Formazione, governance e salvaguardia del tessuto produttivo e della sovranità digitale nazionale. | CISAL

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Stiamo vendendo non solo i nostri dati, ma la nostra indipendenza produttiva.Il processo di integrazione pervasiva dell’intelligenza artificiale (AI) nei sistemi produttivi aziendali sta conducendo il nostro Paese, come molti altri, verso una progressiva perdita di autonomia sulla propria capacità produttiva e sul proprio know-how. I licenziamenti legati alla digitalizzazione stanno avendo un impatto sociale devastante a livello globale, e l’Italia non è un’eccezione. Sovente giustificati con la necessità di ridurre i costi del personale o di ottimizzare i processi produttivi nascondono una verità più profonda: la transizione verso modelli basati sull’AI sta ridefinendo i rapporti di forza tra capitale, lavoro e conoscenza alimentando un altro fenomeno fortemente correlato, l’AI washing. Mentre negli USA sono in corso tagli al personale, che coinvolgono migliaia di dipendenti, con modalità che però vanno contestualizzate in un mercato del lavoro estremamente dinamico e orientato al turnover. In Italia e in Europa, la vera “marea” dell’IA deve ancora arrivare. Il rischio concreto per noi, al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti, è la perdita di stabilità sociale dovuta a licenziamenti su larga scala, aggravata dall’incapacità di molti lavoratori di reintegrarsi nel mercato del lavoro per mancanza di programmi di formazione e rigidità strutturale del nostro sistema occupazionale rispetto ai Paesi anglofoni. Il fenomeno dell’AI washing è, inoltre, particolarmente inquietante: consiste nel giustificare tagli indiscriminati al personale adducendo come pretesto l’adozione di software di intelligenza artificiale. Per mitigare tale situazioneoccorre promuovere con urgenza programmi di formazione che consentano ai lavoratori di comprendere l’IA e di come questa possa supportarli, e non semplicemente sostituirli. Si dovrebbe valorizzare la figura dell’Hybrid Worker, ossia un lavoratore che, grazie all’introduzione dell’AI nella propria azienda, supervisiona i processi automatizzati di cui era precedentemente responsabile, e garantisce una riconversione indolore qualora la tecnologia in questione, per qualsiasi ragione, non fosse più disponibile. Dobbiamo essere consapevoli che un’adozione massiva di software AI di terzi all’interno delle nostre aziende potrebbe mettere a serio rischio la stabilità e la produttività del Paese.  Non solo perché, tale adozione potrebbe condurre a licenziamenti indiscriminati, ma anche perché stiamo di fatto cedendo dati, competenze e proprietà intellettuali a società di Paesi che non operano nell’ottica della crescita nazionale e che, in qualsiasi momento, potrebbero divenire ostili a causa di eventi esterni o interni che potrebbero coinvolgerli. Ciò che suggeriamo, è che imprese, PMI ed enti pubblici non condividano documentazione sensibile o processi interni vitali con LLM (Large Language Model) di terze parti. Inoltre, la costituzione di un consorzio tra università, enti pubblici e soggetti privati orientato alla creazione di servizi di intelligenza artificiale nativi europei, o meglio ancora nazionali, aiuterebbe notevolmente il raggiungimento di una reale sovranità dei dati nazionale. Tutto ciò per evitare che il nostro Paese si ritrovi intrappolato in una duplice morsa di dipendenza tecnologica e dissesto economico. Secondo il primo AI Diffusion Report 2025 di Microsoft: In Italia il tasso di diffusione dell’AI tra la popolazione in età lavorativa è del 25,8%, un valore in linea con Stati Uniti (26,3%) e Germania (26,5%), ma ancora inferiore rispetto a Francia (40,9%), Spagna (39,7%) e Regno Unito (36,4%). La differenza sostanziale, tuttavia, non risiede nei numeri, ma nelle infrastrutture: Stati Uniti e Cina detengono insieme circa l’86% della capacità di calcolo mondiale, dominando sia per quantità sia per prestazioni dei modelli di AI. L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi scoperte tecnologiche del nostro tempo, e una sua demonizzazione sarebbe intellettualmente disonesta. Tale tecnologia sta rimodellando la realtà quotidiana, generando al contempo effetti sia positivi che negativi. Nuove professioni stanno nascendo e molte altre tenderanno a scomparire. Se la transizione non verrà regolamentata in modo equilibrato e responsabile, gli effetti sociali ed economici potrebbero essere estremamente gravi. Non è soltanto una questione occupazionale: il tema si intreccia, come abbiamo visto, con la sicurezza e l’indipendenza industriale nazionale. Se si immagina uno scenario ipotetico in cui un’infrastruttura critica del Paese affidasse parte dei propri processi fondamentali a sistemi di AI gestiti da aziende extra-UE, senza un’adeguata supervisione umana. In caso di guasto, di modifica unilaterale dei termini contrattuali o, peggio, di atto ostile, le conseguenze sarebbero potenzialmente disastrose. Come CISAL, sosteniamo una transizione equilibrata e oculata, che non persegua il mero profitto a discapito dei lavoratori, della coesione sociale e della sicurezza nazionale, e riteniamo fondamentale la realizzazione di questo Osservatorio, per affrontare il tema in maniera plurale e ponderata. Inoltre, l’istituzione di ammortizzatori specifici per i lavoratori a rischio sostituzione da parte dell’AI, consentirebbe loro di intraprendere percorsi formativi qualificanti direttamente in azienda, affinché l’adozione tecnologica produca effetti positivi e non traumatici.


In tal modo, chi oggi è operatore potrebbe diventare supervisore di processi automatizzati, creando figure ibride capaci di intervenire in caso di crisi dei sistemi AI e garantendo una riconversione professionale immediatamente spendibile nel mercato del lavoro. Parallelamente, è fondamentale introdurre una regolamentazione preventiva che impedisca alle imprese di adottare massicciamente soluzioni AI senza una valutazione approfondita dei rischi sociali, economici e strategici che tali tecnologie comportano, in particolare nei settori critici del Paese. Questo tema è cruciale non solo per la produttività e l’occupazione in Italia, ma anche per la nostra sovranità. Ignorarlo significherebbe rinunciare consapevolmente al controllo del nostro futuro produttivo.

Estratto dell’intervento fatto da Valerio Marone membro CISAL dell’Osservatorio Nazionale sull’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro presso il Ministero del lavoro in occasione dell’apertura dei lavori.

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