Milano-Cortina 2026 e il logo come linguaggio universale | Promos Rimini

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Un logo è uno degli elementi più esposti di un brand: lo si trova in materiali commerciali, documenti, spazi fisici, contatti quotidiani con clienti, partner e fornitori. Proprio per questo, lavora anche quando non ce ne accorgiamo.

Dal punto di vista psicologico, il logo agisce prima delle parole. Il cervello riconosce forme e colori in modo istintivo, creando associazioni immediate. Quando un segno è coerente e stabile nel tempo, diventa familiare. Dove le decisioni sono ponderate e basate sulla fiducia, la familiarità è un valore strategico.

Un logo efficace non serve a “convincere”, ma a rassicurare. Non spiega tutto, ma crea continuità. È il punto fermo che accompagna un’azienda nel tempo, indipendentemente dai messaggi, dalle campagne o dai contesti in cui si trova a comunicare.

Non è un caso che i loghi più forti siano anche quelli più longevi. E uno degli esempi più chiari di questa forza è proprio il simbolo delle Olimpiadi.

I cinque cerchi olimpici: la costruzione di un simbolo senza tempo

Il logo delle Olimpiadi nasce nel 1913 da un’intuizione di Pierre de Coubertin, che lo presentò per la prima volta nell’intestazione di una lettera e sulle pagine della Rivista Olimpica. Il simbolo fece il suo debutto ufficiale alle Olimpiadi di Anversa nel 1920 e comparve sulle medaglie per la prima volta a Parigi nel 1924.

I cinque cerchi intrecciati rappresentano i cinque continenti abitati (Europa, Asia, Africa, America e Oceania) e incarnano l’idea di unione e fratellanza tra i popoli. I colori non sono associati a continenti specifici, ma furono scelti perché, insieme al bianco dello sfondo, erano presenti in tutte le bandiere nazionali dei paesi partecipanti all’epoca.

Ciò che rende questo logo straordinario non è solo il significato, ma la sua stabilità nel tempo. La struttura di base è rimasta invariata per oltre un secolo, subendo solo lievi variazioni formali. Dal 2010 si è tornati alla versione originale, mentre ogni edizione olimpica affianca al simbolo elementi locali, senza mai intaccarne l’identità.

È la dimostrazione che un logo può evolvere nel contesto, senza perdere se stesso.

I loghi raccontano una storia

Molti loghi efficaci non colpiscono solo per l’estetica, ma per ciò che raccontano, anche in modo implicito.

Pensiamo a brand che hanno costruito il proprio segno partendo da:

– la storia dell’azienda
– il territorio di origine
– il settore di appartenenza
– un valore chiave o una visione.

In questi casi il logo diventa un contenitore di senso. Non serve spiegare tutto: basta un dettaglio, una forma, una scelta cromatica coerente per comunicare solidità, innovazione, tradizione o specializzazione. La freccia nascosta tra la “E” e la “x” di FedEx, la mela morsicata simbolo di conoscenza e scoperta di Apple.

Un logo ben progettato aiuta a posizionarsi, a essere percepiti come affidabili e strutturati, senza bisogno di sovraccaricare la comunicazione.

Conclusione

Milano-Cortina 2026 porterà sotto gli occhi di milioni di persone uno dei simboli più riconoscibili di sempre: i cinque cerchi olimpici. Un logo che attraversa epoche, luoghi e culture senza perdere significato, perché è stato progettato per durare e per funzionare ovunque.

Il logo non è un esercizio estetico né un elemento da rinnovare per seguire una tendenza. È una base strategica, un segno che deve reggere nel tempo, adattarsi a contesti diversi e mantenere sempre la stessa forza.

Un buon logo tiene insieme identità, materiali e percezione del brand. E proprio come accade per Milano-Cortina, quando è progettato con metodo e visione, diventa qualcosa che va oltre la comunicazione: diventa patrimonio.

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