Roma (NEV), 17 marzo 2026 – di Alessia Passarelli
Il primo seminario della nuova edizione di LINFA – il Laboratorio interculturale di formazione e accoglienza promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) – ha segnato l’avvio di un percorso formativo che si propone come spazio di confronto sul presente e sul futuro delle comunità protestanti in Italia.
Al centro dell’incontro, la riflessione sulle comunità interculturali e sulle strategie di inclusione sviluppate. Esperienze diverse hanno mostrato come queste realtà risultino spesso vivaci, intergenerazionali, capaci di ripensare lo stile liturgico in forma più partecipata e di costruire reti relazionali solide. Comunità presenti nei territori, che non si limitano alla dimensione interna ma interagiscono con il contesto sociale, diventando talvolta veri laboratori di integrazione e innovazione ecclesiale.
Accanto al riconoscimento di queste pratiche, il seminario ha fatto emergere anche le sfide che attraversano oggi la vita delle chiese: il rapporto tra democrazia ecclesiale e democrazia nella società, le questioni di genere, la ridefinizione della missione, il bisogno di interrogarsi su come “decolonizzare” linguaggi e strutture.
In questo quadro, le metodologie partecipative – come il cooperative learning e i tavoli di discussione – non mirano a semplificare il dibattito, ma a renderlo più inclusivo. L’obiettivo è offrire strumenti per mettere in parola le trasformazioni in atto e costruire percorsi condivisi di riflessione e discernimento.
Dalle testimonianze raccolte emerge come il seminario abbia favorito una rilettura concreta della vita comunitaria. Per Marzia, proveniente da una realtà delle valli valdesi con poca immigrazione, l’esperienza è stata occasione per sperimentare modalità diverse di vivere la spiritualità e la partecipazione. «Mi hanno colpito i momenti di meditazione, canto e preghiera, proposti in forme nuove rispetto alle nostre abitudini», racconta. «Porto a casa anche spunti per rendere più vive le assemblee di chiesa». Sul piano relazionale sottolinea il valore di «un clima di fiducia e scambio reciproco tra persone molto diverse». Guardando al percorso che si apre, si aspetta che LINFA possa contribuire a rafforzare i legami tra comunità e accompagnarle in un processo di trasformazione. «Spero che questo scambio arricchente ci aiuti a superare i confini della territorialità e a trovare modi concreti per far incontrare le diverse chiese». L’obiettivo è costruire comunità sempre più multiculturali e intergenerazionali, ma soprattutto disponibili al cambiamento.
Per Stefano, che vive invece in una comunità già multietnica (la chiesa metodista di Milano), LINFA è stato soprattutto un tempo per fermarsi a riflettere sul cammino compiuto. «È importante imparare a sentirsi un’unica comunità, in cui l’altro non sia definito prima di tutto dalla sua nazionalità», osserva. Anche l’incontro tra persone provenienti da chiese e denominazioni diverse è stato, a suo avviso, uno degli aspetti più significativi.
Lucie evidenzia come le attività proposte abbiano aiutato a cogliere la complessità delle dinamiche comunitarie. «Riflettendo sulla comunità che vorrei tra dieci anni – spiega – mi sono resa conto che l’unità nella diversità è e resterà un “work in progress”. Le varie identità arricchiscono la vita della chiesa, ma comportano anche adattamenti personali e interiori».
Tra i momenti più significativi indica il lavoro simbolico sui ruoli nella comunità e i tavoli di confronto, che hanno offerto spunti concreti per affrontare situazioni quotidiane. «Mi ha colpito anche la presenza di molti giovani e la pluralità di generazioni, insieme alla gioia di aprirsi, conoscersi e restare in contatto». Guardando al percorso che si apre, si aspetta da LINFA «strumenti per la crescita spirituale e per una testimonianza più coraggiosa, capace di uscire dai confini della chiesa locale e di vivere con maggiore consapevolezza una realtà sempre più variegata».
Le aspettative dei e delle partecipanti convergono su alcuni punti chiave: la necessità di formazione per accompagnare le trasformazioni in atto, il bisogno di idee per attivare la vita comunitaria e di percorsi che aiutino ad affrontare anche le domande più scomode. Accanto alla dimensione ecclesiale emerge con forza quella personale: il desiderio di mettersi in gioco, rileggere il proprio ruolo e aprirsi a processi di cambiamento.
Il primo seminario LINFA appare così come l’inizio di un cammino che non promette risposte immediate, ma apre spazi di ascolto reciproco, confronto e discernimento. Come organizzatrici e organizzatori, abbiamo percepito con chiarezza il desiderio diffuso di proseguire questo percorso insieme, mettendo in comune esperienze, domande e speranze.