Accademia delle Libere Abilità: a Udine l’università apre alle disabilità cognitive

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Un progetto pilota pensato per colmare il ‘buco nero’ che si crea dopo il diploma per i giovani con disabilità intellettive. Rocco (Fondazione Radio Magica): “La chiave è il learning by doing”

C’è un momento, nella vita di un giovane con disabilità cognitiva, in cui tutto si ferma. Arriva la fine delle superiori, il diploma, e poi il nulla. Dopo anni di sostegno scolastico, laboratori, progetti personalizzati, a 19 anni si spalanca quello che Elena Rocco, segretaria generale della Fondazione Radio Magica, chiama “un buco nero”. Un vuoto che l’Università di Udine, insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia e alla Fondazione Radio Magica, ha deciso di colmare attraverso l’Accademia delle Libere Abilità (ALA): un progetto pilota che definisce un nuovo standard per il diritto allo studio delle persone con disabilità intellettiva, finora escluse dal sistema accademico italiano.

L’ESPERIENZA DI RADIO MAGICA E LA GENESI DEL PROGETTO

La storia di ALA affonda le radici nell’esperienza di Radio Magica. “Nel lontano 2002 la vita mi ha messo di fronte a una grande e imprevista opportunità di ricerca sul campo”, racconta Elena Rocco, che è anche professoressa universitaria specializzata in strategie d’impresa e comunicazione: “La nascita di mio figlio, affetto da una sindrome genetica rara, che al momento non ha neppure un nome, mi ha portata a interrogarmi su quali potessero essere per lui gli stimoli più efficaci a livello linguistico e cognitivo”. La risposta a questa domanda arriva dagli albi illustrati e dalla lettura ad alta voce. “Mi accorsi che anche per lui, come per tanti bambini, la lettura animata poteva rappresentare davvero un grande stimolo all’ascolto e, quindi, all’apprendimento linguistico”. Da questa intuizione nel 2012 è nata Fondazione Radio Magica, pensata proprio per dare una mano a bambini, ragazzi e giovani adulti con difficoltà di comunicazione e disabilità.

Di questo percorso ultradecennale l’Accademia delle Libere Abilità, presentata a fine gennaio a Roma, costituisce la naturale evoluzione. Immaginata e poi organizzata per trasformare l’istruzione superiore in un diritto accessibile, ALA non vuole essere solo un’iniziativa di inclusione sociale, ma un vero cambio di paradigma nel mondo accademico. In altre parole, vuole segnare un’inversione di rotta rispetto a quel trend che, malgrado la crescita costante del numero di studenti con disabilità nelle scuole (4,5% dell’intera popolazione scolastica con un incremento del 26% negli ultimi cinque anni), vede poi l’istruzione interrompersi bruscamente una volta superata la maturità.

COMUNICAZIONE ACCESSIBILE E LEARNING BY DOING

L’Accademia delle Libere Abilità offre lezioni teoriche, laboratori inclusivi e visite didattiche, rendendo per la prima volta accessibili i contenuti universitari attraverso la Comunicazione Aumentativa Alternativa e il linguaggio Easy-to-Read. Non è questione di abbassare il livello, ma di applicare l’accomodamento ragionevole previsto dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità”, precisa Rocco. Attualmente l’offerta formativa si articola in tre corsi (Archeologia inclusiva, Storia dell’arte e Letteratura dell’infanzia e dell’adolescenza) e sei laboratori (Informatica; Piante, fiori e animali; LIS; Giornalismo; Soft skill; Danza). “Ma non si tratta di un apprendimento meccanico, bensì dell’applicazione di un metodo basato su learning by doing e storytelling”, prosegue. “Le storie hanno la capacità di stimolare una forma di apprendimento più emozionale e meno logico deduttivo”.

UN INVESTIMENTO REGIONALE E UN MODELLO NAZIONALE

Sostenuto economicamente dalla Regione Friuli Venezia Giulia, l’Accademia delle Libere Abilità nasce dalla sinergia tra mondo della ricerca, Terzo settore e istituzioni pubbliche. “Con il progetto ALA, il Friuli Venezia Giulia riafferma la sua vocazione di laboratorio nazionale per le politiche dell’inclusione”, ha affermato l’assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità, Riccardo Riccardi. “Abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa con un investimento di 250mila euro perché crediamo fermamente che il diritto alla conoscenza non debba avere barriere. Non stiamo parlando di assistenza, ma di un investimento sul capitale umano: colmiamo quel ‘vuoto’ che per troppi anni ha isolato i giovani con disabilità dopo il diploma, offrendo loro non solo una formazione accademica di qualità, ma una reale prospettiva di cittadinanza attiva e dignità lavorativa. Questo modello, nato a Udine, è oggi una realtà che mettiamo a disposizione del Paese come protocollo d’eccellenza, dimostrando che l'inclusione è il motore più potente per l’innovazione della nostra società”.

L’Università di Udine, con il lancio dell’Accademia delle Libere Abilità, riafferma la funzione sociale della ricerca e dell’alta formazione”, ha aggiunto il rettore Angelo Montanari. “Non ci siamo limitati ad aprire le nostre aule, ma abbiamo messo a disposizione il nostro sapere scientifico per costruire un metodo rigoroso che renda la cultura realmente accessibile. L’inclusione degli studenti con disabilità cognitive non è più un obiettivo utopico, ma una realtà accademica codificata. Siamo orgogliosi di essere pionieri di un cambiamento culturale che valorizza il talento in ogni sua forma, trasformando l’Ateneo in un ecosistema capace di generare innovazione sociale e nuove opportunità professionali per tutti”. L’obiettivo dell’Università di Udine, infatti, è rendere ALA un modello replicabile in tutti gli atenei. Grazie all’impegno dei ricercatori e al coinvolgimento degli studenti di Educazione Professionale, è in fase di realizzazione un ‘manuale d'uso’ delle best practice (dall’uso della Comunicazione Aumentativa Alternativa ai testi Easy-to-Read) da mettere a disposizione del sistema universitario nazionale”.

LABORATORI APERTI E CONTAMINAZIONE

Nel frattempo l’ateneo sta allestendo “una grande aula dedicata al progetto ALA, dove potremmo fare lezione anche insieme ad altri studenti universitari”, spiega Rocco. Non è solo questione di spazi: l’idea è creare un laboratorio di contaminazione con “studenti interessati al design for all, come futuri architetti, videomaker o professionisti in ambito sanitario”. E la scelta di collocare il laboratorio in una posizione centrale all’interno dell’università è tutt’altro che casuale. “Non vogliamo fare un ghetto. L’obiettivo è favorire l’ingresso degli studenti universitari, che possano proporre tirocini, tesi o progetti per lavorare insieme”. Un modo per abbattere le barriere che, una volta terminate le scuole superiori, rischiano di confinare i ragazzi in ambienti i frequentati solo da persone con disabilità come loro. “Ma anche un percorso per sfatare il luogo comune che le persone con disabilità possano svolgere soltanto lavori manuali ripetitivi”, conclude la docente. “Tra i nostri obiettivi, infatti, vi è quello di permettere ad allieve e allievi di iniziare a muovere i primi passi come operatori culturali partecipando alle attività del territorio. Senza azioni concrete l’inclusione sociale di cui si sente tanto parlare rischia di rimanere uno slogan. Invece, deve cominciare dai banchi dell’università. In questo modo diventa realtà e smette di essere solo una bella illusione”.

Coordonnées
info@osservatoriomalattierare.it (Antonella Patete)