di Redigo.info
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con l’approfondimento del 9 aprile 2026, ha offerto una panoramica del mondo del lavoro dal 2022 ad oggi. Il dato più evidente riguarda l’aumento degli occupati: oltre un milione in più in tre anni, fino a superare i 24 milioni nel 2025. Il tasso di occupazione sale così dal 60,1% al 62,5%.
Occupazione femminile in crescita
Particolarmente significativa è l’occupazione femminile, che registra un incremento più marcato rispetto a quella maschile, raggiungendo il 53,8%. Parallelamente, diminuisce il numero dei disoccupati: il tasso scende dall’8,1% del 2022 al 6,1% nel 2025; l’Italia, in questo momento, è sotto la media europea per quanto riguarda la disoccupazione generale e giovanile.
Importante anche la riduzione della disoccupazione tra i giovani, che passa dal 18% al 14,4%, e tra le donne, con un calo più rapido rispetto agli uomini. Il miglioramento del mercato del lavoro si riflette anche sulla popolazione inattiva, in calo di circa 500mila unità, mentre diminuiscono soprattutto i cosiddetti “scoraggiati”, ovvero coloro che vorrebbero lavorare ma hanno smesso di cercarlo: da oltre un milione nel 2022 a circa 750mila nel 2025.
Sul fronte giovanile, scende al 13,3% tra gli under 29 la quota dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano). In miglioramento anche il dato sulla dispersione scolastica, che scende sotto il 10%, centrando gli obiettivi fissati dal PNRR e avvicinandosi al target europeo del 9% entro il 2030.
Riduzione dei divari tra Nord e Sud
Si riduce il gap occupazionale tra Nord e Sud, passato da 24 a circa 18-19 punti percentuali. L’occupazione nel Mezzogiorno cresce più velocemente, soprattutto grazie a edilizia e turismo, ma resta ancora distante dai livelli del Nord. Permane anche il divario di genere: sebbene in calo, resta elevato e accompagnato da una maggiore diffusione del part-time involontario tra le donne.
Un altro dato positivo riguarda la diminuzione del rischio di povertà o esclusione sociale, sceso al 22,6% nel 2025. Un miglioramento legato alla crescita dell’occupazione e all’aumento del reddito medio familiare. Tuttavia, restano più esposte le famiglie numerose, i nuclei monogenitoriali e i single.
Salari e formazione in lenta ripresa
Il capitolo più critico resta quello dei salari reali. Tra il 2022 e il 2023 l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto fino al 10%. Solo dal 2024 si è avviata una fase di stabilizzazione, seguita da un lento recupero nel 2025-2026. Secondo le stime, il ritorno ai livelli reali del 2021 potrebbe avvenire non prima del 2027.
Aumenta la partecipazione degli adulti alla formazione continua, salita oltre il 40%, ma l’Italia resta sotto la media europea. Un segnale comunque positivo, legato anche ai programmi di riqualificazione e alle politiche attive del lavoro.