‘6 gradi di separazione’
ovvero
‘ëlmond a l’è cit’
A tutte e tutti noi è capitato di conoscere una persona, magari in un luogo mai frequentato prima, scoprire con sorpresa che è amica di altri nostri amici o conoscenti ed esclamare “ma com’è piccolo il mondo!”.
Il pensiero che il mondo sia un “piccolo mondo” in cui le persone sono più vicine di quanto si pensi è un concetto chiave legato alla teoria dei sei gradi di separazione secondo la quale qualunque persona sulla Terra è collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni comuni che non supera in media i sei passaggi.
Il nostro lavoro è un piccolo mondo di mille individui, persone amiche, famigliari, conoscenti, soggetti con cui abbiamo condiviso percorsi comuni di lavoro, interessi, impegno, o volti incontrati per pochi istanti, con i quali si è solo incrociato uno sguardo. Vi sono fotografie di molti anni fa, forse riconoscerete volti di chi non è più tra noi, perché questo lavoro vuole anche essere un omaggio all’amicizia e alla memoria, ma il suo scopo fondamentale è far riflettere sul rapporto di interconnessione tra tutte le persone rappresentate su questa tela e, per estensione, tra tutti gli esseri umani che abitano questo pianeta.
Oggi siamo concretamente in correlazione: siamo qui presenti e possiamo rispecchiarci alle pareti con altri mille volti alle spalle; forse siamo rappresentati sulla stessa tela o altrimenti curiosi di trovare tra le tante figure un volto conosciuto. Stiamo facendo un viaggio nelle scatole della nostra vita e nel mistero della fotografia, quando diventa frammenti di memoria che acquisiscono vitalità nell’idea di comporli in un insieme unico e mobile, fatto di legami multipli. Si offre così la possibilità di riempire lo spazio della relazione, con l’opera e con il suo senso di molteplici significati, fatta di tante percezioni; entrando anche nel tempo degli intrecci a cui rimandano le immagini: passato, più o meno lontano, da cui provengono, e presente nell’atto della scoperta dell’insieme.
Se vi riconoscete in una fotografia a colori o individuate qualche vostro conoscente, o un’immagine vi ricorda un’emozione o rimanda ad un momento della vostra vita, staccatela e portatela con voi lasciando al suo posto un pensiero, un segno, una traccia del vostro passaggio; potrete anche tornare e inserire voi una nuova immagine, vostra o di chi volete, o recapitare una foto a conoscenti che ritrovate rappresentati.
Sul lato con le foto in bianco e nero potete tracciare un tratto che colleghi voi alle persone che riconoscete; si realizzerà così un reticolo sempre più fitto di connessioni e chissà quante saranno i possibili rapporti tra immagini, persone, pensieri, piani e dimensioni, una sorta di caleidoscopio aperto, composto e che man mano evolverà ricomponendosi secondo nuovi equilibri.
L’invito dunque non solo ad osservare ma ad entrare attivamente nella nostra invenzione, facendone un’esperienza immersiva, come è sempre quando ci si affaccia sulla complessità.
Le persone sono state fotografate con il loro consenso o nel corso di eventi pubblici.
Un grandissimo ringraziamento ad Antonio Ancora per averci messo a disposizione splendidi ritratti scattati in giro per il mondo
GLI AUTORI:
DORIANA BERTINO
Si diploma negli anni 70 al Liceo Artistico e in seguito all’Accademia di Belle Arti ed ha la fortuna di conoscere grandi artisti che segnano la sua maturazione artistica, da Francesco Tabusso, i cui preziosi insegnamenti sono fondamentali nella sua formazione, ad Antonio Carena, i cui suggerimenti contribuiscono a demistificare la creazione artistica, fino a Gilberto Zorio, maestro ed amico, esponente di punta dell’Arte Povera che le trasmette l’interesse per la ricerca concettuale.
Nella vita professionale è stata per 30 anni scenografa televisiva e ora, da felice pensionata, si dedica pienamente alle passioni per l’arte, la fotografia, il giardinaggio e la cucina.
Oltre all’installazione collettiva sui 6 gradi di separazione, i lavori individuali presentati sono fotografie subacquee o botaniche, elaborate a volte a negativo, dove la fusione di soggetti incompatibili rende surreale la creazione e la forma diventa oggetto della ricerca cromatica.
MOSTRE PRINCIPALI:
2016 – 1^ Biennale della creatività al femminile– Bra
2016 – personale – Caffè Vergnano – Torino
2016 – personale – Art and Coffee – Torino
2018 – personale – Canonica – Pino d’Asti
2019 – personale – Vivaio Peyron – Castagneto Po
2019 – collettiva – Vivaio Peyron – Castagneto Po
2024 – collettiva – MecanikosMecanikos– Torino
LUIGI VIGNA – ‘LUCA GIVAN’
Dal luglio 1973 al settembre 1978 attività di progettazione architettonica presso uno studio d’ingegneria del Pinerolese. Dall’ottobre 1978 fino all’agosto 2016 funzionario presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fino al dicembre 2005 presso la Soprintendenza al Museo delle Antichità Egizie di Torino con il ruolo di restauratore conservatore direttore coordinatore, poi dal settembre 2009 svolge il medesimo incarico presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie. Dall’ottobre 2009 prosegue la sua carriera presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con la direzione tecnica del Settore Restauro Archeologico e docente OPD SAFS anche nell’ambito del primo Master in Restauro di Arte Contemporanea indetto dal medesimo istituto, che deciderà di lasciare nell’agosto del 2016 per dedicarsi a “cosa fare da grande” cioè focalizzare ulteriormente la sua ricerca artistica nell’ambito del VirtualismoMaterico, la corrente da lui fondata nel 1984 quale Luca Givan tesa ad esplorare gli aspetti da lui definiti dei “cinque sensi e più” della specie umana anche in relazione col ridondante antropocene da essa generato sull’intero pianeta.
Luigi Vigna in più occasioni ha fatto parte per il MiBACT della commissione d’esami per il conferimento della Laurea Magistrale a Ciclo Unico presso il Centro Restauro della Venaria Reale. E’ stato correlatore e relatore di tesi universitarie ed ha svolto vari incarichi di docenza a tempo determinato presso il Centro Italo Egiziano per il restauro e l’archeologia al Cairo, Università degli di Studi di Torino, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Scuola per Artigiani e Restauratori del Sermig di Torino.
Le molteplici esperienze formativa cui ha preso parte includono:
– CNR-Comitato Nazionale per la Scienza e la Tecnologia dei Beni Culturali – I seminario internazionale di Scienze e Tecnologie per i Beni Culturali, Lacco Ameno-Ischia Novembre 1990.
– “Corso di conservazione e restauro dei dipinti murali e degli stucchi” curato dall’Istituto Centrale per il Restauro con la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Palazzo Artieri a Oriolo Romano e per la parte di cantiere in Palazzo Odescalchi a Bassano Romano, maggio – giugno 1995.
Gli incarichi particolari di cui ha fatto parte in ambiti nazionali ed internazionali includono:
- Membro del Comitato scientifico Papyri Montserratenses II dell’Abbazia di Montserrat – Barcellona (Spagna) dal 2002 al 2005.
- Referente su incarico MiBACT per gli aspetti conservativi dei reperti egizi del progetto espositivo “Grandi Civiltà”, Beijing World Art Museum (Cina) ottobre 2006 – dicembre 2009.
- Componente del primo nucleo sperimentale dei Caschi Blu della Cultura al terremoto in Nepal nell’ambito del progetto iniziale per la Task Force MiBACT – U4H (luglio 2015 – marzo 2016).
Fa parte di:
– Comitato scientifico del Museo MIIT Italia Arte di Torino.
– Commissione Pubblicazioni – Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti – Torino.
E’ collaboratore esterno della Scuola per Artigiani Restauratori Maria Luisa Rossi del SERMIG – Torino.
Luigi Vigna nel corso della sua vita professionale ha incontrato ed interagito con notevoli figure dell’ambito artistico e culturale, tra le quali: Antonio Paolucci, Philippe Daverio, Brian Eno, Igor MitoraJ, Giuliano Gori, Daniel Spoerri, Luciano Canfora, Federico Zeri, Dante Ferretti, Fosco Masini, Giuseppe Penone, Luciano Massari, Antonio Saporito, William Tode, Andy Goldsworthy, Giorgetto Giugiaro.
…ma Luca Givan, pur assorbendo molto da tali incontri, con essi non si è mai palesato, optando sempre nei loro confronti per un profilo di defilato rispettoso pudore dei reciproci ruoli e professionalità ed infatti, pur avendo esposto in alcune collettive, questa è la prima volta in cui si propone con una sua mostra personale.
TITOLO MOSTRA: ‘‘6 gradi di separazione’ovvero‘ëlmond a l’è cit’
SEDE ESPOSITIVA: Museo MIIT, corso Cairoli4 – Torino
DATE MOSTRA: 12-28 Febbraio 2026
INAUGURAZIONE: Giovedì 12 Febbraio 2026 dalle ore 18.00
ORARI VISITE: dal martedì al sabato 15.30-19.30 – info: 011.8129776 / 334.3135903