5 febbraio 2026
Conferenza stampa organizzata da Ebiter Fvg, con focus su occupazione, ricambio generazionale e dumping contrattuale
Si è svolto il 4 febbraio 2026, nella sede di Confcommercio Udine, la conferenza stampa organizzata da Ebiter Fvg, l’Ente bilaterale del Terziario e del Turismo.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il Programma 2026 di Ebiter Fvg, che definisce le principali linee di intervento e le misure di sostegno a favore di imprese e lavoratori dei comparti commercio, servizi e turismo.
Le ricerche sul mondo del lavoro
Ampio spazio è stato dedicato anche all’analisi del contesto occupazionale regionale, a partire dai risultati di due rilevanti indagini sul mondo del lavoro realizzate da Format Research e Ires Fvg.
Le ricerche hanno approfondito alcuni dei temi più attuali per il terziario regionale: dal complesso ricambio generazionale nel commercio alla crescita degli imprenditori stranieri titolari di ditte individuali nei servizi, dal quadro generale dell’occupazione fino al fenomeno del dumping contrattuale, che incide sulla qualità del lavoro e altera la concorrenza tra imprese.
Alla conferenza stampa sono intervenuti il presidente di Ebiter Fvg Fabio Pillon, il vicepresidente Adriano Giacomazzi, il direttore scientifico di Format Research Pierluigi Ascani e il ricercatore di Ires Fvg Alessandro Russo, che hanno illustrato dati, scenari e prospettive per il sistema economico regionale.
I dati Format Research
Il mercato del lavoro nel terziario del Friuli-Venezia Giulia si conferma attivo ma strutturalmente complesso. Nel 2025 il 39,9% delle imprese ha avviato ricerche di personale, segnale di una domanda presente e diffusa. Tuttavia, permane una difficoltà significativa di incontro tra domanda e offerta, che continua a rappresentare uno dei principali vincoli alla crescita e alla stabilità occupazionale del settore.
Sul fronte dell’occupazione, il quadro complessivo appare sostanzialmente stabile, con alcuni segnali di lieve rafforzamento dal lato delle imprese, che indicano una cauta propensione a consolidare gli organici, pur in un contesto ancora incerto.
Resta aperto il tema del dumping contrattuale. Sebbene solo l’8,4% delle imprese lo indichi come un fattore rilevante di concorrenza, tra i lavoratori emergono valutazioni più critiche: il fenomeno è percepito come causa di compressione delle retribuzioni e riduzione delle tutele, con effetti negativi sulla qualità del lavoro e sulla tenuta complessiva del sistema.
In questo scenario, la formazione si conferma una leva strategica fondamentale. Nel primo semestre del 2025, il 29,7% delle imprese ha attivato percorsi di formazione non obbligatoria, a dimostrazione di un investimento volontario sulle competenze. Tra i lavoratori coinvolti, il riconoscimento è netto: il 76,8% giudica la formazione utile per il miglioramento della propria professionalità, rafforzando l’idea che l’aggiornamento continuo rappresenti uno strumento chiave per affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro.
Questi sono i principali risultati della ricerca sulle imprese e sui lavoratori del terziario del Friuli-Venezia Giulia, realizzata da EBTER Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con Format Research.
DUMPING CONTRATTUALE
Tra le imprese, il 22,2% percepisce la presenza di concorrenti che applicano contratti non rappresentativi, ma solo l’8,4% ritiene che il fenomeno incida in modo rilevante sulla concorrenza. I lavoratori mostrano una maggiore sensibilità: il 52% ha sentito parlare di dumping contrattuale e il 22,6% lo considera diffuso nel proprio settore. Gli effetti percepiti riguardano soprattutto riduzione delle retribuzioni, maggiore precarietà e disuguaglianze di trattamento. Il 49% dei lavoratori è favorevole a un intervento normativo che limiti l’uso di contratti non rappresentativi.
QUADRO OCCUPAZIONALE
Il sistema del terziario del Friuli-Venezia Giulia mostra una tenuta complessiva dell’occupazione nel 2025. Già nel I semestre 2025 l’81,9% delle imprese dichiarava organici invariati e in chiusura dell’anno tale trend si rafforza: la percentuale sale al 92,9%. L’indicatore occupazionale migliora leggermente rispetto alla precedente rilevazione (+2 punti).
ASPETTATIVE DEI LAVORATORI
Dal lato dei lavoratori, la percezione è più cauta: l’indicatore sulla situazione economica familiare sale solo di un punto (da 41 a 42), confermando una stabilità fragile e fortemente esposta all’inflazione. La situazione finanziaria migliora lievemente, con un’area di disagio sociale che scende dal 18,7% al 17,9%. Tuttavia, il 26,1% segnala un peggioramento legato principalmente all’aumento dei prezzi dei beni e servizi (72,3%) e dei costi energetici (52,3%).
Le aspettative restano prudenti: il 53,5% prevede spese invariate nel II semestre 2025 e solo il 21,3% intende spendere di più. Il timore di perdere il posto di lavoro rimane contenuto (10%, sostanzialmente stabile rispetto al 9,2% del semestre precedente). Tuttavia, cresce il malessere latente: il 46,3% dei lavoratori ha pensato di cambiare lavoro negli ultimi due anni. La principale motivazione è lo squilibrio tra retribuzione e valore del lavoro(52,4%, +2,4 punti rispetto al II semestre 2024), seguita da insoddisfazione professionale e scarse prospettive di crescita.
RICERCA DI PERSONALE
Quattro imprese su dieci hanno cercato personale nel biennio 2024–2025, ma la quota è in lieve calo rispetto alla rilevazione precedente. Tra chi assume, il 61,1% segnala difficoltà medio-alte di reperimento, un dato sostanzialmente stabile. La criticità principale resta la scarsità di candidati con competenze adeguate (53,7%), seguita da orari ritenuti poco attrattivi e aspettative retributive non allineate. Il 43,6% delle imprese dichiara un impatto negativo sui ricavi dovuto alle mancate assunzioni, in lieve miglioramento rispetto al 48,1% del semestre precedente.
FORMAZIONE
Solo il 29,7% delle imprese ha investito in formazione non obbligatoria (in lieve calo dal 31,3%), ma i risultati economici sono significativi: +10% di ricavi medi per chi ha investito, contro un -4% per chi non lo ha fatto.
La formazione si concentra su sicurezza, digitalizzazione e marketing. Dal lato dei lavoratori, il 76,8% di chi ha partecipato valuta l’esperienza come utile, confermando la formazione come leva strategica ancora sottoutilizzata.