Costruire l’alternativa. I socialisti forza del cambiamento - Partito Socialista Italiano

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di Francesco Di Lorenzi

La proposta politica di “Avanti per l’Italia” dopo aver toccato Napoli, Roma e Milano in un simbolico abbraccio dell’intero Paese, continua il suo percorso nei territori provinciali e regionali, suscitando ovunque attenzione e livelli di partecipazione come non si vedevano da anni nella nostra “rissosa” area politica. Abbiamo sottolineato più volte l’importanza di dare alla futura coalizione di centro-sinistra una forte gamba riformista, che veda nel Psi una forza centrale e propulsiva per orientare l’alleanza verso quei temi che saranno decisivi nella scelta degli elettori: sicurezza, difesa della scuola e della sanità pubblica, qualità del lavoro, piano casa, sono solo alcune delle battaglie che ci vedranno impegnati in prima fila e che diventeranno segni tangibili del nuovo protagonismo politico dei socialisti italiani. Oggi, tuttavia, vogliamo soffermarci su un aspetto di metodo che ha segnato il nostro recente tour nazionale e che ci fa ben sperare nella costruzione di un’alleanza che superi definitivamente gli errori del recente passato. Abbiamo aperto le nostre assemblee in giro per l’Italia sia ai nostri più stretti compagni di viaggio, come i radicali, i repubblicani, i cattolici democratici, i rappresentanti del mondo del civismo, sia alle forze più lontane del cosiddetto campo largo, e lo abbiamo fatto con quello spirito unitario e costruttivo che contraddistingue la nostra cultura politica ma senza indietreggiare di un millimetro su quelle che riteniamo le battaglie politiche fondamentali non solo per vincere ma, soprattutto, per cambiare profondamente il Paese. Non abbiamo finto un’assoluta unità di intenti che il bipolarismo malato nato dal terremoto post 1992 non potrà mai garantire, né abbiamo sottaciuto differenze e criticità, perché crediamo sinceramente che il centro sinistra che verrà dovrà necessariamente essere un’alleanza plurale, tra storie e culture differenti che cercano una sintesi avanzata nell’interesse generale dell’Italia. Ecco la novità di questi mesi, l’aver messo definitivamente in soffitta l’idea di una coalizione autoreferenziale basata su tre sole forze e sottoposta ai diktat politici e programmatici del partito più forte; quel mondo lì è definitivamente tramontato e crediamo, da socialisti, di poter rivendicare con un pizzico di orgoglio un cambio di metodo e di prospettiva verso la costruzione di un fronte ampio, plurale, concentrato su poche ma fondamentali riforme di sistema. Abbiamo sostenuto per primi che l’asse esclusiva Pd-5 Stelle-Avs avrebbe determinato solo l’ennesima cocente sconfitta, ed oggi che sondaggi e nuove ipotesi di leggi elettorali fotografano una situazione di sostanziale pareggio, ecco finalmente la corsa ad allargare, includere e a trovare formule che non consentano alle destre di beneficiare nuovamente dei vantaggi di cui hanno goduto alle ultime elezioni con le divisioni del campo progressista. Meglio tardi che mai. Il buono è che, grazie anche alla nostra proposta politica, lo stiamo facendo alla luce del sole ed in maniera cristallina. Da questo punto di vista c’è un’immagine che descrive perfettamente questo cambio di passo e di mentalità che non possiamo non registrare con soddisfazione, ed è quando nella convention di Roma il nostro segretario Enzo Maraio ha snocciolato con coraggio le ragioni politiche, storiche ed ideali del nostro Si al referendum sulla separazione delle carriere davanti a Giuseppe Conte e Francesco Boccia, senza infingimenti, mezze parole ed ambiguità, ma con la coerenza della nostra posizione e con l’orgoglio della nostra diversità socialista. Perché questo è il punto: siamo diversi, non lo nascondiamo ed anzi vogliamo trasformare queste differenze in opportunità ed in una nuova sintesi feconda per il futuro del Paese, come successo nei momenti più alti della storia repubblicana, quando le culture politiche socialiste, repubblicane, popolari e liberali hanno costruito le basi fondamentali della nostra democrazia, dello stato sociale e dei diritti civili. Non saremo più (fortunatamente) la gioiosa macchina da guerra del 1994 che aprì la strada a trent’anni di berlusconismo bensì un’alleanza tra diversi, con pari dignità, nel rispetto delle posizioni di ognuno e guidati da quello spirito unitario che deve, necessariamente, guidarci in uno dei passaggi più delicati della storia dell’occidente. I venti di guerra che soffiano a pochi chilometri da noi ed il rischio sempre più concreto di un nuovo shock economico su scala mondiale, impongono nervi saldi, spirito di servizio e cultura politica. Avanti per l’Italia e tutta la comunità socialista faranno anche questa volta la loro parte, per sconfiggere le destre filo trumpiane e schierare nuovamente il Paese dalla parte giusta della storia, quella dell’Europa e della pace ad ogni costo.

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