Stabilità finanziaria e regolamentazione in un’epoca di trasformazione: come la ricerca economica può aiutare a riorientare la rotta
di Chiara Scotti Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia 5ª edizione della conferenza “Stabilità Finanziaria e Regolamentazione” – Banca d’Italia, Università Bocconi, EIEF e CEPR
Sono lieta di darvi il benvenuto alla quinta edizione della Conferenza di Banca d’Italia, Università Bocconi, EIEF e CEPR su “Stabilità finanziaria e regolamentazione”.
Vorrei iniziare non con alcune affermazioni, ma con alcune domande. Perché durante le turbolenze del 2023 la dinamica dei depositi è stata diversa da banca a banca? Quando le perdite non realizzate sui titoli diventano rilevanti per la trasmissione della politica monetaria? Che cosa sta alimentando la crescita dell’intermediazione non bancaria e in che modo questo fenomeno sta rimodellando il rischio e la liquidità nel sistema finanziario? In che modo la vigilanza e la regolamentazione dovrebbero adattarsi alla transizione digitale, continuando al tempo stesso a salvaguardare la stabilità finanziaria?
Domande come queste sono al centro del nostro lavoro quotidiano in una banca centrale. Per rispondere, dobbiamo capire come si stia evolvendo la struttura dell’intermediazione finanziaria in una fase di rapida trasformazione e se, di conseguenza, i nostri modelli stiano diventando obsoleti.
Il funzionamento del sistema finanziario di oggi
Modelli costruiti per un mondo di sportelli bancari e depositi poco mobili, con confini netti tra i bilanci degli intermediari finanziari, non sono più in grado di cogliere il funzionamento del sistema finanziario di oggi. Vigilanza e regolamentazione operano ormai in un ecosistema molto più dinamico e complesso rispetto a un decennio fa: la digitalizzazione consente ai depositanti di spostare fondi istantaneamente, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, sia tra banche sia dalle banche verso un’ampia gamma di intermediari finanziari. Come ha mostrato il recente ciclo di restrizione monetaria, politica monetaria e stabilità finanziaria interagiscono attraverso canali complessi, compresi gli effetti dei tassi di interesse sulla valutazione dei portafogli titoli. Gli intermediari non bancari svolgono inoltre un ruolo sempre più rilevante nella distribuzione globale dei rischi.
È proprio per questo che la ricerca economica conta. Ci aiuta a distinguere i cambiamenti strutturali dal rumore ciclico, a individuare canali di trasmissione meno visibili, a misurare i possibili compromessi tra stabilità finanziaria e crescita, e a disegnare politiche robuste in condizioni di incertezza. Istituzioni come la Banca d’Italia hanno la responsabilità non solo di regolare e vigilare, ma anche di promuovere una ricerca rigorosa che sostenga scelte di policy solide e orientate al futuro.
I lavori presentati in questa conferenza affrontano direttamente queste sfide. Invece di assumere il sistema finanziario come un dato immutabile, ne esplorano l’evoluzione in corso.
In questo contesto, la conferenza è organizzata attorno alle quattro questioni strettamente connesse che ho richiamato all’inizio, ciascuna dedicata a una dimensione fondamentale di questo scenario in trasformazione.
1. La digitalizzazione e la nuova velocità delle corse agli sportelli
Vorrei partire dalla digitalizzazione: da come sta ridisegnando il settore bancario e da ciò che questo implica per la stabilità finanziaria.
La trasformazione digitale ha senza dubbio portato benefici ai servizi bancari, migliorando efficienza, concorrenza e inclusione finanziaria. E tuttavia gli eventi legati alle turbolenze bancarie negli Stati Uniti nel 2023 impongono una riflessione più profonda: la digitalizzazione può amplificare la vulnerabilità intrinseca delle banche, che affonda in ultima analisi nella trasformazione delle scadenze?
L’attività bancaria digitale può modificare il comportamento dei depositanti nei periodi di stress. I depositanti sono diventati più reattivi alle condizioni di mercato, sia per la possibilità di trasferire fondi istantaneamente, sia per il crescente utilizzo di piattaforme di intermediazione dei depositi. Questi sviluppi possono aver contribuito alla velocità senza precedenti dei deflussi osservati nei recenti fallimenti di banche regionali statunitensi e di Credit Suisse. Allo stesso tempo, la rapida diffusione di notizie e voci sulle difficoltà delle banche attraverso i social media può intensificare le reazioni di depositanti e azionisti. Le evidenze empiriche disponibili sembrano però suggerire che i mercati siano in grado di distinguere tra banche solide e banche in difficoltà. Se così è, la digitalizzazione può allora rafforzare il tradizionale ruolo disciplinante della raccolta a breve termine.
Trasmissione della politica monetaria
La digitalizzazione può influire anche sulla trasmissione della politica monetaria, aumentando la sensibilità dei depositi alle variazioni dei tassi di interesse. Quando i tassi salgono, i depositanti possono spostare più rapidamente i fondi verso alternative più redditizie, facendo aumentare il costo della raccolta per le banche e riducendo la stabilità della loro base di depositi. Di conseguenza, una stretta monetaria può trasmettersi più rapidamente – e talvolta in modo più disomogeneo – ai bilanci bancari e alle condizioni del credito. Ricerche recenti – compreso il lavoro che il professor Santos illustrerà nella sua lecture – suggeriscono che il digital banking possa comprimere e rendere più instabile il valore della “franchigia dei depositi” quando i tassi ufficiali aumentano. Una ricerca della Banca d’Italia mostra che, nell’area dell’euro, le banche digitali si sono orientate in misura significativa verso depositi a termine con remunerazioni più elevate durante il recente ciclo di restrizione monetaria.
Guardando avanti, man mano che le tecnologie continueranno a evolvere, cambierà anche la loro interazione con la stabilità finanziaria, in modi non facilmente prevedibili. Per esempio, strumenti di monitoraggio basati sull’intelligenza artificiale potrebbero sia ridurre gli episodi di panico bancario – migliorando la trasparenza – sia facilitare il coordinamento tra depositanti, accrescendo potenzialmente il rischio di corse agli sportelli. Allo stesso modo, la crescita del digital banking e l’uso sempre più ampio dell’intelligenza artificiale stanno esponendo le banche a nuovi rischi operativi, rapidi e in continua evoluzione, dalle minacce informatiche alle vulnerabilità delle infrastrutture ICT, tanto più in presenza di un maggiore ricorso all’esternalizzazione dei servizi e di una più intensa interconnessione dei sistemi.
2. Politica monetaria, perdite sui titoli e canale del collateral
Un secondo tema centrale di questa conferenza riguarda l’interazione tra la stretta monetaria e la stabilità finanziaria.
La ricerca economica ha dimostrato in modo convincente che le frizioni finanziarie possono amplificare gli shock macroeconomici, inclusi quelli di politica monetaria. Il recente ciclo restrittivo ha rappresentato un vero e proprio esperimento di laboratorio nel mondo reale.
Con l’aumento dei tassi ufficiali, le banche hanno registrato perdite significative – realizzate e non realizzate – sui portafogli di titoli a reddito fisso, con effetti di pressione sui bilanci. Anche quando la solvibilità non era immediatamente in discussione, le perdite da valutazione a prezzi di mercato hanno eroso il capitale regolamentare, limitato la capacità di erogare credito e ridotto il valore del collateral, restringendo l’accesso delle banche alla liquidità di mercato e, di conseguenza, la loro possibilità di finanziare l’economia reale.
Le perdite non realizzate sui titoli contabilizzati al costo ammortizzato non riducono direttamente il capitale regolamentare. Tuttavia, le recenti tensioni bancarie negli Stati Uniti hanno mostrato che, quando queste perdite diventano molto consistenti – in particolare nelle istituzioni con scarsi buffer patrimoniali e una quota elevata di depositi non assicurati – possono minare la fiducia e innescare corse agli sportelli.
La Banca d’Italia ha contribuito attivamente a questo dibattito. Le nostre ricerche evidenziano come la composizione dei portafogli titoli e l’ampiezza dei buffer di capitale influenzino la risposta dell’offerta di credito agli shock monetari. Le banche ben capitalizzate e dotate di collateral diversificato sono in una posizione migliore per sostenere il credito durante le fasi di restrizione e, più in generale, in condizioni avverse. Politica monetaria e politica prudenziale non possono quindi essere considerate separatamente: operano sugli stessi bilanci bancari e interagiscono in modi che devono essere valutati con grande attenzione.
3. L’ascesa dell’intermediazione finanziaria non bancaria
Passando all’intermediazione finanziaria non bancaria, la sua rapida espansione ha rimodellato i sistemi finanziari moderni. Attività un tempo concentrate nelle banche regolamentate vengono oggi svolte sempre più spesso da gestori patrimoniali, fondi d’investimento, assicurazioni, società finanziarie, hedge fund e veicoli di private debt. Questo spostamento ha ampliato le fonti di finanziamento disponibili per l’economia reale e rafforzato la finanza di mercato.
Tuttavia, quando gli intermediari non bancari svolgono attività tradizionalmente assimilabili a quelle bancarie senza essere soggetti a una regolamentazione comparabile né poter contare su analoghe reti di sicurezza pubblica, emergono preoccupazioni per la stabilità finanziaria. Anche se le singole istituzioni possono non essere sistemiche, il loro comportamento collettivo può generare dinamiche destabilizzanti. La crisi dei gilt britannici del 2022, innescata da spirali di margini nelle strategie di investimento guidate dalle passività, ha mostrato ancora una volta come la leva finanziaria possa amplificare lo stress di mercato. Gli interventi delle banche centrali possono contenere il contagio, ma possono anche influenzare l’assunzione di rischio e creare azzardo morale.
Crescenti interconnessioni tra banche e intermediari non bancari
Più di recente, la letteratura si è concentrata sulle crescenti interconnessioni tra banche e intermediari non bancari. Le strutture di cartolarizzazione sintetica, per esempio, consentono alle banche di originare prestiti trasferendo quote del rischio di credito verso assicurazioni o altri soggetti non bancari. Analogamente, la rapida espansione del mercato del private credit si è spesso basata su linee di credito bancarie fornite a fondi di debito privato. In un contesto in cui crescono le preoccupazioni sulla qualità degli standard di concessione del credito nel private credit, valutare l’intensità del legame con il settore bancario diventa ancora più urgente, sia per gli investitori sia per le autorità di regolamentazione.
Resta aperta la questione se tali innovazioni riflettano soprattutto effettivi guadagni di efficienza e una migliore diversificazione del rischio, oppure forme di arbitraggio regolamentare, e se queste strutture complesse trasferiscano davvero il rischio all’esterno del settore bancario oppure si limitino a ricollocarlo temporaneamente.
4. Regolamentazione, vigilanza e compromesso tra stabilizzazione e crescita
Infine, vorrei soffermarmi sul rapporto tra stabilizzazione economica di breve periodo durante le crisi e crescita di lungo periodo, nonché sul ruolo che regolamentazione e vigilanza svolgono nel determinarlo.
La visione schumpeteriana della distruzione creatrice suggerisce che le recessioni possano favorire la crescita di lungo periodo riallocando risorse dalle imprese meno produttive a quelle più produttive. Contributi più recenti mostrano però che, in presenza di frizioni di mercato, le crisi – soprattutto quelle bancarie – possono lasciare cicatrici persistenti sull’economia. Questo rende l’intervento pubblico al tempo stesso necessario e complesso.
Dalla crisi finanziaria globale in poi, i quadri macroprudenziali hanno cercato di gestire questo delicato equilibrio. I buffer di capitale accumulati nelle fasi favorevoli possono essere rilasciati nei periodi di rallentamento per sostenere il credito e l’attività economica. La crisi da Covid-19 ci ha ricordato l’importanza di creare spazio macroprudenziale nei tempi buoni: allo scoppio della pandemia, solo poche giurisdizioni disponevano di buffer effettivamente liberabili, che risultano più efficaci dei buffer strutturali nel sostenere il credito durante le recessioni.
Una vigilanza attenta
Per limitare il rischio di conseguenze indesiderate, le politiche di stabilizzazione del credito bancario devono essere accompagnate da una vigilanza attenta. Nelle recessioni, le banche debolmente capitalizzate possono ritardare il riconoscimento delle perdite e praticare “zombie lending”, cioè continuare a rifinanziare imprese non più sostenibili invece di riallocare in modo efficiente le risorse. Una certa dose di tolleranza può preservare relazioni di credito di valore; ma quando questo atteggiamento si prolunga e diventa diffuso, può deprimere la produttività, penalizzare le imprese sane e rallentare la ripresa. Una vigilanza efficace – sostenuta da trasparenza e da mercati ben disegnati per gli attivi deteriorati – può attenuare questi rischi.
Sotto questo profilo, l’esperienza italiana di graduale riduzione dei crediti deteriorati negli ultimi anni offre un insegnamento utile: il deterioramento del credito va affrontato “il più rapidamente possibile, ma non più rapidamente del necessario”.
Con l’evoluzione del sistema finanziario, evolvono anche i canali attraverso cui emergono le vulnerabilità. L’innovazione digitale e l’espansione della finanza di mercato stanno ridisegnando i meccanismi di trasmissione, ma le fragilità di fondo restano.
La trasformazione del sistema finanziario e le crescenti interconnessioni tra i suoi partecipanti hanno reso più complessa la definizione di politiche monetarie e finanziarie efficaci, capaci di promuovere insieme stabilità e crescita. In questo contesto, banche centrali e autorità di vigilanza hanno bisogno di una solida base di ricerca rigorosa per orientare le proprie decisioni.
La Banca d’Italia ritiene da tempo che una ricerca accurata e un dialogo aperto tra accademia e policymaker siano essenziali per assumere decisioni fondate. Conferenze come questa non sono soltanto occasioni accademiche: offrono anche indicazioni preziose che alimentano il processo di policy.
In un mondo segnato dall’incertezza geopolitica, dalla trasformazione digitale, dalla transizione verde e dall’evoluzione delle strutture finanziarie, la chiarezza analitica è più importante che mai.
Desidero ringraziare gli organizzatori, i relatori e tutti i partecipanti per il loro contributo. Auguro a tutti una conferenza stimolante e proficua.