Non autosufficienza: ancora poche risorse e scarso coordinamento nel Piano 2025-2027 - SPI CGIL Veneto

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Il Piano 2025-2027 definisce il quadro nazionale delle risorse del Fondo per le non autosufficienze. L’analisi di Cgil e Spi.

Fondi scarsi, coordinamento assente tra Piani destinati a diverse fasce di età, attuazione condizionata dal mancato completamento delle riforme in atto. Sono diverse le criticità individuate da Cgil e Spi nel Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 (PNNA 2025-2027), che delinea il quadro nazionale delle risorse afferenti al Fondo per le non autosufficienze e lo sviluppo di interventi, servizi e prestazioni in materia.

Destinatarie del Piano sono le persone non autosufficienti sino ai 70 anni, ma vengono delineati interventi e risorse anche per gli over 70, che saranno a breve oggetto del “Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana”.
«Ciò crea una situazione incerta in questa fase incompiuta di attuazione delle due Riforme (Disabilità e Anziani) che va superata rapidamente» si legge nell’analisi di Cgil e Spi.

Il Piano prevede 982 milioni per il 2025, 934 per il 2026, 1 miliardo e 108 milioni per il 2027, ripartiti tra le regioni.

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Le prime osservazioni

Platea di destinatari: sarebbe opportuno evitare binari distinti nella programmazione e nella gestione delle misure destinate a platee diverse per età (fino ai 70 e dai 70 in poi), coordinando i due Piani e armonizzando gli interventi destinati agli anziani tra i 65 e i 69 anni con quelli per gli over 70, in modo da favorire, tra l’altro, un’ordinata programmazione regionale e locale. Inoltre, vanno verificati criteri e modalità di individuazione dei destinatari delle misure e delle risorse previste dal Piano, per evitare inaccettabili selezioni.

Risorse: alla luce degli scarsi fondi messi a disposizione, l’efficacia del Piano è indebolita. Non c’è congruenza tra le misure previste, risorse disponibili e platee dei destinatari. Inoltre, secondo i nuovi criteri di riparto, le risorse non risultano distribuite in modo aderente ai reali fabbisogni della popolazione; il rischio è quello di lasciare inalterate le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.

Personale: il Piano stanzia 50 milioni all’anno per assumere personale nei Punti Unici di Accesso (PUA), ma permangono i vincoli per le assunzioni negli enti locali.

Accordi con gli Enti locali: il PNNA prevede accordi tra Regioni, ATS e Distretti Sanitari per l’integrazione sociosanitaria, che necessitano di programmazione obbligatoria e risorse vincolate e adeguate.

Riforme incomplete: a condizionare l’attuazione del PNNA c’è il mancato completamento dei processi di riforma in corso nel Paese, nonché alcune scelte a riguardo che stanno mettendo in difficoltà le persone con disabilità e/o non autosufficienti e le loro famiglie. Ci riferiamo a:

  • mancata attuazione del PNRR, con ritardi nell’attivazione delle Case della Comunità e dunque dei PUA,
  • sperimentazione della Riforma in materia di disabilità, che ha fatto registrare un calo delle domande presentate e riconosciute,
  • sperimentazione della Prestazione Universale per le persone non autosufficienti, con criteri di accesso ristretti e categoriali.

Immagine di pressfoto su Freepik

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