L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 7374 del 27 marzo 2026 ha riaperto il dibattito sulla validità delle multe rilevate con autovelox, alimentando in pochi giorni interpretazioni contrastanti.
In particolare, parte della stampa ha parlato di una possibile “sanatoria” dei dispositivi non omologati. Una lettura che, però, non trova riscontro nel contenuto effettivo della decisione.
Il caso: verbali del 2021 e ricorso rigettato
La vicenda riguarda due sanzioni per eccesso di velocità elevate nell’aprile 2021 nel territorio di Pescara tramite dispositivo elettronico.
Il Giudice di Pace aveva inizialmente annullato i verbali per assenza di omologazione. Il Tribunale, in appello, aveva invece ritenuto sufficiente l’approvazione dell’apparecchio.
La questione è arrivata in Cassazione, che ha respinto il ricorso.
Il rigetto del ricorso si collega al fatto che il dispositivo risultava sottoposto a verifica periodica di funzionamento nel dicembre 2020, quindi in un momento compatibile con le infrazioni contestate. Questo dato ha inciso sul caso concreto, ma non elimina il tema dell’omologazione, che resta distinto e centrale.
Perché si è parlato di “sanatoria” sugli autovelox non omologati
È proprio questo passaggio ad aver generato confusione.
Il riferimento alla taratura ha portato alcuni commentatori a ritenere che la Cassazione abbia considerato sufficiente la sola verifica periodica, anche in assenza di omologazione.
Tuttavia, questa interpretazione non tiene conto della natura dell’ordinanza.
La Corte, infatti, non introduce una regola generale, ma si limita a decidere il caso concreto sulla base degli elementi disponibili nel processo.
Autovelox non omologati: il nodo tra taratura e omologazione
L’ordinanza non affronta in modo diretto il rapporto tra approvazione e omologazione, né afferma che quest’ultima sia superflua.
Al contrario, nello stesso provvedimento viene ribadito che spetta all’amministrazione dimostrare la regolarità del dispositivo utilizzato.
Si tratta di un passaggio rilevante, perché conferma che la questione degli autovelox non omologati non è stata affatto superata.
Il riferimento alla taratura riguarda il corretto funzionamento dello strumento nel tempo, mentre l’omologazione attiene alla sua idoneità tecnica originaria: due profili distinti che continuano a incidere sulla validità dell’accertamento.
Un quadro ancora aperto
L’ordinanza n. 7374/2026 non chiude il dibattito, ma lo lascia sostanzialmente invariato.
Da un lato, la decisione valorizza un elemento tecnico come la taratura; dall’altro, non modifica il quadro normativo né supera gli orientamenti precedenti della Cassazione.
Il risultato è una situazione che continua a generare incertezza e contenzioso.
Il punto decisivo
Alla luce di questa decisione, non è possibile affermare che le multe elevate con autovelox non omologati siano automaticamente valide.
La verifica della regolarità del dispositivo resta un passaggio centrale e deve essere effettuata caso per caso.
Proprio per questo motivo, diventa fondamentale comprendere quando l’assenza di omologazione può incidere sulla validità del verbale e in quali situazioni è possibile contestare una multa per autovelox non omologato.