Il fenomeno del calo demografico non può essere ridotto a una mera questione statistica o sociale, ma sta diventando un problema economico di sempre maggior rilevanza; i dati che riguardano l’Italia sono assolutamente chiari: nascono sempre meno bambini e la popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi progressivamente, con evidenti ripercussioni sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità del sistema previdenziale.
Sembrano destinate ad aumentare le difficoltà, di cui si hanno già le prime avvisaglie, nel reperire manodopera, non solo per professionalità tecniche particolarmente qualificate, ma anche per figure più generiche, tradizionalmente facilmente disponibili. Il mercato del lavoro italiano sta entrando in una fase nuova, in cui la riduzione della forza lavoro rischia di diventare uno dei principali fattori di rallentamento dello sviluppo.
Il calo demografico, se confermato, inciderà, oltretutto, in modo devastante anche sugli equilibri del nostro sistema previdenziale, fondato su un metodo a ripartizione: si avrà un numero sempre minore di lavoratori a cui si accompagnerà un aumento dei pensionati; questo comporterà anche un calo dei contributi, con conseguente necessità di ridurre gli importi delle pensioni in godimento.
Siamo prossimi al verificarsi di uno squilibrio che impone una riflessione seria, non solo sulle politiche del lavoro, ma anche su quelle sociali con necessità di porre in primo piano l’esigenza di dare i massimi incentivi e sostegni alla maternità.
In questo scenario diventa fondamentale rafforzare le politiche per conciliare occupazione e natalità; quest’ultima deve diventare obiettivo primario della legislazione sociale e lavoristica trovando supporto anche nella contrattazione collettiva.
Per affrontare il calo demografico non esistono soluzioni semplici o immediate, ma serve un sistema integrato, che operi attraverso più strumenti interconnessi; si pensi ad esempio al rafforzamento del welfare pubblico per la maternità, con asili e scuole a tempo pieno accessibili a tutti; oppure ai bonus e incentivi fiscali (a partire da un sistema impositivo fondato sul quoziente familiare), o all’incremento a tutte le forme di congedo legate alla funzione di maternità e paternità, attraverso la tutela di lavoratrici e lavoratori e il supporto alle imprese per cui lavorano.
In tale contesto bisogna affermare il principio secondo cui è preferibile, oggi, sacrificare parte della competitività del sistema produttivo per favorire la natalità, nella speranza di poter avere un futuro, piuttosto che sacrificare la natalità alla competitività e, di riflesso, non avere un futuro
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