MIRA Network e ECCO think tank, insieme a dieci organizzazioni e reti – Kyoto Club, Legambiente, Fondazione Ecosistemi, Transport & Environment, WWF Italia, Coordinamento FREE, ActionAid, Forum Diseguaglianze e Diversità, Concord Italia e Laudato Sì Movement – hanno presentato un documento congiunto di osservazioni e raccomandazioni sul nuovo bilancio europeo, il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034.
Il QFP è lo strumento che definisce le priorità di spesa dell’Unione europea nei sette anni e le risorse disponibili per realizzarle. La proposta presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 prevede un bilancio complessivo di 2.000 miliardi di euro (pari all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo degli Stati membri) articolato in tre grandi pilastri: i Piani Nazionali e Regionali di Partenariato (865 miliardi di euro), il Fondo europeo per la competitività (oltre 500 miliardi) e il nuovo strumento Europa Globale per l’azione esterna (200 miliardi). Si tratta di una proposta che cambia radicalmente l’architettura del bilancio europeo: i diversi programmi di finanziamento esistenti fino all’attuale QFP confluiranno in poche grandi linee di intervento, con l’obiettivo dichiarato di aumentare flessibilità, semplicità ed efficacia, ma al costo di una governance più centralizzata sul modello PNRR.
Dopo la presentazione della proposta lo scorso luglio, ci troviamo ora in una fase decisiva delle negoziazioni tra le Istituzioni europee. Con la Presidenza cipriota del Consiglio che sta accelerando il processo di definizione delle posizioni degli Stati membri, l’Italia è chiamata a sviluppare la propria proposta al più presto. Sono in corso lavori intensi tra i Ministeri competenti (in particolare il Ministero dell’Economia e delle Finanze) e la Rappresentanza italiana a Bruxelles. Il primo appuntamento di confronto istituzionale tra gli Stati membri è già fissato: il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, dove il QFP sarà al centro della discussione tra i capi di Stato e di governo dell’UE.
L’Italia è tra i principali beneficiari dei fondi europei e il paese che ha ricevuto il sostegno maggiore attraverso il Recovery and Resilience Facility. Il prossimo QFP si ispira esattamente a quel modello, con implicazioni concrete e profonde per strumenti storici come la politica di coesione e il Fondo Sociale Europeo, e per i progetti sul territorio che dipendono da queste risorse.
Come società civile italiana, abbiamo scelto di contribuire attivamente a questo processo. Il documento che presentiamo vuole essere un contributo concreto alla definizione della posizione italiana, nella convinzione che un bilancio europeo equo ed efficace non possa prescindere dal coinvolgimento di chi ogni giorno lavora a contatto con i bisogni reali dei territori. Chiediamo quindi di essere ascoltati dai decisori politici e di portare le nostre proposte nei tavoli della discussione. In altri paesi europei come Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, la società civile è già parte di questi confronti: con queste raccomandazioni vogliamo fare altrettanto.
Le nostre raccomandazioni toccano sette aree prioritarie, su cui chiediamo al governo italiano di portare una posizione chiara nelle negoziazioni europee: dalla governance dei fondi alla tutela dei lavoratori più esposti alla transizione climatica, dagli obiettivi ambientali alla cooperazione internazionale, le decisioni prese in questa fase definiranno le politiche e gli investimenti europei per un’intera generazione.
Qui in sintesi:
- Governance e partecipazione: introdurre criteri obbligatori e vincolanti per garantire la partecipazione effettiva di regioni, autorità locali e stakeholder nella definizione e nel monitoraggio dei fondi europei. Ciò include consultazioni periodiche strutturate e meccanismi di rendicontazione pubblica sull’avanzamento dei programmi, così da favorire un approccio più trasparente, partecipativo e orientato all’impatto. In questa prospettiva, è necessario rafforzare il principio di partenariato e i relativi strumenti di monitoraggio, come i comitati di sorveglianza.
- Transizione giusta e coesione: ripristinare il Fondo per una Transizione Giusta (JTF) come strumento autonomo del QFP, con una dotazione finanziaria adeguata e destinata prioritariamente alle regioni maggiormente colpite dalla transizione climatica e industriale. È inoltre fondamentale garantire continuità al sostegno per i territori già beneficiari del fondo. Qualora non fosse possibile reintrodurre il JTF come fondo dedicato, si raccomanda l’introduzione nel QFP di un target orizzontale di spesa destinato alla transizione giusta.
- Clima e biodiversità: rafforzare gli obiettivi di spesa per le politiche verdi aumentando il target per clima e ambiente al 50% e ripristinando un obiettivo specifico del 10% per la biodiversità, senza ridurre l’attuale target minimo del 35%. È inoltre necessario applicare il target all’intero bilancio del QFP, includendo anche la spesa per difesa e sicurezza nella base di calcolo, e assicurare che i coefficienti positivi per clima e ambiente siano attribuiti esclusivamente a investimenti con un impatto ambientale comprovato.
- Principio “Do no significant harm”: garantire un’applicazione coerente del principio DNSH in tutti i fondi del QFP, assicurando che le linee guida di implementazione escludano i progetti riconosciuti come dannosi per clima e ambiente. Le eccezioni dovrebbero essere limitate a casi strettamente necessari. Si raccomanda inoltre un approccio specifico per settore e un efficace sistema di monitoraggio ex post.
- Programma LIFE: ripristinare il programma LIFE come strumento autonomo di finanziamento, con un proprio regolamento, un budget dedicato e gestione diretta da parte della Commissione europea, al fine di continuare a sostenere in modo mirato progetti per la tutela dell’ambiente, la biodiversità e l’azione climatica.
- Dimensione sociale: rafforzare la dimensione sociale del QFP ripristinando il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) o, in alternativa, reintroducendo stanziamenti specifici per l’inclusione sociale e la riduzione della povertà. In ogni caso, è necessario mantenere un target minimo di spesa per obiettivi sociali non inferiore al 14% e subordinare l’erogazione dei fondi europei al rispetto di standard sociali, tra cui norme sul lavoro, salari equi, contrattazione collettiva e non discriminazione.
- Azione esterna: garantire che il nuovo strumento Europa Globale mantenga un chiaro orientamento alla riduzione della povertà e allo sviluppo sostenibile, in linea con gli impegni dell’UE in materia di cooperazione internazionale. È necessario salvaguardare un livello adeguato di finanziamento per l’azione esterna e assicurare che le risorse restino orientate a priorità chiave come sviluppo umano, uguaglianza di genere, clima e biodiversità, anche attraverso obiettivi di spesa chiari e trasparenti. Allo stesso tempo, è importante garantire prevedibilità dei finanziamenti, rafforzare il ruolo della società civile nella programmazione e assicurare che i fondi per la cooperazione allo sviluppo non siano subordinati a condizionalità legate alla gestione delle migrazioni.
Il documento completo con l’analisi della proposta della Commissione e le raccomandazioni dettagliate è disponibile QUI.