E ora Meloni abbracci l'Europa senza riserve - Partito Socialista Italiano

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di Stefano Amoroso

L’attacco senza precedenti di Trump nei confronti della Presidente del Consiglio Meloni, e di tutta l’Italia, avviene in un momento di estremo isolamento internazionale degli Stati Uniti d’America. In questo senso, e poiché ormai l’inquilino della Casa Bianca sembra essere rimasto con pochi sodali a livello internazionale (uno su tutti, Netanyahu) e sempre più disprezzato dalla maggioranza degli elettori americani, la Meloni ed il suo governo possono essere quasi contenti di essere stati pubblicamente scaricati da un Presidente ormai isolato, irascibile, sconfitto e perdente. L’anatema trumpiano è arrivato a mezzo intervista, tra un insulto al Papa (americano come lui, peraltro) ed un’immagine blasfema costruita con l’IA, nella quale Trump compare raffigurato nientepopodimeno che come Gesù Cristo. Onestamente, essere attaccati da un individuo del genere è quasi un punto d’onore. Non è dato sapere quale sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma che questo fosse colmo lo si era capito già da tempo. Il problema, con Trump, è che non si tratta di criticare questo o quell’atteggiamento, questa o quella politica che appare fuori misura, sopra le righe o addirittura dannosa. No: purtroppo è l’intera linea politica del Presidente Usa che appare dannosa per gli interessi degli Stati Uniti in primis, poi dell’Occidente ed infine del mondo intero. Infatti, Trump sta cercando di salvare l’economia emersa nella seconda metà del Novecento, dopo la Seconda Guerra Mondiale, basata su fonti energetiche fossili (una su tutte: il petrolio), finanza (simboleggiata dal dollaro e dai futures, ovvero i contratti finanziari basati sulle scommesse sul futuro) e tecnologia avanzata, resa possibile dalle terre rare e da computer sempre più potenti e veloci. Tutto questo sta ormai crollando, perché sono cambiati i fondamentali economici che hanno reso possibile il miracolo economico post-bellico, ma soprattutto perché è un sistema economico distruttivo per l’ambiente. In altre parole, è il pianeta che ci chiede di rallentare e cambiare, altrimenti saremo cancellati come umanità, senza alcuna distinzione di Paese o classe sociale di appartenenza. Il fatto che un ottantenne imbolsito (e forse anche con qualche problema di salute mentale, come ormai dicono in tanti) come Trump non lo abbia capito, è comprensibile. Ma non può sfuggire ad un’acuta ed intelligente cinquantenne, e madre di una bambina piccola, come la Meloni. La guerra in cui Trump si è andato ad impantanare, contro l’Iran, è l’emblema della miopia dell’uomo e dell’incapacità del sistema americano di fermarlo. Il paradosso è che, con il blocco dello stretto di Hormuz, che ormai è doppio (sia iraniano che statunitense), la crisi dei petrodollari viene fatta accelerare e deflagrare in tutta la sua nefasta potenza. Ma le conseguenze, per i due principali blocchi mondiali, Occidente ed Oriente, sono ben diverse. Infatti, da noi si trovano la grande finanza mondiale, un’economia fondata sui servizi e le tecnologie più avanzate. Solo due potenze occidentali sono ancora in buona parte manifatturiere, Italia e Germania. E, di questo passo, chissà per quanto. Quindi, un’impennata dei prezzi di gas e petrolio, attraverso le cinghie di trasmissione delle economie liberali avanzate, si ripercuote velocemente, e pesantemente, sul carrello della spesa dei cittadini. I quali, se dovranno impiegare una quota sempre maggiore di risorse per i beni di prima necessità e la casa, avranno sempre meno risparmi e minori risorse da investire in finanza. Di conseguenza, in Paesi altamente indebitati come i nostri, le banche erogheranno minori prestiti e ad un tasso molto più alto, accelerando la crisi delle imprese e dell’economia. Il risultato finale più probabile è quello di bassi investimenti, che generano stagnazione economica e crescita dei prezzi, che vuol dire inflazione. Esiste un nome, per questa mostruosa chimera: stagflazione. E, quando si abbatte su un’economia, lascia dietro di sé una lunga fila di fallimenti, alti tassi di disoccupazione, e povertà crescente. In Oriente, invece, le cose vanno molto diversamente. Poiché si tratta di Paesi in gran parte manifatturieri (a parte Singapore, Hong Kong e pochi altri) con un’età media generalmente molto più bassa della nostra, dove la finanza non ha un ruolo altrettanto centrale come in Occidente, e soprattutto, visto che sono Paesi in gran parte illiberali e statalisti, il Governo ha notevoli poteri d’intervento nell’economia. Inoltre, in generale, al di fuori delle capitali e di pochi altri grandi centri urbani, le condizioni di vita delle popolazioni nelle aree rurali è ancora molto semplice, basata su pochi bisogni essenziali, e quindi più resistente alle crisi finanziarie globali. Per questo mettere l’Iran in condizione di bloccare la navigazione marittima nello Stretto di Hormuz è stato, secondo un antico motto politico, peggio di un crimine: è stato un errore. È stato un bene che l’Italia abbia capito la situazione, anche se per ultimo tra tutti i grandi Paesi occidentali, ed abbia preso le distanze dal duo guerrafondaio di Netanyahu e Trump. Anche l’aver negato l’uso della base di Sigonella, dove si verificò il famoso caso internazionale che vide confrontarsi il Governo italiano, allora guidato da Bettino Craxi, e la Presidenza degli Usa, allora in mano a Ronald Reagan, ha fatto bene alla reputazione internazionale dell’Italia ed è stato un atto simbolico, ma anche concreto, che va nella giusta direzione. Il futuro dell’Occidente non può che risiedere nello sviluppo delle energie rinnovabili, nella promozione di nuove tecnologie sostenibili (anche perché le terre rare sono quasi tutte in mano alla Cina, quindi ci consegneremmo mani e piedi al Dragone) e nell’ideare un nuovo modello economico incentrato sull’economia circolare, il riciclo e la forte riduzione delle emissioni inquinanti. Il futuro che immaginiamo noi, per l’Europa (sperando che un domani siano gli Stati Uniti d’Europa) ed il mondo intero, a differenza di quello di Trump e Netanyahu, non passa per lo Stretto di Hormuz od i giacimenti di petrolio e gas. Ci vorranno tempo, impegno, e risorse, indubbiamente. Ma non abbiamo altra scelta. Speriamo che il prossimo inquilino della Casa Bianca (su quello attuale non c’è molto da sperare) se ne convinca e si unisca a noi in questa lotta per salvare sia le nostre economie che, soprattutto, la salute del Pianeta.

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