EPISODIO 5: SONO TUTTI CRIMINALI! - Solidarietà e Cooperazione CIPSI

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In Italia, la criminalità rappresenta un fenomeno complesso, articolato e persistente, che continua a occupare un ruolo centrale nel dibattito pubblico. In questo contesto, numerosi esponenti politici e di governo continuano ad insistere sul fatto che, alla radice di questa tendenza a delinquere, ci sia il problema dell’immigrazione. Questa non è una tendenza tutta italiana: l’immigrazione e la criminalità sono stati e continuano ad essere al centro delle campagne elettorali europee e non. Dopotutto, l’idea che l’immigrazione aumenti la criminalità è una delle credenze più radicate e longeve nell’opinione pubblica. 

Come abbiamo potuto osservare negli episodi precedenti, l’Italia è il paese in Europa con il tasso più alto di disinformazione in tema immigrazione, e ciò rimane vero anche con riferimento alla tematica della criminalità. Olivier Marie, dopo aver analizzato la correlazione tra flussi migratori e tasso di criminalità in 216 regioni di 23 Paesi europei, ha pubblicato uno studio denominato “Immigration and Crime: An International Perspective”. Al suo interno, i risultati parlano chiaro: non c’è nessun collegamento significativo tra le due variabili. Un altro caso emblematico è quello del Cile dove, intorno al 2010, in seguito ad un periodo di forte crescita economica, la popolazione straniera è triplicata. Nonostante le preoccupazioni pubbliche e l’allarmismo mediatico, non vi è stato alcun aumento dei tassi di criminalità. 

L’asimmetria tra percezione e realtà nasce, con molta probabilità, dalla dialettica e retorica politica che, ogni giorno, contribuisce ad alzare l’asticella dell’intolleranza sempre più in alto. Sotto questo punto di vista, i media giocano un ruolo centralissimo: nelle modalità in cui si decide di raccontare una notizia.. Spesso la copertura dei casi di cronaca inserisce nei titoli delle notizie  nazionalità o origine di una persona rendendo questi dati, in realtà “superflui” parte principale della narrazione, alimentando la colpevolizzazione di chi è portatore di background migratorio,  in particolare quando si parla di un reato. Come ha osservato l’Associazione Carta di Roma, che è nata per attuare il protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazione, questo modo di riportare le notizie suggerisce che “la nazionalità di una persona è rilevante per spiegare le azioni del soggetto“ , favorendo inoltre l’associazione automatica nel lettore tra nazionalità e fatto criminoso. Possono sembrare degli accorgimenti quasi banali, ma impattano concretamente su quella che è la percezione quotidiana delle minoranze, incidendo sulle discriminazioni e le generalizzazioni.  

In linea di massima, giocano un ruolo importante nel legame tra migranti e criminalità anche le politiche pubbliche che vengono implementate e sostenute in un determinato ordinamento. Per questo, risulta fondamentale garantire uno status legale agli immigrati: se da una parte contribuisce a migliorare il livello di integrazione economico e sociale, dall’altra ha un impatto diretto sulla diminuzione dei comportamenti devianti. Al contrario, le politiche restrittive rendono più complesso per i migranti accedere al mercato del lavoro legale, esponendoli di fatto a forme di sfruttamento e attività illecite. La stabilità economica, in generale, rappresenta un vero e proprio deterrente per la criminalità. 

Nelle carceri italiane, la presenza migrante è nettamente superiore proporzionalmente rispetto a quella italiana: costituiscono circa il 30% del totale, a fronte di una presenza sulla popolazione residente di circa il 9%. Tuttavia, gli esperti osservano che questi numeri non sono legati ad una “naturale predisposizione al crimine”, ma ad una serie di fattori strutturali. Innanzitutto, come precedentemente osservato, la maggior parte dei detenuti stranieri proviene da contesti di emarginazione sociale e povertà, fattori che aumentano il coinvolgimento in attività illegali. Inoltre, a causa della mancanza di un lavoro regolare o di un’abitazione stabile, gli stranieri hanno maggiori difficoltà a ottenere misure alternative alla detenzione (come gli arresti domiciliari) rispetto ai detenuti italiani, scegliendo sempre più spesso la custodia cautelare. Da ultimo, ma non per importanza, gioca un ruolo importante anche la difesa legale: non disponendo delle risorse economiche adeguate, molti migranti sono costretti ad affidarsi ad un avvocato di ufficio, con tutte le conseguenze relative alla qualità e alla discontinuità del servizio.

In conclusione, continuare a sostenere una narrazione che associa automaticamente immigrazione e insicurezza significa alimentare paure ingiustificate e rafforzare stereotipi dannosi, senza contribuire in alcun modo alla risoluzione del problema. Per questo, per affrontare la criminalità in modo efficace è necessario superare letture semplicistiche e basarsi su dati e analisi più ampi. 

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