Ucraina: la storia di Olha che ha perso la casa ma si impegna per gli altri | INTERSOS

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Olha è una psicologa ucraina che lavora con INTERSOS. La sua casa è stata distrutta l’anno scorso durante un bombardamento ma, nonostante le tante difficoltà personali che deve affrontare, Olha non ha smesso di dare il suo sostegno a quanti, come lei, sono sfollati e stanno subendo i traumi della guerra.

Storia di Davide Maria De Luca per INTERSOS

La notte del 18 agosto 2025, un attacco aereo ha colpito il palazzo dove viveva Olha Tkachova, psicologa e operatrice di Intersos. Cinque esplosioni da direzioni diverse hanno devastato l’edificio, provocando la morte di una famiglia vicina: madre, padre, una bambina di un anno e mezzo e un ragazzo di 16 anni. Olha ha visto con i suoi occhi la distruzione, eppure è riuscita a mettersi in salvo, portando con sé sua figlia, il gatto e pochi oggetti essenziali.

Olha lavora da anni con Intersos, supportando persone colpite dalla guerra attraverso arteterapia e percorsi di sostegno psicologico, con particolare attenzione ad anziani e rifugiati. I suoi progetti sono realizzati anche grazie al supporto dell’Unione Europea e mirano a restituire dignità, sicurezza e momenti di creatività a chi ha vissuto traumi profondi.

L’amara ironia della vita ha voluto che, oggi, Olha stessa si trovi nella condizione delle persone che assiste: senza casa, con la quotidianità sconvolta e la necessità di ricominciare da zero. Dopo l’attacco, lei e sua figlia hanno dovuto lasciare l’appartamento, trovando rifugio dai parenti e cercando un nuovo spazio sicuro.

Ma in un modo o nell’altro, incredibilmente, Olha continua a fare il suo lavoro con gli altri.

«Oggi siamo stati a Mala Danylivka, un piccolo villaggio nel distretto di Kharkiv — racconta al ritorno da una missione —. Come accade spesso nei piccoli centri, la maggior parte degli abitanti sono anziani, persone sole che hanno bisogno di sostegno e di sentirsi parte di una comunità. Con loro ho già fatto molti laboratori: disegno di mandala, modellazione con plastilina, collage, attività di arteterapia. A volte guardiamo insieme dei cartoni animati: per gli adulti è un modo per ritrovare un po’ della spensieratezza che avevano da bambini — cosa che oggi, in tempo di guerra e solitudine, manca molto ».

(Foto di archivio)
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Chiara De Stefano