Anche se l’attesa della primavera è vecchia come il mondo, ogni anno sembra una nuova scoperta. In questo articolo esploriamo miti e tradizioni di diverse culture, alla ricerca di un punto d’incontro tra antico e presente, nella nuovissima rubrica di JEParma “Cambio di stagione”.
La Grecia antica: Demetra e Persefone
Nell’antico mondo greco, era Demetra a regolare le stagioni e a nutrire il raccolto. Ma tutto cambiò quando sua figlia Persefone fu rapita dal dio degli inferi, Ade, mentre coglieva fiori.
Il rapimento scatenò il dolore di Demetra, che smise di prendersi cura della terra: i campi si spogliarono e gli animali morirono. Zeus intervenne e trovò un accordo: Persefone avrebbe passato sei mesi con Ade e sei mesi con Demetra.
Così, la primavera e l’estate fioriscono quando Persefone torna tra gli umani, mentre l’autunno e l’inverno segnano la sua permanenza negli inferi. Una leggenda che spiega le stagioni e celebra la rinascita.
Egitto: Sham El Nessim e il potere del raccolto
Continuiamo il nostro percorso e visioniamo una tradizione pluri-millenaria proveniente dalla Terra dei faraoni. Ogni anno, in Egitto, è festeggiato il Sham El Nessim: una festa piena di colori che riunisce ogni abitante di qualsiasi religione. Questa ricorrenza fonda le sue radici nell’antico Egitto (esattamente 4600 anni fa). La data coincideva con la piena del Nilo, la quale era elemento fondamentale per mantenere la terra fertile e il raccolto copioso.
Alcuni viveri acquisivano un fine ben più nobile del solo essere nutrimento: la lattuga, ad esempio, simbolo di fertilità e di sensualità, era associata e sacrificata al dio Min (la cui correlazione è peculiare e degna di ricerca). Accanto a quest’ultima, un’altra usanza, ancora oggi presente nei banchetti allestiti per l’occasione, è quella della consumazione del pesce salato. L’uso del sale non solo era un ottimo metodo per conservare cibo, ma era anche un gesto colmo di significato. Noto anche oggi come ”Fiseekh”, veniva preparato con un processo che durava quasi tre mesi, era simbolo di fertilità e benessere; si credeva, inoltre, che offrire questa pietanza agli dei portasse un buon raccolto.
L’ultima peculiarità che vorrei sottolineare è quella del mangiare uova bollite e colorate (vi ricorda qualcosa?): il simbolo delle uova dipinte, infatti, è molto più antico di quello che si possa pensare e, soprattutto, non attribuito solamente alla tradizione romana e cristiana. Già in antiche culture: greca, persiana ed egizia le uova colorate divennero simbolo di rinascita e di fertilità. In epoca cristiana il significato di questo gesto venne ridefinito ulteriormente: le uova venivano dipinte di rosso ad indicare la passione di Cristo in croce.
Giappone: Hanami e i fiori di ciliegio
Se vi dico high tech, templi, treni puntualissimi e fascino senza tempo cosa vi viene in mente? Sicuramente l’inconfondibile terra del sol levante. Il fiore di ciliegio è uno dei simboli caratteristici del Giappone, al pari della ricorrenza corrispondente: l’Hanami (che letteralmente significa “guardare i fiori”).
Durante gli ultimi giorni di marzo le strade e i parchi nipponici si colorano di rosa, creando uno spettacolo naturale che attira sia i locali sia i turisti forestieri. I fiori di Sakura simboleggiano una bellezza tanto elegante e intensa, quanto fragile e transitoria. Le ultime due accezioni però non sono un difetto, come ci suggerirebbe il nostro giudizio occidentale, al contrario sono parte dello splendore. L’intero periodo della fioritura vuol essere un’allegoria della vita: ci permette di apprezzarla ancora di più, assieme alla sua precarietà.
La tradizione era diffusa inizialmente tra nobili e intellettuali più di mille anni fa, per poi diventare di dominio popolare successivamente. Durante il periodo Edo (XVIII secolo) l’osservazione dei ciliegi divenne un’istituzione alla quale ogni ceto sociale vi partecipava. Questa metamorfosi non rese la tradizione ”volgare”, che non perse mai la propria profondità, invece, la trasformò in una ricorrenza collettiva e colma di significato.
Come vuole la tradizione, durante l’Hanami, si stendono dei teli colorati nei parchi e si consuma una vasta quantità di cibo e di sakè assieme alla propria famiglia o ai propri amici. Al giorno d’oggi questa ricorrenza ha fatto il giro del mondo, incuriosendo visitatori provenienti da tutto il globo (e rendendo difficile la prenotazione di voli e hotel in questo periodo).
Ne segue una riflessione importante: quando l’internazionalizzazione di una cultura ne accresce valore e quando invece diventa deleteria? La condivisione è senza dubbio uno dei valori cardine di questa usanza ma, in quanto turisti, abbiamo anche la responsabilità di rispettare le tradizioni altrui. Ogni anno alcuni forestieri rovinano i fiori, li collezionano come se fossero dei souvenir e ne spezzano i rami: per i giapponesi si tratta di una grave mancanza di rispetto e pregiudica coloro che invece ne rispettano le origini e il significato.
Primavera: un viaggio tra culture
Dalla Grecia all’Egitto, fino al Giappone, la primavera è un filo comune che unisce culture e secoli diversi.
Viaggiare e informarsi è forse la forma di arricchimento più profonda, poiché permette di comprendere un punto di vista diverso dal proprio; a patto che si riesca a mettere da parte il giudizio. Partendo da un’esperienza universale, come la primavera, abbiamo vissuto un viaggio metaforico attraversando culture ed epoche diverse; ma le mie parole sono solo un tramite, la vera bellezza è data dalle esperienze e dal modo in cui scegliamo di viverle.