sono indicazioni diverse rispetto alla popolazione generale, ma la soglia di attenzione deve essere più elevata. Un’infezione severa può avere un impatto più alto su organismi già vulnerabili e rendere più complessa la gestione clinica.
In caso di soggiorno o permanenza in aree a rischio, le raccomandazioni si concentrano soprattutto sulla prevenzione: evitare il consumo di alimenti potenzialmente contaminati, ridurre l’esposizione ad animali selvatici o malati, prestare particolare attenzione all’igiene delle mani e ai comportamenti di protezione negli ambienti sanitari o di assistenza. In presenza di febbre, sintomi respiratori o neurologici dopo un’esposizione a rischio, è fondamentale contattare tempestivamente un medico e segnalare il contesto epidemiologico, per attivare rapidamente i percorsi diagnostici appropriati.
COSA SUCCEDE IN EUROPA?
Secondo le valutazioni dell’ECDC, il rischio per la popolazione europea resta attualmente molto basso. Tuttavia, i casi segnalati periodicamente in Asia ricordano quanto le malattie infettive emergenti siano legate agli equilibri tra salute umana, animale e ambientale.
Nipah non è un’emergenza imminente per l’Europa, ma è un esempio concreto di quanto la sorveglianza, la preparazione dei sistemi sanitari e la capacità di riconoscere precocemente i segnali contino più dell’allarmismo.
Fonti:
- OMS: Scheda informativa su Nipah
- OMS: Disease Outbreak News, India (gennaio 2026)
- CDC: Nipah virus: Facts for Clinicians
- ECDC: Nipah virus disease