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Da oltre quattro anni la guerra continua a segnare la vita delle comunità in Ucraina, trasformando bisogni essenziali come la salute, la nascita e l’accesso alle cure in sfide quotidiane. In un contesto in cui gli effetti del conflitto colpiscono soprattutto i civili e le nuove generazioni, migliaia di bambini hanno subito conseguenze dirette o indirette della guerra: tra le ferite più profonde vi sono quelle invisibili, legate al trauma psicologico, all’ansia e alla perdita di legami familiari e sociali.
Per rispondere a queste fragilità, abbiamo avviato un intervento umanitario nelle regioni di Kharkivska e Dnipropetrovska, tra le aree maggiormente colpite dall’invasione su larga scala iniziata nel 2022. Il progetto, in partnership con Frontline Medics e della durata di 12 mesi, è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e nasce dall’esperienza maturata dalle organizzazioni sul territorio e dalla conoscenza dei bisogni delle comunità locali sviluppata fin dalle prime fasi del conflitto.
L’intervento adotta un approccio integrato che unisce salute, salute mentale e protezione delle persone più vulnerabili. Attraverso unità mobili mediche e psicologiche, il progetto porterà servizi direttamente nei villaggi remoti e nei centri di accoglienza per sfollati interni, dove l’accesso alle cure è spesso limitato dalla distruzione delle infrastrutture, dalla carenza di personale sanitario e dalle difficoltà di trasporto.
Complessivamente si stima di raggiungere oltre 12.400 persone con assistenza sanitaria di base e specialistica, supporto psicologico individuale e di gruppo e distribuzione di farmaci e beni essenziali. Particolare attenzione sarà dedicata alla salute mentale, fortemente compromessa dal protrarsi del conflitto: le attività prevedono percorsi di supervisione clinica e formazione per operatori sanitari e umanitari, con l’obiettivo di prevenire fenomeni di burnout e ridurre il rischio suicidario, migliorando la qualità complessiva dell’assistenza.
«In un contesto in cui l’accesso ai servizi essenziali è sempre più fragile, è fondamentale portare le cure e la protezione direttamente dove le persone vivono», sottolinea Daniele Bordoli, Project Manager di Soleterre in Ucraina. «Questo progetto intende rispondere ai bisogni immediati, ma anche contribuire a ricostruire fiducia, dignità e prospettive per il futuro delle comunità colpite».
Accanto al supporto sanitario, il progetto prevede azioni di protezione della popolazione civile. In collaborazione con i partner locali Helping To Leave e Right To Protection, saranno realizzate attività di evacuazione dalle zone più esposte al rischio, accompagnando le persone verso centri urbani dell’est del Paese dove potranno ricevere assistenza economica, legale e psicosociale, con particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
L’intervento mira non solo a rispondere all’emergenza, ma anche a rafforzare la resilienza delle comunità e delle istituzioni locali, promuovendo percorsi di autonomia e continuità nell’accesso ai servizi essenziali. In un contesto caratterizzato da crescente fragilità dell’accesso alle cure e dall’impatto psicosociale della guerra, portare assistenza direttamente nei territori significa contribuire a ricostruire fiducia, dignità e prospettive di futuro per le popolazioni colpite.
ENGLISH VERSION
For over four years, war has continued to affect the lives of communities in Ukraine, turning essential needs such as health, birth and access to treatment into daily challenges. In a context where the effects of the conflict mainly affect civilians and the younger generations, thousands of children have suffered the direct or indirect consequences of the war: among the deepest wounds are the invisible ones, linked to psychological trauma, anxiety and the loss of family and social ties.
To address these vulnerabilities, we have launched a humanitarian intervention in the Kharkivska and Dnipropetrovska regions, among the areas most affected by the large-scale invasion that began in 2022. The 12-month project, in partnership with Frontline Medics, is funded by the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (MAECI) through the Italian Agency for Development Cooperation (AICS), and draws on the experience gained by organisations in the field and their knowledge of the needs of local communities developed since the early stages of the conflict.
The intervention adopts an integrated approach that combines health, mental health and protection of the most vulnerable people. Through mobile medical and psychological units, the project will bring services directly to remote villages and reception centres for internally displaced persons, where access to care is often limited by the destruction of infrastructure, a shortage of health personnel and transport difficulties.
Overall, it is estimated that over 12,400 people will receive basic and specialist healthcare, individual and group psychological support, and the distribution of medicines and essential goods. Particular attention will be paid to mental health, which has been severely compromised by the ongoing conflict: activities include clinical supervision and training for health and humanitarian workers, with the aim of preventing burnout and reducing the risk of suicide, thereby improving the overall quality of care.
“In a context where access to essential services is increasingly fragile, it is essential to bring care and protection directly to where people live,” emphasises Daniele Bordoli, Soleterre Project Manager in Ukraine. “This project aims to respond to immediate needs, but also to help rebuild trust, dignity and prospects for the future of the affected communities.”
In addition to healthcare support, the project includes measures to protect the civilian population. In collaboration with local partners Helping To Leave and Right To Protection, evacuation activities will be carried out in the areas most at risk, accompanying people to urban centres in the east of the country where they can receive economic, legal and psychosocial assistance, with a particular focus on preventing and combating gender-based violence.
The intervention aims not only to respond to the emergency, but also to strengthen the resilience of local communities and institutions, promoting autonomy and continuity in access to essential services. In a context characterised by increasing fragility of access to healthcare and the psychosocial impact of war, bringing assistance directly to the territories means helping to rebuild trust, dignity and prospects for the future for the affected populations.