Marco Damilano, l'eredità di Francesco e l'alba di Leone XIV
Saggio, racconto, reportage: Noi siamo i tempi, il nuovo libro di Marco Damilano, è un'opera che sfugge alle rigide etichette editoriali, in cui la cronaca giornalistica cede il passo a una riflessione esistenziale profonda, definita dall'autore stesso come un "giornale dell’anima".
Attraverso interviste e testimonianze inedite, l'autore unisce l'inchiesta vaticana, l'analisi geopolitica e il grande reportage narrativo per ricostruire il progetto di due papi straordinari, entrambi venuti dalle Americhe, in un'epoca segnata da divisioni e conflitti.
Non è un caso che il libro arrivi sugli scaffali a un anno di distanza dai giorni che seguirono la morte di Papa Francesco, (21 aprile 2025), e l'elezione di Papa Leone XIV (8 maggio 2025). Marco Damilano parte proprio da questa soglia storica per tracciare un filo rosso tra i due pontefici e il loro progetto non solo geopolitico, ma profondamente culturale, espressione di un cattolicesimo delle "cose nuove", sempre in missione e in costante cammino.
Il progetto spirituale dei due pontefici raccontato da Marco Damilano
Partendo dai giorni che seguirono la morte di Papa Francesco, Damilano ricostruisce i retroscena del conclave in cui la scelta del Papa americano ha sparigliato le carte, rompendo gli schemi e le previsioni sui rapporti di forza che sembravano dover guidare la nomina della nuova guida della Chiesa. Si è così creato un ponte spirituale e geopolitico non solo tra due mondi, ma tra due pontefici profondamente legati da una visione comune.
Da una parte c'è l'eredità di Jorge Mario Bergoglio, il Papa argentino arrivato "dalla fine del mondo", che ha saputo leggere in anticipo la "terza Guerra Mondiale a pezzi"; dall'altra, l'avvento di una figura inaspettata, emersa da un "conclave meticcio" e globale: Robert Francis Prevost, il Papa agostiniano che sceglie il nome di Leone XIV. La sua elezione rappresenta un capovolgimento geopolitico epocale con cui la Chiesa completa il suo spostamento dall'Europa verso le Americhe e il sud del mondo.
Leone XIV non arretra di fronte all'eredità di Francesco; al contrario, ne rilancia le battaglie sociali facendo proprie le "Tre T" dei movimenti popolari (Tierra, Techo, Trabajo – terra, casa e lavoro) definite come "diritti sacri". Soprattutto, arriva a uno scontro frontale con l'amministrazione statunitense di Donald Trump, opponendosi apertamente alle deportazioni di massa e alla brutale retorica militarista.
Del resto, Prevost incarna anche fisicamente l'unione di due continenti: è il primo Papa nordamericano della storia (nato a Chicago), ma vanta decenni di esperienza come missionario e vescovo in Perù, tra i poveri e gli oppressi. Con la sua elezione, la Chiesa che sposta il proprio baricentro dalla vecchia Europa a un cattolicesimo globale, "meticcio", fondato sull'incontro tra le culture:
Prevost è diventato Papa provenendo da una diocesi peruviana. Incarna nella sua biografia l'opposto di un'idea egemonica degli Stati Uniti sul Sudamerica e sul mondo, l'idea degli Stati Unici come unica possibile identità occidentale.
Da Santa Marta alla Route 66: viaggio nell'America di Trump
L'indagine di Marco Damilano ci conduce lungo le Americhe: dai ricordi della Buenos Aires di Bergoglio fino ai sobborghi dell'Illinois in cui il nuovo Papa è nato e ha scoperto la fede, passando per la mitica Route 66 e i palazzoni di Chicago. Il viaggio culmina sulla frontiera americana, dove la Chiesa cattolica e i suoi pastori si battono in difesa dei migranti contro le dure politiche di Donald Trump.
Nel cuore di un Occidente lacerato dalla violenza politica e istituzionale, Noi siamo i tempi ci mostra una Chiesa che lotta contro i fondamentalismi per promuovere una pace "disarmata e disarmante".
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Tutti, tutti, tutti: un richiamo alla responsabilità collettiva
In Noi siamo i tempi Marco Damilano ci consegna l'immagine di un'umanità al bivio. Di fronte alle macerie di Gaza e dell'Ucraina, al dramma in Sudan, alle crisi democratiche e all'emergere dei fondamentalismi politici, il libro ci ricorda che la storia prende forma attraverso le nostre azioni. La Chiesa "disarmata e disarmante" raccontata in queste pagine ci sprona a non subire passivamente il presente e a superare il senso di impotenza.
In un tempo in cui i potenti ripetono ossessivamente slogan come "prima noi" e "prima i nostri", l'invito ostinato ad accogliere ogni persona — tutti, tutti, tutti — si rivela il messaggio più radicale ed evangelico possibile. Una voce che rischia di restare inascoltata, eppure continua a risuonare con forza.