Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto. Audizione del Direttore Generale dell’ABI Dott. Marco Elio Rottigni
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Effetto demografico sulla crescita italiana
Per comprendere l’impatto della transizione demografica sull’economia italiana è utile partire da un messaggio semplice: meno popolazione in età da lavoro significa minore capacità di crescita. Se la popolazione attiva diminuisce, e se non intervengono correttivi, l’economia cresce più lentamente perché si riduce il numero di persone che lavorano, producono reddito, consumano e investono.
Su questo aspetto l’ABI ha svolto recentemente una approfondita analisi cui sarà dedicato un numero della collana editoriale che ABI realizza per diffondere studi e analisi su temi di particolare rilevanza e attualità per il mondo economico e finanziario.
La nostra analisi mostra che la sola dinamica demografica, in assenza di interventi correttivi, determinerebbe nei prossimi decenni un rallentamento significativo della crescita economica italiana, già visibile nel medio periodo e ancora più marcato nel lungo periodo: in dettaglio, la dinamica demografica attesa comporterebbe livelli di PIL inferiori di oltre il 30% nel 2080 rispetto all’ipotesi di invarianza dell’occupazione; ma già nel 2030 il PIL risulterebbe inferiore di circa il 3,5%.
In altre parole, una parte rilevante della bassa crescita futura non dipenderebbe da fattori ciclici, ma dalla struttura demografica del Paese.
Le “leve” per contrastare l’effetto demografico
Questo scenario non è però inevitabile. L’Italia presenta infatti ampi margini di recupero, legati a risorse di lavoro e di capitale umano oggi meno utilizzate rispetto ad altri Paesi europei. In particolare, fermi restando i positivi sviluppi che si stanno osservando sul mercato del lavoro in Italia, per contrastare gli effetti negativi dell’evoluzione demografica vengono solitamente citate dagli studiosi della materia quattro principali grandi “leve”, emerse anche in numerose precedenti audizioni tenute in questa stessa sede11:
- i giovani, che in Italia registrano tassi di occupazione inferiori rispetto alla media europea;
- le donne, il cui tasso di occupazione resta strutturalmente più basso;
- i saldi migratori (da intendersi come saldo netto tra i flussi in uscita e i flussi in ingresso, regolari, adeguati rispetto alle esigenze delle imprese e gestiti con processi di integrazione ben governati) che possono contribuire a riequilibrare la popolazione in età attiva;
- il capitale umano, in particolare la quota di occupati con istruzione universitaria, che incide direttamente sulla produttività.
Le nostre simulazioni indicano che intervenire su queste “leve” consentirebbe di recuperare una parte molto significativa della crescita persa a causa del calo demografico. In particolare, politiche efficaci su occupazione giovanile e femminile e una gestione adeguata dei saldi migratori permetterebbero già di ridurre drasticamente l’impatto negativo sulla crescita. …
Transizione demografica sfida strutturale per il Paese
La transizione demografica rappresenta una sfida strutturale per il Paese, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo.
La dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali.
Tuttavia, l’Italia può attingere da almeno quattro ‘’riserve’’ in cui presenta un significativo gap rispetto alla media europea che, se ben governate, potrebbero concorrere a contenere gli effetti dell’evoluzione della struttura demografica: i giovani, le donne, i saldi migratori e gli occupati laureati.
Nostre analisi mostrano come annullando tali gap si riuscirebbe a ridurre significativamente gli effetti di minor crescita economica legati alla negativa dinamica demografica attesa nei prossimi anni, potenzialmente arrivando anche ad azzerarli.
Accanto alle “leve” analizzate, vi sono tuttavia anche altri segmenti della popolazione e del sistema produttivo che richiedono misure dedicate e possono contribuire in modo significativo alla crescita economica. Si pensi ad esempio ai nuovi nati, alla popolazione più anziana – cosiddetti silver ages – e ai nuovi imprenditori.