Sempre più Borse mondiali (114) chiedono trasparenza sui dati di genere, rendendo la diversità uno standard di mercato ormai quasi obbligatorio. Ma nonostante i passi avanti, le donne guadagnano ancora il 20% in meno degli uomini e occupano meno posizioni apicali
Il cammino verso l’equità di genere è segnato da un paradosso: un progresso costante, ma estremamente lento. In Italia, sebbene l’Istat registri 75 mila nuove occupate all’inizio dell’anno, l’altra faccia della medaglia rivela una fragilità strutturale, con il numero delle inattive cresciuto di 129 mila unità a gennaio rispetto al 2024. Dal quadro nazionale a quello globale, la fotografia sulla parità di genere mostra una trasformazione che fatica a diventare culturale e generazionale, muovendosi in un panorama globale altrettanto eterogeneo. Una questione che non si esaurisce con la fine della giornata dell’8 marzo. Come peraltro ha ricordato ieri (cortei e mobilitazioni in 60 città) la stessa premier. «La strada da percorrere resta ancora lunga, ma l’obiettivo è chiaro: rimuovere ostacoli, garantire pari opportunità, consentire a ogni donna di esprimere pienamente il proprio valore. È questo, forse, il senso più autentico dell’8 marzo», ha scritto in un post Giorgia Meloni.