di Arianna Ciccone
Eravamo seduti in giardino. Ero giornalista professionista (dopo un anno alla scuola di giornalismo di Urbino, un anno di praticantato in una radio, diverse esperienze in redazioni di giornali e radio). Avevo fondato da qualche anno la mia agenzia di comunicazione e organizzazione eventi “Il Filo di Arianna”. Parlavamo di lavoro, del futuro, di progetti. A un certo punto dissi: perché non organizziamo un Festival internazionale del giornalismo? Per me fu naturale pensarci, avrei unito così le mie due passioni professionali: il giornalismo (avevo abbandonato l’idea di lavorare nelle redazioni, non era per me) e l’organizzazione di eventi culturali (solo che fino ad allora lo facevo per altri, io volevo costruire qualcosa di mio, senza mediazioni, senza compromessi).
“Bella idea”, disse Chris. “Impossibile da realizzare.”
Non avevo niente da perdere. Presi la mia bozza di progetto e me ne andai in giro, totalmente sprovveduta sulle dinamiche che inevitabilmente mi avrebbero ostacolato lungo il percorso: non facevo parte dei “giri che contano” e questo in Italia vi assicuro significa presentarsi con un notevole svantaggio ai nastri di partenza.
Non avrei mai potuto immaginare che quella idea abbozzata su un foglio A4 sarebbe diventata quello che è oggi il Festival Internazionale del Giornalismo: uno degli appuntamenti più importanti sui media a livello globale, e il più amato.
Erano anni cruciali di trasformazione del sistema mediatico globale: il giornalismo smetteva di essere nelle mani di pochi. La democratizzazione del discorso pubblico con l’avvento delle piattaforme avrebbe travolto radicalmente e per sempre anche il mondo dell’informazione. In pochi allora, era il 2006, avevano davvero capito la portata di quella “rivoluzione”.
Il giornalismo non è una lezione calata dall’alto. Il giornalismo è conversazione. Devo al nostro amico Jeff Jarvis, uno dei più conosciuti media critics al mondo, il principio fondamentale che ha ispirato il Festival sin dalla sua nascita: “È dovere sacro dei giornalisti ascoltare il pubblico che servono. È poi loro dovere portare valore giornalistico – reportage, fatti, spiegazioni, contesto, conoscenza, connessioni, comprensione, empatia, azione, possibilità – alla conversazione pubblica. Il giornalismo è quella conversazione. La democrazia è quella conversazione.”
In questi giorni continuiamo a dirci: eravamo senza soldi, senza conoscenze, fuori da certi circuiti. Venti anni. Chi lo avrebbe mai detto. Dobbiamo moltissimo alla squadra di incredibili talenti che da sempre affianca me e Chris e lavora con noi.
Quello che #ijf è diventato lo dobbiamo a una comunità internazionale – giornalisti, attivisti, ricercatori, docenti, studenti, semplici cittadini — unita da una visione comune: il giornalismo di qualità e indipendente al servizio dei cittadini è un presidio essenziale contro l’abuso di potere, un baluardo a difesa delle istituzioni democratiche e contro i regimi autoritari. Questa comunità ha abbracciato il Festival, lo ha fatto proprio, riempito di entusiasmo, competenze, gioia per la condivisione.
A Perugia, in vent’anni, abbiamo avuto l’onore di ascoltare migliaia di giornalisti che hanno messo la loro vita a servizio della verità, dei diritti, della giustizia. Quello che tiene insieme questa comunità – speaker e partecipanti – è il desiderio di contribuire ognuno per la sua parte a rendere il mondo un posto più equo e più libero.
Il Festival non si consuma negli eventi in programma. È quello che accade prima, durante e dopo ogni incontro: le conversazioni che continuano per strada, nei bar, nelle piazze, in tutte le lingue del mondo. Da lì sono nati progetti editoriali, inchieste transnazionali, scambi culturali, amicizie.
Partecipare è gratuito. Per chi non può essere a Perugia, tutto è disponibile online in tempo reale e on demand, sempre gratuitamente. Perché la cultura e il sapere devono essere accessibili a tutti. A permetterci questa formula sono le sponsorizzazioni private – tutte internazionali – e le partnership istituzionali (Regione Umbria, Comune di Perugia, Commissione e Parlamento europeo).
Questo Festival, per scelta, è fuori dalle più diffuse logiche di comunicazione e di mercato. Non investiamo in pubblicità. Non abbiamo un ufficio stampa orientato alla copertura mediatica. Su alcuni social siamo presenti solo nelle settimane del Festival. Abbiamo lasciato X, lasceremo Instagram alla fine di questa edizione. Curiamo una newsletter settimanale che diffondiamo su Bluesky, LinkedIn, Telegram. La nostra casa è il nostro sito ufficiale. Tutte le comunicazioni e i contenuti si possono trovare lì, è lì che comunichiamo con la nostra comunità.
Ogni anno arrivano da tutto il mondo migliaia di proposte per il programma. Nel tempo sono nati spontaneamente eventi off programme, organizzati autonomamente da chi non è rientrato nella programmazione ufficiale ma voleva comunque essere presente. Abbiamo accolto la richiesta di inserirli sul sito, creando la voce apposita side events, per farli conoscere al pubblico del Festival. Io e Chris non ricordiamo nemmeno come è cominciato. Anche questo racconta molto dello spirito del Festival.
Spesso ci diciamo: alla fine il nostro vero ruolo è essere ponti tra persone. Il nostro lavoro è permettere alla comunità di incontrarsi, conoscersi, condividere, aprire strade nuove. Il Festival non si può descrivere davvero. Si capisce solo vivendolo.
Venti anni di questo piccolo miracolo meritano di essere celebrati. E lo faremo soprattutto per ringraziare chi lo ha reso possibile.
La Festa di #ijf si terrà sabato 18 aprile dalle 22 alla Terrazza del Mercato Coperto. Musica, torta, e un palco con un microfono aperto per chi vorrà raccontare la sua esperienza, cosa ha significato, e cosa è il Festival Internazionale del Giornalismo.