In Spagna, i primi passi di una promettente triplice terapia sottolineano la necessità di portare avanti nuovi filoni di ricerca. In Italia, nel frattempo, l’AIFA ha autorizzato l’uso di olaparib
Il 4 febbraio ricorre il World Cancer Day, la Giornata Mondiale contro il Cancro, che non si limita a ricordare il valore delle diagnosi precoci e l’urgenza dei trattamenti ma, con la campagna “United by Unique”, mette al centro i pazienti e il loro racconto personale: perché un tumore ha un impatto e un decorso differente da persona a persona, non solo da un punto di vista fisiopatologico ma, soprattutto, individuale e familiare. Le storie di coloro che si trovano ad affrontare il cancro portano a galla sfaccettature e dettagli diversi che insegnano l’importanza di anticipare la diagnosi e trovare cure efficaci, ‘ritagliate’ sulle caratteristiche del singolo individuo. Soprattutto nel caso del tumore al pancreas.
INCORAGGIANTI I TEST PRELIMINARI SULLA TERAPIA PER IL TUMORE AL PANCREAS DEL DOTT. BARBACID (MA ANCORA LUNGO IL CAMMINO VERSO IL LETTO DEL PAZIENTE)
Proprio nell’ambito del tumore al pancreas, nei giorni scorsi sul web e su alcuni quotidiani è circolata una notizia che merita considerazione: un team di scienziati guidati da un noto oncologo spagnolo, il dott. Mariano Barbacid, ha sperimentato con successo sui topi un’innovativa combinazione di farmaci in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali pancreatiche: con tre farmaci capaci di agire contemporaneamente contro le proteine EGFR e STAT3 e l’oncogene KRAS, i tumori sono stati debellati senza che negli animali siano state registrate ricadute. Per quanto incoraggiante sia questo dato, va specificato che per ora si tratta di un risultato ottenuto in test preclinici, condotti su modelli animali.
Barbacid è un ricercatore di alto profilo, laureato in Chimica all’Universidad Complutense con un master di specializzazione conseguito negli Stati Uniti, dove è stato ricercatore all’MD Anderson Cancer Center di Houston e direttore del National Cancer Institute del Maryland; oltre quarant’anni fa fu tra i protagonisti dell’isolamento del primo oncogene umano e oggi dirige il Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro (CNIO), che ha sede a Madrid. Pluripremiato per le sue ricerche scientifiche e autore di centinaia di pubblicazioni, ha un curriculum di primo ordine, un aspetto che conferisce autorevolezza alla sua ricerca, pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Barbacid ha spiegato che la risposta suscitata dal cocktail di farmaci - diretti contro tre nodi cruciali della via di segnalazione KRAS - perdura nel tempo ed è accompagnata da un ottimo livello di tollerabilità negli esemplari di topo trattati. Ciò significa che questa ricerca si colloca ai nastri di partenza di un percorso composto da molte tappe, necessarie per raggiungere l’eventuale validazione finale della terapia. In buona sostanza, prima di poter affermare che esista un nuovo trattamento per l’adenocarcinoma duttale pancreatico occorrerà aspettare altro tempo, insieme alla pubblicazione di dati ancora più corposi.
La ricerca di una soluzione per interrompere i processi di proliferazione cellulare con una combinazione di due farmaci inibitori di EGFR e STAT3, e di daraxonrasib, un inibitore sperimentale di KRAS, ha sollevato notevole interesse, ma la cautela rimane d’obbligo, specie nel caso di un tumore come quello duttale del pancreas, che costituisce una delle principali cause di morte a causa dell’elevata resistenza ai farmaci. Sono gli stessi ricercatori ad affermare di non essere ancora in grado di condurre studi clinici con la loro triplice terapia sperimentale. Il futuro di questo trattamento, quindi, è ancora tutto da scrivere.
OLAPARIB DISPONIBILE IN ITALIA PER L’ADENOCARCINOMA DEL PANCREAS CON MUTAZIONI IN BRCA1/BRCA2
Per una terapia agli inizi del percorso di valutazione, un’altra segna il passo. Si tratta di olaparib, a cui l’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha concesso la rimborsabilità quale monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulti affetti da adenocarcinoma metastatico del pancreas con mutazioni germinali nei geni BRCA1/BRCA2 e che non hanno presentato progressione dopo un minimo di 16 settimane di trattamento con platino nell’ambito di un regime chemioterapico di prima linea. Un importante risultato per un farmaco già a disposizione delle donne con tumore alla mammella o con tumori ginecologici, e degli uomini affetti da tumore della prostata.
Con l’approvazione di olaparib per l’adenocarcinoma del pancreas, l’Italia si è quindi finalmente allineata all’indicazione europea, e questo grazie ai dati provenienti da uno studio, apparso sulle pagine della rivista Cancer Medicine, che ha dimostrato l’allungamento della sopravvivenza globale nei pazienti trattati con il farmaco. Cinque anni fa, di fronte alla medesima richiesta di autorizzazione di olaparib, l’Agenzia italiana si era espressa negativamente, adducendo come motivazione la mancanza di un beneficio clinico significativo e una maggiore tossicità del farmaco rispetto al placebo. Nel corso del 2025 è stata presentata una nuova domanda di approvazione, includendo nel dossier anche i dati dello studio in real-world pubblicato su Cancer Medicine. Così, lo scorso dicembre, l’AIFA ha espresso un parere favorevole alla rimborsabilità di olaparib per il trattamento adenocarcinoma del pancreas, scrivendo così un nuovo capitolo del percorso di cura di una neoplasia che ha una marcata tendenza a formare metastasi. Un caso, questo, che testimonia quanto possa essere difficoltoso il processo di sviluppo e approvazione di una nuova terapia, con le agenzie regolatorie che necessitano di una mole di dati sufficiente a giustificarne l’effettivo utilizzo: anche per un tumore aggressivo e con poche alternative di cura come l’adenocarcinoma duttale del pancreas, per il quale, ad oggi, il trattamento di riferimento rimane la chemioterapia.
Grazie a questa nuova approvazione, il tumore al pancreas si affaccia all’orizzonte delle terapie oncologiche mirate a specifiche alterazioni genetiche, richiamando l’attenzione sull’opportunità di sottoporre i pazienti ai test per la valutazione del profilo mutazionale della malattia, che potrebbe dunque orientare le scelte terapeutiche. Nella speranza che questo possa essere solo un primo passo verso altri traguardi.