Ecologie possibili | Rizzoli Education

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Il Grande dizionario della lingua italiana alla voce “ecologia” recita: «scienza che tratta dei rapporti fra gli organismi e l’ambiente in cui vivono e si sviluppano” e in calce specifica l’etimologia del nome, derivante dall’accostamento delle parole casa/ambiente e discorso.

In questa cornice possiamo giocare a cambiare i parametri e a far corrispondere gli elementi in questione con soggetti assai diversi fra loro. Cosa significa? Significa ad esempio che i rapporti tra gli organismi li possiamo inquadrare come relazioni umane oppure che la casa/ambiente diventi un luogo di finzione letteraria, come un immaginario pianeta blu.

Tirando e manipolando i termini della definizione, abbiamo messo in connessione cinque opere che si parlano tra loro come cinque tavole di un polittico. La tavola centrale di questa visione è occupata da un vasto racconto illustrato di oltre trecento pagine dal titolo Stardust, frutto di un intenso lavoro di ricerca durato quattro anni. Hanna Arnesen, giovane autrice svedese, organizza il racconto in tre parti e scrive tre lettere: la prima – il passato – è indirizzata alla Terra, la seconda – il presente – è indirizzata al lettore, la terza – il futuro – è indirizzata a un figlio, che forse nascerà. Queste lettere sono colme di dolore per le condizioni in cui versa la Terra, sono un richiamo alla responsabilità del lettore e sono un inno di speranza che si schiude nonostante il cupo panorama. Quest’opera occupa il posto centrale nel polittico per la sua imponente dimensione e per la potenza delle sue immagini. Ai lati si collocano invece tre romanzi e un racconto. A sinistra stanno La storia del pianeta blu e Io sarò i tuoi occhi, a destra Dacca toxic e L’uomo che piantava gli alberi. La prima coppia è centrata sull’equilibrio delle relazioni, la seconda sull’azione dei protagonisti.

Tra le ecologie possibili ci sono quelle che mettono l’accento sulle relazioni: una ecologia morale è quella che investe Hulda e Brimir, due giovani abitanti del pianeta blu. D’altronde sul pianeta blu non vivono che bambini e ragazzi, che sono la quintessenza della felicità: ogni giorno è il più bello, perché ciò che fanno coincide integralmente con ciò che desiderano. La storia muta con l’arrivo di un adulto che baratta consigli in cambio di giovinezza. A questo punto gli abitanti arrivano a saper volare, ma possono farlo esclusivamente quando c’è la luce del sole. Aver imparato a volare rende noiosa qualsiasi altra attività e alla proposta di Gaio Fracasso, l’adulto dispensatore di trucchi e magie, di fissare il sole sopra la loro testa, i piccoli non possono che esultare. Un volo forsennato spinge però Hulda e Brimir oltre la linea dell’orizzonte e la caduta che ne segue comporta una scoperta scellerata: sul pianeta ci sono bambini che non vedono il sole da mesi e che sono destinati a morire. L’ecologia qui è nelle scelte morali che i protagonisti dovranno prendere per cambiare il corso della storia.

Un elemento fantastico persiste anche in Io sarò i tuoi occhi. La cornice ambientale in questo caso è la città di Bologna, con un ingrandimento sulle dinamiche di un gruppo di ragazzini, che da qualche tempo registrano delle sparizioni tra i coetanei. Anche uno dei protagonisti a un certo punto scompare e gli amici intensificano le ricerche per risolvere il mistero di cui non colgono bene i confini. Queste ricerche dilateranno lo spazio della città: una vecchia bottega si rivelerà essere un passaggio per un altrove che non è ancora aldilà e che non è neppure lo spazio quotidiano. La questione diventa dunque: chi e perché sta alterando l’ambiente fino a far scomparire dei ragazzi e delle ragazze? Qualcuno – qualche organismo, possiamo dire mantenendo il parallelo con la definizione iniziale – persegue la volontà di eleggere a criterio per i rapporti tra gli attori in gioco il puro aspetto estetico. Stabilito questo criterio, chi non rientra nei canoni deve essere epurato.

Le tavole di destra hanno invece due protagonisti che provocano un cambiamento. Dacca toxic è un libro della serie Cronache lunari di un ragazzo bizzarro. Sacha è un quattordicenne con sindrome di Asperger, dotato di una grande intelligenza, che viaggia assieme alla mamma che è medico per una ONG. In questo romanzo i due si trovano a Dacca e come sempre accade in questa leggera e al contempo devastante serie, Sacha si ritrova in una situazione di estrema difficoltà, specie per lui che legge le relazioni in maniera indiretta, ovvero non attraverso l’esperienza ma in base ad un calcolo: qui finirà dentro una delle numerosissime fabbriche di pellame per salvare Sultana, entrerà in contatto con le bestie macellate senza rispetto, con i prodotti chimici adoperati nelle concerie, con l’inquinamento sovrabbondante della città. Va da sé che in questa immagine l’ambiente è quello della capitale del Bangladesh, con tutti i suoi corsi d’acqua, i suoi palazzi, le sue industrie immense.

L’ultima tavola è invece occupata dal breve racconto di Jean Giono: L’uomo che piantava gli alberi è un inno alla speranza, un umile e sconfinato canto d’amore alla natura alberata, un gioiello capace di scuotere il torpore che ci coglie e di generare in noi lettori il desiderio di essere corresponsabili della dirompente forza trasformativa di un seme, di cento semi, di mille e mille semi.

Bibliografia

  • Andri Snær Magnason, La storia del pianeta blu, Iperborea, 2022 (prima edizione islandese 1999)
  • Catherine Fradier, Dacca toxic, Uovonero, 2023 (prima edizione francese 2017)
  • Cristiano Governa, Io sarò i tuoi occhi, Bompiani, 2023
  • Hanna Arnesen, Stardust, Orecchio acerbo, 2024
  • Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani, 1996 (prima edizione francese 1980)
Coordonnées
Andrea Padovan