Yemen: informare è fondamentale per combattere malattie prevenibili | INTERSOS

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In Yemen, proteggere la salute dei più piccoli richiede molto più della semplice fornitura di farmaci. E’ necessario abbattere le barriere della disinformazione. Secondo i dati OCHA, il sistema sanitario nazionale opera appena al 50% delle sue capacità, una condizione che espone milioni di bambini a malattie prevenibili come morbillo, polio e difterite.

Nei campi per sfollati, dove le condizioni igieniche sono precarie, le campagne di vaccinazione sono fondamentali. Tuttavia, la diffusione di notizie non verificate e la paura rendono spesso difficile l’accesso a questi servizi. Proprio per questo, il progetto finanziato dall’Unione Europea punta sul dialogo costante con le comunità, oltre che sulla distribuzione di cure mediche.

Nel campo di Al-Madaber, nel distretto di Ku’aydinah (Hajjah), vive Molok, una bambina di sette mesi. Nonostante la sua famiglia viva in una zona coperta dai servizi sanitari, Molok non era mai stata vaccinata.Nel campo, come in molte altre aree isolate, circolano spesso voci infondate sulla sicurezza dei vaccini. Queste incertezze avevano spinto il padre di Molok, preoccupato per la salute della figlia, ma privo di informazioni corrette, a evitare i centri medici. Senza immunizzazione, Molok era esposta a rischi altissimi in un ambiente dove le epidemie possono diffondersi rapidamente.

Per cambiare la situazione, il team sanitario di INTERSOS e i volontari della comunità hanno scelto la via dell’ascolto anziché quella dell’imposizione. Attraverso ripetute visite domiciliari, gli operatori e le operatrici hanno risposto ai dubbi della famiglia con rispetto e chiarezza.

Invece di scontrarsi con i pregiudizi, gli operatori e le operatrici hanno condiviso dati scientifici chiari e testimonianze di altre famiglie del campo che avevano già vaccinato i propri figli. Hanno spiegato che i vaccini sono gli stessi utilizzati in tutto il mondo, approvati dal Ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Col tempo, la diffidenza ha lasciato spazio alla consapevolezza. La madre di Molok, rassicurata dalla costanza degli operatori e delle operatrici, ha deciso di portare la bambina e i suoi fratelli al centro sanitario.

Oggi Molok ha iniziato il suo ciclo vaccinale. Non si è trattato solo di una puntura, ma dell’inserimento in un programma di monitoraggio costante che garantirà a lei e alla sua famiglia un punto di riferimento sicuro per la loro salute.

La storia di Molok dimostra che per proteggere la salute non basta aprire un ambulatorio: bisogna costruire fiducia. Colmare il divario tra le voci che circolano nella comunità e l’assistenza sanitaria salvavita è una missione fondamentale ad Hajjah, dove siamo riusciti a vaccinare 5.255 bambini e bambine con le vaccinazioni essenziali. Questo risultato è stato ottenuto grazie a una massiccia campagna di educazione sanitaria, che ha raggiunto 7.935 membri della comunità, e a intense sessioni di consulenza per oltre 4.700 madri. La famiglia di Molok aveva precedentemente evitato la clinica a causa della disinformazione locale, ma è stata coinvolta dai nostri volontari di comunità durante una visita a domicilio. Dopo aver appreso l’importanza della vaccinazione e della prevenzione delle malattie, hanno portato Molok alla struttura per completare il programma. Ora fa parte dei 2.765 ragazzi e 2.490 ragazze protetti contro malattie prevenibili, dimostrando che l’educazione basata sulla comunità è lo strumento più efficace per aumentare la diffusione dei vaccini nelle aree difficili da raggiungere. Grazie al finanziamento dell’Unione Europea, il nostro staff può continuare a svolgere questo lavoro di sensibilizzazione, trasformando la paura in prevenzione e garantendo che ogni bambino sia protetto dalle malattie prevenibili.

(Foto di archivio)
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Chiara De Stefano