di Mike Di Ruscio
Qualche giorno fa, nel corso di una visita al Cimitero Monumentale del Verano, è stato deposto un garofano rosso sulla tomba di Pietro Nenni, figura centrale della storia del socialismo italiano. Le sue spoglie riposano nel quadrante VIII, all’Altopiano del Pincetto, lungo il viale dei Platani. Proprio in quell’occasione è stato però constatato, con profondo rammarico, il grave stato di abbandono in cui versa la lapide: il nome di Nenni risulta ormai a fatica leggibile e la parte inferiore è in larga misura invasa dalla vegetazione, al punto da rendere quasi invisibile l’incisione dedicata alla memoria di Vittoria Nenni, la figlia minore dello statista socialista, morta a soli 28 anni nel campo di sterminio di Auschwitz. La constatazione di questo stato di abbandono, documentata e resa pubblica, ha trovato immediato riscontro tra compagni e cittadini che in quella sepoltura riconoscono non solo un luogo privato, ma un presidio della storia repubblicana. Perché Pietro Nenni non è una figura qualunque: è stato il leader che ha tenuto insieme socialismo e libertà, che ha pagato il prezzo dell’esilio e del carcere, che ha contribuito a scrivere la Costituzione. Da qui, la decisione di non limitarsi alla denuncia pubblica, ma di attivarsi concretamente per richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti. Insieme a Gianfranco Scavuzzo, amico e compagno di lunga militanza nella Federazione dei Giovani Socialisti, è stata così assunta un’iniziativa formale nel solco dell’insegnamento nenniano — «Fai quel che devi, accada quel che può» — indirizzando una lettera al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, all’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, e al presidente della Fondazione Nenni, Claudio Martelli. Un atto che chiama in causa non solo la manutenzione di un luogo di sepoltura, ma il dovere civico e politico di preservare la memoria di una delle personalità che hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione della democrazia repubblicana. Nel difficile dopoguerra Pietro Nenni seppe leggere con lucidità il rapido mutamento degli equilibri politici e sociali del Paese. L’influenza anglo-americana, il peso del Vaticano e la collocazione dell’Italia nel campo occidentale, insieme al riemergere nell’opinione pubblica di un sentimento moderato e borghese, stavano progressivamente orientando il Paese verso soluzioni conservative, incarnate in primo luogo dalla monarchia e sostenute dagli ambienti clericali. Nenni comprese che il fattore tempo non giocava a favore della scelta repubblicana. Definì quella fase una vera e propria “corsa contro l’orologio” e si impegnò senza esitazioni in una battaglia politica totale. Fu protagonista assoluto di quella mobilitazione: animò la partecipazione popolare con comizi accesi, intervenne quotidianamente dalle pagine dell’«Avanti!» e chiamò a raccolta i socialisti e le socialiste di tutta Italia attorno a uno slogan destinato a segnare l’immaginario politico del tempo: «O la Repubblica o il caos». Nei suoi Diari avrebbe poi descritto il 2 giugno come una data capace di dare senso a un’intera vita militante: «Una grande giornata che mi ripaga di molte amarezze e che può bastare per la vita di un militante. La battaglia per la Repubblica è vinta». L’«Avanti!» uscì con un’edizione speciale, dal titolo essenziale e solenne — Grazie a Nenni — firmato da Ignazio Silone e dall’intera redazione: un riconoscimento che, a distanza di decenni, conserva intatta la propria forza simbolica. Pietro Nenni resta una figura centrale della storia del socialismo italiano e, più in generale, della storia politica nazionale: protagonista dell’antifascismo, della Resistenza e della nascita della Repubblica. Il suo lascito morale e politico costituisce un patrimonio collettivo che il Paese è chiamato a riconoscere e tutelare. Non è un tema secondario, dunque, quello della memoria. Nell’anno in cui ricorrono gli ottant’anni della Repubblica italiana, la tutela dei luoghi e dei simboli che ne custodiscono le radici assume un significato ancora più rilevante. La sepoltura di Pietro Nenni non è soltanto un luogo di memoria privata, ma un bene simbolico di alto valore pubblico, che merita un livello di cura e di decoro adeguato alla statura storica della personalità che vi riposa. Ci rivolgiamo a tutti i compagni, al Partito e al Segretario nazionale Enzo Maraio, certi che vorrà, come noi, rendere omaggio al grande vecchio del socialismo italiano.