Dal 7 giugno entra in vigore nell’Unione europea la direttiva per la trasparenza salariale, sforzo comunitario per soddisfare l’agognato principio di pari salario per pari lavoro. La norma, tra le altre cose, punta infatti a livellare il pay gap di genere, uno dei principali fattori di disparità tra lavoratori e lavoratrici. Secondo Eige, l’Istituto dell’Ue per la parità di genere le europee guadagnano annualmente il 77% di quanto prendono gli europei.
Entro qualche mese in Europa le imprese con più di 100 dipendenti dovranno fornire informazioni sui salari nelle offerte di lavoro, indicare i compensi previsti per le diverse posizioni a chi è assunto. E presentare rapporti periodici sulla disparità salariale di genere. Nei casi in cui si rilevasse una differenza superiore al 5%, non corretta entro sei mesi, si avvieranno processi di verifica delle retribuzioni aziendali. Da giugno inoltre viene spostato l’onere della prova: da quel momento spetterà al datore di lavoro dimostrare di non aver violato le regole.