EPISODIO 2: LO STEREOTIPO DELL' "INVASIONE" - Solidarietà e Cooperazione CIPSI

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Il tema della migrazione viene spesso utilizzato nel dibattito sociale e politico per suscitare emozioni e, soprattutto, paure nell’opinione pubblica. I media abusano sempre di più di parole come “invasione”, alludendo ad un aumento fuori controllo dei migranti nel nostro Paese: basti pensare che nel 2019 tale termine è stato citato nei giornali ben 730 volte.  Nel tempo, tutto ciò ha contribuito ad alimentare il timore di un’imminente “sostituzione etnica”. Ma questa visione corrisponde ai numeri reali?

Secondo il Report “Indicatori Demografici Anno 2024” pubblicato dall’ISTAT i cittadini stranieri residenti in Italia sono 5 milioni e 420 mila, rappresentando circa il 9% della popolazione: una cifra che è rimasta pressoché stabile negli ultimi 10 anni, aggirandosi intorno ai 5 milioni. Ci sono state, nel corso del tempo, delle variazioni non significative, in quanto non hanno un impatto decisivo sul totale della popolazione. Pertanto, non ci sono dati e numeri sufficienti per parlare di un’invasione. 

Osservando gli indicatori demografici del 2024, si può notare che l’Italia sta vivendo un vero e proprio inverno demografico, con un ulteriore calo della natalità: nel 2024 si registra una media di 1,18 figli per donna, superando il minimo storico di 1,19 del 1995. D’altro canto, sono ben 156 mila i cittadini italiani che espatriano, un aumento del 36,5% sul 2023. L’immigrazione non “sostituisce” la popolazione italiana, ma contribuisce a rallentare il calo demografico.

È importante ricordare che l’immigrazione è un fenomeno globale, che non riguarda esclusivamente l’Italia. Nel 2023, sono 4,4 milioni i migranti arrivati in UE provenienti da paesi extra-UE. Al primo posto tra i paesi di destinazione più popolari troviamo la Spagna con 1 milione di cittadini stranieri (24% del totale), seguita dalla Germania con 925 mila ingressi (21%). L’Italia si posiziona al terzo posto, ma con un netto distacco, rappresentando infatti il 9% degli arrivi totali all’interno dell’Unione Europea. 

Dunque, se i dati ci dicono altro, da dove nasce il luogo comune dell’invasione? In primo luogo, vi è una sovraesposizione del fenomeno migratorio, alterando quella che è la realtà dei fatti: nonostante la presenza straniera rimanga abbastanza stabile, l’esposizione mediatica cresce sempre di più e assume i caratteri di una vera e propria “spettacolarizzazione”, soprattutto con riferimento agli sbarchi. Tutto ciò contribuisce ad alterare la percezione del fenomeno da parte della popolazione media italiana che tende, da ormai più di un decennio, ad avere una distorsione percettiva sul fenomeno di migranti. Per affermare ciò, basta guardare all’indice Ipsos Mori che studia proprio il divario tra percezione pubblica e realtà dei fatti con riferimento ai temi più caldi del panorama socio-politico. Con riferimento al tema in oggetto, l’Italia si è sempre classificata nelle prime posizioni: in particolar modo, le indagini più recenti ci dicono che, nonostante la presenza straniera effettiva si aggiri intorno al 9%, gli italiani hanno stimato che i residenti stranieri rappresentino oltre il 20% della popolazione, più del doppio. L’impressione errata riguarda anche l’affiliazione religiosa dei migranti: gli italiani stimano spesso che la popolazione musulmana sia intorno al 19-20%, quando la realtà si attesta vicino al 4%.

Di fronte a questi dati, appare evidente quanto sia necessario riportare il dibattito pubblico su un terreno di realtà, responsabilità e consapevolezza. Comprendere i fenomeni migratori attraverso numeri affidabili e analisi oggettive è il primo passo per superare narrazioni semplificate e paure infondate, che rischiano di alimentare divisioni sociali e tensioni inutili. L’immigrazione, se letta senza distorsioni, non è un’emergenza permanente, ma una componente strutturale delle trasformazioni che interessano l’Italia e l’Europa.

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