Barachini, da valutare fondo Ue per pluralismo e informazione - Uspi

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Il sottosegretario all’informazione e all’editoria Alberto Barachini rilascia un’intervista all’Associazione della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC) e alla testata Famiglia Cristiana. Nel dialogo pubblicato nel settimanale religioso, Barachini interviene su contributi pubblici, pluralismo, informazione capillare e fake news.

A questo proposito, il sottosegretario ipotizza un piano regolatorio europeo per l’editoria e l’informazione. Un PNRR che sia strutturato come un “fondo destinato a sostenere il pluralismo, l’innovazione e l’occupazione del settore”.

L’importanza dei contributi

A un mese dallo sblocco del Fondo per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria, Barachini torna a puntare la sua attenzione sui contributi per i giornali italiani. Nonostante il lavoro svolto per l’aumento del Fondo a 60 milioni, il sottosegretario sottolinea il ruolo fondamentale dei contributi nel giusto funzionamento dell’informazione. Un supporto al pluralismo e un pilastro per il benessere della democrazia

I contributi sono un vero e proprio “strumento” per il sottosegretario. “Stiamo lavorando a un aggiornamento del regolamento che premi il lavoro giornalistico e la presenza sul territorio, mantenendo i livelli di sostegno e valorizzando le realtà più attive e radicate”.

Con il lavoro dei giornalisti si deve assicurare un ecosistema di notizie di qualità. Perché “dove cala l’informazione di qualità, cala anche la partecipazione democratica. Un cittadino informato è un cittadino che partecipa”.

Edicole e cartaceo

Anche le edicole sono state soggette a contributi poderosi negli ultimi mesi. Rinnovato anche il fondo di 17 milioni di euro, Barachini parla di valore centrale dell’informazione locale tramite il cartaceo. 

“L’informazione locale è il primo contatto tra il cittadino e la notizia”, il primo “anticorpo” contro la disinformazione. “Senza questo tessuto connettivo perdiamo non solo informazione, ma identità culturale”.

Una corso contro il declino delle edicole è in atto da anni, eppure vediamo i numeri scendere sempre più inevitabilmente. Alla domanda sulla “fine della carta stampata”, Barachini risponde che “la carta resta uno strumento di profondità e attenzione. Finché ci saranno cittadini che vorranno capire, la carta avrà un futuro”.

Per questo l’amministrazione attuale ha continuato a sostenere la distribuzione, soprattutto nelle aree remote e ha “aiutato a mantenere aperti punti vendita fondamentali per le comunità. È molto complesso incidere sul calo delle vendite, ma possiamo rallentare le chiusure e garantire un presidio sul territorio”.

Il mondo digitale: un impatto considerevole

Il digitale non potrà sostituire la carta. “Non completamente”, specifica il sottosegretario. Nonostante questo, Barachini affronta il cambiamento e la trasformazione del mondo e del lavoro editoriale nel mondo virtuale, tra internet e Intelligenza Artificiale (IA). 

Certamente l’IA sta trasformando il modo di informarsi, conferma il sottosegretario. “Oggi molti cittadini si fermano alle sintesi generate dall’IA senza andare alle fonti”. Ma, ricorda, “non dimentichiamo mai che l’informazione è un bene costoso da produrre, mentre la disinformazione costa pochissimo”.

Il saper informarsi diventa quindi una procedura individuale e culturale. “Difendere un sistema informativo pluralista significa anche difendere la capacità di un Paese di raccontare sé stesso. Senza un’informazione radicata nei territori, rischiamo che la narrazione dell’Italia venga affidata ad altri”.

Proprio da questi principi nasce l’attenzione regolatoria verso l’IA, con il recente ddl IA approvato in Italia nel settembre 2025. Nel ddl infatti si parla di sanzioni e possibili procedure legali in caso di uso illecito dell’IA.

“Viviamo una fase di grande confusione informativa: il cittadino è immerso in una “nube” di contenuti in cui diventa sempre più difficile distinguere ciò che è verificato da ciò che non lo è. Il giornalismo professionale, con la verifica delle fonti e la responsabilità personale del giornalista, è il principale argine a fake news e deepfake. Sostenere l’informazione significa quindi difendere questo presidio”.

È importante saper preservare la chiarezza informativa per non “consumare” la fiducia dei cittadini. Infatti, “l’informazione falsa o non verificata mina la credibilità complessiva del sistema e allontana i cittadini dall’informazione professionale”.

Un PNRR europeo

Barachini, inoltre, introduce il ruolo “decisivo” dell’Europa. “In Europa sta crescendo la consapevolezza che senza un intervento pubblico l’informazione di qualità rischia di non reggere l’impatto dei grandi player digitali”. 

Per questo suggerisce un progetto ambizioso tanto quanto necessario. “Servono regole comuni e forme di contribuzione da parte delle piattaforme che ridistribuiscono il valore prodotto dai contenuti giornalistici. Io credo anche che l’Europa dovrebbe pensare a un vero e proprio PNRR per l’editoria e per l’informazione, un fondo europeo dedicato a sostenere il pluralismo, l’innovazione e l’occupazione nei singoli Paesi. L’obiettivo è passare dalla logica delle sanzioni a quella degli accordi strutturali”.

L’articolo Barachini, da valutare fondo Ue per pluralismo e informazione proviene da Notiziario USPI.

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