Veronese e Buonomo: “Recepimento Direttiva su trasparenza salariale non all’altezza”

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Veronese e Buonomo: �Recepimento Direttiva su trasparenza salariale non all�altezza�

�Esprimiamo contrariet� su impostazione e contenuti�

06/02/2026  Sindacato.

�Lo schema di Decreto Legislativo volto a trasporre nella normativa italiana la Direttiva UE sulla trasparenza salariale non � all�altezza n� delle aspettative n� delle sfide che sarebbe chiamato ad affrontare. L�Italia oltre a un gap occupazionale, ha un gap salariale di genere importante e inaccettabile che incide anche sulle pensioni�.

� quanto hanno dichiarato le segretarie confederali della Uil, Ivana Veronese e Vera Buonomo.

�Prima di tutto � hanno commentato le sindacaliste della Uil � rileviamo l�esclusione, dall�ambito di applicazione, di lavoratori e lavoratrici apprendisti, intermittenti e del settore domestico. Ma ci� che colpisce maggiormente � il disallineamento che si crea rispetto a uno strumento che il nostro ordinamento gi� prevede, con finalit� molto simili: il Rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile. In sede di confronto era stato concordato di intervenire proprio su quello strumento, implementandolo con le previsioni della Direttiva, ma mantenendone le caratteristiche essenziali: un documento obbligatorio ogni due anni per tutte le aziende sopra i 50 dipendenti. Invece il nuovo adempimento non sar� richiesto alle aziende sotto i 100 dipendenti, avr� cadenza triennale sotto i 250 e, soprattutto, per le imprese con meno di 150 dipendenti scatter� solo a partire dal 2031. Nel frattempo, alle lavoratrici di quelle aziende che gi� oggi subiscono discriminazioni salariali cosa dovremmo dire? Di pazientare e aspettare il proprio turno per vedere riconosciuto un diritto fondamentale come la parit� retributiva?�.

�Esprimiamo contrariet� all�impostazione contenuta in diversi articoli, laddove si consente di assumere come riferimento qualsiasi contratto applicato dal datore di lavoro o perfino sistemi classificatori aziendali. Una simile scelta � inaccettabile: legittima contratti non rappresentativi, indebolisce le tutele e rischia di mettere in discussione definitivamente lo scopo della direttiva in merito alla valutazione del lavoro di pari valore. Per la Uil, non ci sono ambiguit�: ogni comparazione retributiva deve basarsi esclusivamente sui Ccnl nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente pi� rappresentative�.

�Inoltre - hanno concluso Veronese e Buonomo - rispetto alla Direttiva si crea un percorso a ostacoli per le lavoratrici, per avere le informazioni: uno dei tanti punti di distanza tra il testo europeo e la proposta di testo italiano. Se non verr� modificato, crediamo che ci siano tutte le condizioni perch� l�Europa apra una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese�.

Roma, 6 febbraio 2026

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